L’INTRANSIGENTE CUSTODE DI FREUD PRONTO AL SORRISO (1990)

di Luciana Sica, repubblica.it, 24 marzo 1990

A dispetto dei novantun anni, la sua morte fu accolta con dolorosa sorpresa, forse per quella lunga vecchiaia di scanzonata fanciullezza. Stroncato da una crisi cardiaca, Cesare Musatti moriva nel pomeriggio del 20 marzo di un anno fa. E oggi, a Padova, si chiude un importante convegno in suo onore. In questo clima, inevitabilmente celebrativo, è troppo presto per un ritratto poco emotivo del padre della psicoanalisi italiana? Io ho un ricordo molto bello di Musatti, un uomo di grandissima intelligenza, con una formazione scientifica seria e uno straordinario senso dell’humour. Tutt’altro che distaccato è l’esordio di Ignacio Matte Blanco, analista didatta della Spi (la Società psicoanalitica italiana), una delle più celebri personalità della cultura freudiana a livello internazionale. Cileno, inglese di formazione, Matte Blanco non ha avuto con Musatti un rapporto d’ intimità: La prima volta lo chiamai al telefono, in un viaggio in Italia, negli anni Quaranta. Non ci siamo visti tante volte, ma ho sempre avuto per lui grande stima e ammirazione. Non sono in grado di giudicare, da esperto, i suoi importanti contributi alla psicologia sperimentale. Posso tuttavia affermare che alcune di queste ricerche portano a comprensioni più profonde della psicoanalisi.
Le ricerche di psicologia sperimentale. Un aspetto meno conosciuto del Freud italiano, l’autore del Trattato di psicoanalisi, quella esposizione rigorosa del pensiero freudiano su cui si è formata tutta la scuola italiana. Non a caso, più tardi, Boringhieri affidò a Musatti la traduzione dell’opera omnia di Freud in dodici volumi, un incarico svolto con grande sapienza. La notorietà esplode invece per il grande pubblico quando ormai Musatti non lavora più in senso strettamente scientifico e si offre ai media con dichiarata e compiaciuta vanità. Ma quelle ricerche, in campo percettologico, restano preziose. Enzo Funari, docente di Psicologia a Milano, membro ordinario della Spi: in questo campo Musatti affronta una serie di problemi come lo strutturarsi dell’esperienza della spazialità e dell’oggetto o la percezione dei colori. I suoi riferimenti sono la tradizione empiristica classica, la Scuola di Graz e la Ghestalttheorie, tutti riferimenti mediati ed elaborati in forma personalissima. Funari è stato uno dei relatori al convegno di Padova su Musatti. Come Mauro Mancia, anche lui membro ordinario della Spi, direttore di uno degli Istituti di fisiologia umana a Milano: spesso sono stato vittima degli strali di Musatti, ad esempio per certe esperienze neurofisiologiche sul sonno Rem. Le sue idee non coincidevano affatto con le mie e ogni occasione era buona per polemizzare. Ma alla fine Musatti aveva sempre uno scarto d’ironia, che metteva in scacco l’ interlocutore. Non si poteva non volergli bene.
Intransigente custode di Freud, qualche volta Musatti appariva insopportabilmente settario. Ad esempio con Jung, il grande eretico. Un poeta fascinoso piuttosto che un uomo di scienza: così ripeteva nelle interviste. Lo pensava davvero? Per Aldo Carotenuto, celebre psicoanalista junghiano, era soltanto una boutade: Musatti mi disse di non avere alcuna preclusione culturale nei confronti di Jung. In qualche caso non esitò a suggerire un’analisi junghiana a pazienti per i quali gli sembrava più adatta, come ad Adriano Olivetti. Difficile strappare anche soltanto una riserva critica nei confronti del Grande Vecchio della psicoanalisi. E rileggendo gli articoli su Musatti degli ultimi anni si ricava un’impressione strana: i giornalisti sembrano preda di un incantesimo. Forse l’ unica eccezione è quella di Enrico Filippini, che gli preferiva mille volte l’anti-attore Emilio Servadio, e non esitava a scrivere con trasgressiva impertinenza: Se quello è uno psicoanalista, io sono un tram.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/03/24/intransigente-custode-di-freud-pronto-al.html?ref=search

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