CARO SIGMUND, I TUOI FIGLI HANNO PRODOTTO DEVIANZE (1986)

Psicoanalisti, lo stato di salute di una scienza molto chiacchierata

di Gianni Tibaldi, Il Sole 24 Ore, 8 giugno 1986

Di fronte ad un’opera come quella di Silvia Vegetti Finzi («Storia della psicoanalisi») cosi’ dotata dei pregi della chiarezza e della sintesi, e’ difficile sfogare il gusto di una critica un po’ … impertinente che, per esempio, annoti le «dimenticanze» importanti: Thomas French, fondatore con Franz Alexander, della «Scuola di Chicago», Charles Baudouin, grande allievo di Freud e di Jung e massimo esponente della «psicoanalisi dell’arte», Felix Deutsch, Edmund Bergler (fra i nomi che immediatamente colpiscono assenza»).
In realta’ , per rendere ancor piu’ apprezzabile l’ impegno dell’autrice, avremmo preferito un titolo diverso, che meno facilmente inducesse nella tentazione di intendere per «storia» un «compendio» di accadimenti o di enunciati e per storia della psicoanalisi, quindi, la «storia di un movimento» piuttosto che la «storia di un’idea».
Appare utile sottolineare, in particolare, i rischi di questa seconda identificazione proprio in un momento «storico» della psicoanalisi che vede possibili gli effetti negativi della crisi del «movimento» sull’idea e che sconta le conseguenze di un’eccessiva attenzione ai problemi della «istituzione» rispetto a quelli della «dottrina».
Quando i cultori di una dottrina si preoccupano eccessivamente delle questioni di legittimita’ o di ortodossia non ne favoriscono evidentemente un fortunato sviluppo: al contrario promuovono (come mostrano le cronache recenti) la devianza espressa nei termini meno ideologici e piu’ penalistici».
Anche il dibattito (molto attivo negli anni passati) sulla scientificita’ della psicoanalisi, aveva caratteri di astrattezza e
di infecondita’. Condotto, spesso, dai non specialisti (che sono i «filosofi della scienza») e, cioe’, dagli stessi psicoanalisti o dagli psicologi, con il risultato di rivelarsi impreciso e incolto: come quando, nella difesa o nell’accusa, comparivano i termini di un positivismo o di uno sperimentalismo che appartengono alla «archeologia» del pensiero scientifico e filosofico.
Un altro dibattito fecondatore di devianze e’ stato quello intorno al luogo della scienza o della fede da assegnare alla psicoanalisi. Se le viene assegnato il «luogo della fede» si apre, inevitabilmente, il discorso sull’ortodossia; se le viene, invece, assegnato il «luogo della scienza» si apre il discorso sulla progressivita’ .
Ma ancor piu’ infecondo (e mortificante) il dibattito, purtroppo attuale, sui temi della legalita’ . Sono stati spesi anni ed energie preziosi per stabilire chi potesse definirsi legittimamente «analista» e quali potevano essere le «vie legali» per esercitare o apprendere la psicoanalisi. Ci fu un momento nel quale parve che la Legge (quella dello Stato) potesse attribuire alla ortodossa» qualche privilegio (per esempio assegnando «in esclusiva» ad alcune Scuole il diritto di «consacrare» terapeuti): in quel momento gli alfieri dell’ ortodossia si fecero fautori della Legge.
Poi quando il «vento legislativo» cambio’ ed il progetto di Legge sulla psicoterapia (quello attualmente all’esame del Parlamento) si sposto’ a favore delle scuole universitarie, la stessa ortodossia divenne, allora, avversaria di ogni volonta’ legiferante. Anche questa e’ «storia della psicoanalisi».
Una storia che sembra dimenticare l’ essenza e le motivazioni piu’ autentiche di Sigmund Freud che, padre della psicoanalisi ne e’ probabilmente il piu’ ortodosso rappresentante… Il «legalitarismo» uccide sia la fede che la scienza: non ha sicuramente fatto del bene neppure alla psicoanalisi. Se consideriamo la psicoanalisi una dottrina non possiamo dimenticare, per rispettarne l’autenticita’, che il suo fondatore ne ha affermato il carattere rivoluzionario, innovativo, anticonformista, libertario: non possiamo dimenticare che un certo tratto deviante ne ha condizionato (e non soltanto nella Vienna borghese ma anche nella Germania nazista e nella Russia sovietica) la debolezza politica proprio, nei momenti di maggiore vivacita’ creativa.
Fare la «storia della psicoanalisi» o, meglio, osservare la psicoanalisi all’interno della storia vuol dire, oggi, riconoscerla come un punto di partenza e non come un punto di arrivo. Significa rispettare la sua necessita’ di integrazione con il mondo delle conoscenze (biologiche, fisiche, antropologiche, etc.) che si e’ aperto e si continua ad aprire agli occhi dell’ Uomo. Significa, soprattutto, intenderla non come una porzione (settariamente privilegiata o disprezzata) della psicologia ma come uno degli infiniti momenti di crescita della psicologia: scienza, cultura e realta’.

Silvia Vegetti Finzi, «Storia della psicoanalisi», Milano 1986, Mondadori, pagg. 444, L. 22.000.

http://www.archiviodomenica.ilsole24ore.com/#/showdoc/23651817/psicoanalisi?ref=pullSearch

 

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