Freud e le lettere che scottano (1985)

di Romano Giachetti, repubblica.it, 13 agosto 1985

La vicenda Freud-Masson giunge alla conclusione (a parte una marginale coda legale) con l’attesa pubblicazione di The Complete Letters of Sigmund Freud to Wilhelm Fliess: 1887-1904 (Harvard University Press, pagg. 505, dollari 25). Ma è, finora, come una bomba che non esplode. Masson, da un lato della montagna, grida che ora le prove dell’opportunistico abbandono della teoria della seduzione da parte di Freud ci sono. La comunità psicoanalitica, dall’altro lato della montagna, tace, consapevole che il silenzio è l’arma più efficace. E la montagna, Freud stesso, rimane dov’era. Chi ha seguito, su queste pagine, l’annosa guerra tra Jeffrey Moussaieff Masson da una parte e (quasi) tutti gli altri psicoanalisti dall’altra, sa che l’avvio fu dato dal New York Times e dal nostro giornale nel 1981, quando resero noto l’intervento di Masson a una seduta semisegreta della Western New England Psychoanalytic Society, intervento con cui l’ allora pupillo di Anna Freud metteva la psicoanalisi di fronte alla non invidiabile eventualità di dover sconfessare se stessa. Se Freud, come dimostravano (secondo Masson) alcune lettere all’amico Fliess mai pubblicate, aveva costruito la psicoanalisi, complesso di Edipo e tutto, su una premessa volutamente errata, l’ intera struttura di questa “scienza”, per amor di verità, andava distrutta. Mancavano solo le lettere di Freud a Fliess, quelle non incluse o incluse parzialmente (censurate da Anna Freud e da Ernst Kris) in precedenti pubblicazioni, compresa Origine della psicoanalisi.

Ora quelle lettere ci sono. Masson, come qualcuno ricorderà, da erede dell’establishment psicoanalitico (lo avevano designato alla più alta carica K.R. Eissler e la stessa Anna Freud) è diventato il reprobo; lo hanno isolato; lo hanno attaccato (Janet Malcolm con In the Freud Archives) sul piano personale; lo hanno messo in ridicolo come studioso (in modo curiosamente non dissimile da quello che fu usato nel 1896 dalla Società di psicoanalisi viennese contro Freud, quando questi osò “disturbare il sonno del mondo” avanzando la sua teoria della seduzione). Masson ha reagito pubblicando Assalto alla verità, uscito l’ anno scorso, ma andando ancora a sbattere contro il solito muro del silenzio. Masson, che incontro nella sua casa di Berkeley, mi dice: “E’ qualcosa che assomiglia a un incubo. Prima dicevo: vi darò le prove. Ora le prove le ho date, le lettere di Freud sono lì, stampate, a disposizione di tutti. Ma cosa è successo? Silenzio, quasi nessuno ne parla. Quei pochi che ne parlano dimostrano di non averle lette, e la verità è lì, in quelle pagine: una verità storica che l’ omertà respinge nel limbo del nulla. Cosa devo fare? Non voglio rivincite. Ho solo la soddisfazione di aver fatto ciò che ritenevo andasse fatto. Ci ho rimesso fama e denaro, e mi danno dell’opportunista!”. Nessuno mostra di capire cosa può aver spinto Masson a “rovinarsi la carriera”. “E’ come se un candidato al papato dichiarasse infondata la divinità di Gesù”, replica lui. “La carriera è più importante della verità.

Come Freud finì col formulare una scienza che non minacciava l’ordine sociale, abbandonando quella che lo avrebbe minacciato, così l’establishment psicoanalitico di oggi preferisce pensare che la verità sia un’altra”. Mentre tutti plaudono al rigore, alla precisione, al disinteresse polemico con cui Masson presenta e commenta ampiamente l’epistolario di Freud, senza mai tirare in causa il conflitto delle due teorie freudiane, le lettere – una volta lette – confermano quanto Masson è andato dicendo. Specialmente due missive di Freud all’amico Fliess, quella del 12 e quella del 22 dicembre 1897, nei passi inediti, dimostrano che Freud – anche dopo aver costruito la teoria della fantasia come base della nevrosi – credeva ancora all’ipotesi della realtà. Nella prima lettera Freud afferma che la sua fiducia “nella eziologia del padre (la teoria basata sulle violenze sessuali sofferte da parte del padre nell’infanzia, e ricordate in età adulta dalla paziente, n.d.r. ), è aumentata enormemente”, e fa riferimento a un caso specifico. Nella seconda descrive addirittura l’allucinante evocazione di un “sopruso anale” che una donna subisce a opera del marito, quello stesso che aveva approfittato della figlia, (ora paziente di Freud) quando lei non aveva che due anni. Nel 1897 Freud credeva ancora alla teoria della seduzione reale. Nelle 129 lettere inedite (su un totale di 270) il tema del passaggio dal reale alla fantasia ricorre poche volte, ma ricorre quel tanto che basta per dare valore alla “dissacrazione” di Masson, il quale però dice: “Io non ho dissacrato che il velo di complicità che copre il periodo più tormentato della vita di Freud. Non dico né che Freud cedesse a un’ipotesi dichiaratamente falsa per tener buoni i colleghi psichiatri (anche se un’ ipotesi simile non è campata in aria), né che la psicoanalisi sia da respingere totalmente. Dico solo che il risultato fu di nascondere un aspetto della società del tempo (non molto diversa da quella di oggi), e che Freud fu attratto e insieme respinto fino alla fine dalla possibilità della seduzione reale”. I pochi che hanno seguito attentamente la “crociata” di Masson (Charles Rycroft tra questi) concludono che non esistono ancora le prove che Freud “non rinunciasse in realtà alla teoria della seduzione, fingendo di averlo fatto e tradendo così la psicoanalisi”. Rycroft aggiunge: “Non c’è altro da discutere”. Chi vince, dunque, in questa disputa? Non vince la psicoanalisi “ufficiale”, perché rifiuta il dibattito. E non vince Masson, a cui nessuno dà ascolto. Masson ha subito un tracollo personale (chiede 10 milioni di dollari di danni alla Malcolm e all’editore Knopf). Gli resta il conforto che quando parla del coraggio iniziale di Freud (“Freud capì di essersi fatto tutti nemici”, “L’eventualità di ricevere l’ ostracismo dalla professione medica era insignificante rispetto alla consapevolezza di avere scoperto un’ importante verità”, “Sono isolato: si sono passata parola di abbandonarmi, e intorno a me si sta formando il vuoto”) potrebbe parlare di se stesso. I nevrotici continuano a essere curati come se raccontassero fantasie, e Freud – se potesse vedere – scuoterebbe ancora la testa, dilaniato dal dubbio.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/08/13/freud-le-lettere-che-scottano.html?ref=search

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