Galimberti: “La segreta follia che è in noi” (1987)

Prima della scoperta di Freud l’ambiguità trasgressiva del sacro veniva espressa dalla mitologia

di Umberto Galimberti, Il Sole 24 Ore, 11 ottobre 1987

Non c’è nessun mistero nel fondo oscuro di quell’abisso che, guardato dal punto di vista della ragione, siamo soliti chiamare irrazionale. Il mistero, semmai, è da cercare nella capacità della ragione di reggere alle forze contrastanti che la sottendono. Forze terribili perché prive di regole, perché insorgenti con la potenza incontenibile del vulcano che scaraventa il suo fuoco sotterraneo verso il cielo perché non si dimentichi che l’ordine della terra ha la durata di un giorno.
Questo ricorda Dioniso a Penteo, il sovrano di Tebe, che vede crollare il palazzo mentre sua madre, agitando il tirso, lo fa a brandelli dopo averlo scambiato per un leone. Anche Tiresia, il sacerdote di Tebe, era al seguito di Dioniso, anche il vecchio Cadmo, padre di Penteo, mentre le Baccanti, sul monte Citerone, infuriavano entusiaste, perché abitate dal Dio (En-theos).
Abbiamo dimenticato troppo presto il mistero di Dio, oppure l’abbiamo edulcorato nella versione del Padre. Dio, ce lo ricorda Eraclito, «è giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace, sazietà e fame. E muta come il fuoco quando si mischia a fumi odorosi, prendendo di volta in volta il loro aroma».
A questa indistinzione di Dio, a questa sua incapacità di riconoscere le differenze che la ragione umana faticosamente guadagna, a questa tendenza ad abolirle con un atto violento, la psicologia, ultimo tentativo di controllo dell’irrazionale, ha dato il nome di inconscio. La scoperta di Freud è nominalistica. Gli uomini hanno sempre conosciuto l’inconscio sotto la specie del divino e del sacro. L’hanno temuto, l’hanno tenuto lontano, l’hanno gettato fuori dalla città. Maledetto nella comunità degli uomini, il sacro, con tutto il suo corredo di trasgressioni divine, di pratiche sessuali proibite, di forme, di violenza e di brutalità, che ogni mitologia ospita senza vergogna e senza ritegno, diventa benedetto quando è trasferito all’esterno. Con questa espulsione l’uomo è strappato alla sua violenza che, divinizzata, è posta al di là dell’uomo come entità separata, come cosa che riguarda gli Dei.

Segue qui:

http://www.archiviodomenica.ilsole24ore.com/#/showdoc/23572685/?ref=browsemagazine

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