Musatti: “Quel che i bambini dovrebbero sapere su Freud”

di Cesare Musatti, Il Lavoro, 25 maggio 1978 *

Sigmund Freud (si pronuncia Froid) era un medico nato nel 1856 e vissuto quasi sempre a Vienna. Si occupava di persone con certe malattie che si dicono nervose, e scoprì un metodo per curarle. Il metodo non consisteva nel prescrivere medicine, ma nello scoprire determinati pensieri che questi ammalati avevano dentro di sé. Erano strani pensieri: conservati nella mente, senza che gli stessi ammalati sapessero che c’erano. Che sia possibile avere dentro di sé idee e desideri, aspirazioni e timori, senza saperlo, sembra certamente assai curioso; e ai tempi di Freud molti non credevano a questa teoria. Essa permetteva di curare facendo ritrovare e ricordare queste cose dimenticate, ed eliminando in tal modo il loro effetto dannoso. Anche con i bambini il metodo poté essere applicato. Il primo bambino curato con questo sistema era il piccolo Hans. Senza alcuna ragione si spaventava di fronte a grossi cavalli da trasporto, anche se veduti soltanto da lontano; stava perciò tappato in casa per il terrore di incontrarli. La paura era dovuta a idee che Hans si era messo in mente quando era ancora molto piccino, e che aveva del tutto dimenticate. Quando Hans ritrovò, con l’aiuto del metodo di Freud, queste idee, ogni paura scomparve.
Molte fobie che spesso qualche bambino prova per animali inoffensivi, ma anche altre paure, come ad esempio quella del buio, hanno simile origine e possono essere curate con questo sistema, che si chiama psicoanalisi.

Il metodo si usa però, soprattutto, con persone adulte, tormentate da fissazioni, paure, incapacità di affrontare certi lavori, difficoltà a stare in mezzo alla gente, o a costituirsi una famiglia, oppure sofferenti per dolori in varie parti del corpo, senza che vi sia nulla di malato nel loro organismo.
Spesso, incidenti che passano inosservati, impressioni provate quando si era piccini, e poi dimenticate, preoccupazioni sentite in modo esagerato, ma a cui si è cercato di non pensare più, rimangono dentro di noi e provocano disturbi, che sembrano del tutto incomprensibili e privi di senso. Molte di queste impressioni nascoste in noi risalgono all’infanzia.
I grandi avevano una volta l’abitudine di raccontare un sacco di frottole ai loro figli, a proposito di problemi che interessano molto i bambini, e che gli adulti considerano argomenti proibiti. Ad esempio, di fronte alla curiosità infantile sulle diversità tra il corpo maschile e quello femminile, su come vengono al mondo i neonati, o su quel che fanno tra loro i genitori nel lettone, non venivano fornite spiegazioni chiare, anzi questi argomenti venivano circondati di mistero. Ne derivavano nei bambini angosce, fantasie del tutto lontane dalla realtà, e sentimenti di colpa per la propria persistente curiosità: anche queste impressioni, successivamente dimenticate, potevano essere causa di futuri disturbi.
Se oggi si è più franchi con i bambini, questo è dovuto in gran parte alla diffusione delle idee di Freud. Ma il suo merito principale è quello di avere scoperto come si possa vedere dentro di noi, anche le cose che in noi sono coperte e dimenticate. Per giungere a questo obiettivo, Freud e gli psicoanalisti che ne hanno seguito la lezione, osservano tutti i minimi gesti, il modo di comportarsi e di parlare, e anche i sogni che a ciascuno capita di fare durante la notte. E questo non perché i sogni annuncino direttamente qualche cosa che deve accadere, o che si deve temere (come credono i superstiziosi), ma perché attraverso i sogni si manifestano proprio quei pensieri segreti che sono in noi e di cui non sappiamo nulla.
La psicoanalisi è un metodo complicato e richiede molto studio per poter essere adoperato in maniera efficace e corretta; del resto non serve soltanto per curare le persone malate o disturbate, ma più in generale per comprendere meglio gli altri e il loro modo di agire. Perciò l’importanza dell’opera di Freud non riguarda soltanto la medicina, dell’uomo.
Sigmund Freud ora è famoso e ricordato con riconoscenza, ma durante la sua vita subì molte persecuzioni, come accade spesso a coloro che annunciano al mondo idee nuove; inoltre, in quanto ebreo, era mal visto da certa gente stupida e cattiva, che giudica le persone non per il loro valore, ma per la loro diversa razza o religione. Quando le armate tedesche dei nazisti occuparono nel 1938 l’Austria, poco prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, Freud fu costretto a lasciare Vienna e a rifugiarsi a Londra, dove morì nel 1939.

http://archivio.eddyburg.it/article/articleview/6542/0/172/

Testo apparso su Il manifesto, il 4 maggio 2006, e ripreso da eddyburg.it il giorno dopo. 

One thought on “Musatti: “Quel che i bambini dovrebbero sapere su Freud”

  1. MAURO PASTORE ha detto:

    Questo riportato qui sopra è un ritratto professionale senza essere un ritratto psicologico. Ovviamente in esso non appaiono le sconsideratezze che impedirono a Freud di fare il medico con continuità, inoltre non se ne mitizza la carriera di studioso e descrivendola soltanto coi modi più adatti per l’ambiente più interessato ad essa. Il discorso è abbastanza semplice perché gli adulti siano intermediari coi piccoli; infatti resta uno scritto con funzione indiretta. Benché destinata ai bambini, la spiegazione è utile anche per gli adulti vittime o protagonisti di esagerazioni, imprecisioni o errori, in quanto la vera attività di successo di Sigmund Freud non ne fu altra. Certamente per tutte le esigenze degli adulti questo scritto di Cesare Musatti non è del tutto sufficiente perché non espone nulla di rigorosamente definito. Uno scritto intelligente ed utile, nel quale si lascia intendere un esempio di semplice metodo psicoterapeutico basato sulla teoria della psichiatria tramite un sistema psicoanalitico, cioè di osservazione rigorosa, peraltro dando precisa idea che Freud, che tale esempio praticamente ed efficacemente dava senza alcun uso di alcuna specializzazione, si era provvisto solo di approccio psicoanalitico ed era del tutto sprovvisto del metodo scientifico della psicoanalisi, di cui non fu mai autore né autorevole applicatore. Difatti Sigmund Freud era specializzato in neurologia ma aveva esercitato e con successo la medicina quale generico soltanto ed agendo a sèguito dei primi altrui interessamenti specialistici e successi determinati di altri medici cioè psichiatri svizzeri. Infatti secondo conoscenze scientifiche esisteva già in Svizzera una psicoterapia professionale, da questi luoghi diffondendosi altrove e incontrando diffidenze oltre che interessi in Francia ed Austria specialmente. In Austria soprattutto ma pure altrove le prime pubblicazioni di Sigmund Freud erano usate per mostrare ai colleghi neurologi la inutilità della neurologia alla medicina per le malattie mentali. Freud stesso prima del lavoro svolto per esse era stato, da chi competente, smentito e prima suo malgrado nelle proprie ambizioni di applicare la neurologia alle malattie mentali e a dire il vero dopo molta successiva benemerita attività aveva anche tentato applicazioni dirette della neurologia alla salute mentale, ignaro e poi volontariamente ignorante degli altrui studi scientifici e medici già pur in tal àmbito prodotti e delle relative pratiche mediche di successo già ed ancora in atto; tanto che non continuò più carriera medica anche perché negli ambienti dove si era trasferito la medicina non aveva bisogno della neurologia che Freud stesso conosceva, in quegli anni negli ultimi sviluppi vòlta ad uso di farmacologia, superfluo o troppo rozzo in Gran Bretagna dove S. Freud si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni naziste. Da questi luoghi la cronaca della sua morte avvenuta a sèguito di un cancro e dopo autonomi usi smodati ed inadeguati, sconsigliati dai suoi medici, di morfina, di cui già prima della malattia era diventato imprudente e curioso frequente saggiatore. In passato era stato consumatore occasionale di cocaina quindi per un lungo periodo cocainomane e quindi a lungo tossicodipendente si era fatto aiutare da specialisti e con successo per riscattarsene ma psicologicamente passivo beneficiario e poi restando in incomprensione mentale circa effetti e peculiarità e rischi della sostanza, della quale da giovane aveva tentato descrizione ma con studio del tutto inadeguato e alle prese con la quale aveva anche fatto morire involontariamente un suo paziente suo emulo non volontario. In Gran Bretagna dove poi trasferito Freud da autorità giudiziaria ricevette obbligo di sospensione dall’esercizio professionale della medicina e mai riottenendone. La cronaca della sua agonia fu diversa da quanto spesso favoleggiato in ambienti incompetenti o disinformati: era assai incapace di evitare troppe distrazioni; spaventato ed impegnato in pensieri inutili; ostile agli ambienti sanitari, poi del tutto incapace di essere ancora civile; tanto che molti stentarono a credere che fosse stato proprio lui a morire. Chi lo assistette ne rimase spossato ed indignato. (Le informazioni più autorevoli e maggiormente chiarificanti sulla vita di Freud furono diffuse grazie ad opera della sua figlia Anna ed in virtù di suoi stessi racconti, però assai più vasti di quanto se ne possa dedurre da quanto io ho scritto qui).
    MAURO PASTORE

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