NOI, INDEGNI NIPOTINI DEL MARCHESE (1990)

di Luciana Sica, repubblica.it, 21 luglio 1990

Che l’opera di Sade anticipi Freud, anche solo riguardo al catalogo delle perversioni, è un’ idiozia…. Così ha scritto, in un suo saggio, Jacques Lacan. Lei è d’accordo, professor Abraham?
Sì. Sade non annuncia Freud, come neppure Nietzsche… Credo che lo stesso Freud sia stato soprattutto un filosofo. Un filosofo mancato, disperatamente pessimista, influenzato da Schopenhauer e quindi dal pensiero orientale. Se oggi Freud bussasse alla porta della scienza, probabilmente non gli aprirebbero.

Sembra di sentir parlare un Adolf Grunbaum, insomma un accanito demolitore dei pilastri su cui si regge l’edificio della psicoanalisi.
Ma nient’ affatto! Sono un analista di scuola freudiana, io. Né un non psicoanalista né, tanto meno, un antipsicoanalista. Freud però era come dire un bel po’ sfacciato, oltre che geniale. Ha scoperto tutto della sessualità infantile, senza avere mai avuto un bambino in cura. Anche quella del piccolo Hans non è stata una terapia di prima mano….

Il sadico, eterno bambino Professor Abraham, chiedo scusa: la nostra intervista non è sulla scientificità di Freud, ma sul sadismo inserito nella costellazione delle perversioni sessuali.
D’accordo. Ma la premessa, mi creda, era necessaria. Perché, nonostante tutto, il pensiero di Freud sulle manifestazioni sadomasochiste è comunque il più coerente, il meno banale. Esiste ci dice Freud un peccato originale psicobiologico che è la nevrosi infantile. Il bambino è un perverso polimorfo: pulsioni ed elementi della sua sessualità sono i più disparati, sparpagliati come i tasselli impazziti di un mosaico. L’ adulto normale esce da questa fase perversa e organizza la sua sessualità secondo un ordine, che in Freud è quello eterosessuale e prevalentemente genitale…. Un ordine che il sadico aborrisce.

Perché?
Come del resto tutti i perversi, il sadico è un eterno bambino, inchiodato alla fase orale della sessualità, nella piena confusione della sua identità e di quella dell’ Altro. Ha scelto uno dei tanti giocattoli sessuali a disposizione, una delle tante possibili perversioni, e ne ha fatto una specie di assoluto. In questo caso, è l’ erotizzazione del dolore. Noi siamo dei, dice Saint-Fond, uno degli eroi di Sade. Dei che rivendicano la felicità nel male, la crudeltà luciferina. Per dirla con una psicoanalista francese, Janine Chasseguet-Smirgel, il sadico realizza il desiderio umano di screditare il potere del Padre-creatore e di restaurare simbolicamente il caos.

La convince quest’ impostazione?
Sì. Il sadico si mette al posto di Dio e, attraverso un processo distruttivo, diventa il creatore di una nuova realtà. Realizza un delirio di onnipotenza: trasforma il dolore in piacere, come il re Mida muta lo sterco in oro.

Lei di sadici ne ha conosciuti molti?
Oh, sì…. E come sono? Non hanno niente di particolare, almeno all’ apparenza. Sono operai, impiegati, professori universitari… Ne ho visti tanti!.

Vengono da lei per farsi curare e lei l’invita a sdraiarsi sul lettino?
Ma no! Il sadico non è un nevrotico, è semmai uno psicotico con un suo particolare delirio. Non cerca aiuto. E’ un perverso, innamorato della sua perversione, che non ha nessuna voglia di cambiare. In questi casi, il lettino freudiano è inutilizzabile: la terapia psicoanalitica è troppo lunga, costosa, oltre a non garantire nessun risultato. Il sadico non vuole cambiare.

Come mai, allora, lei ne ha conosciuti tanti?
Perché ne arrivano tanti nel mio studio. Mai soli però. Sempre con le loro compagne che, per motivi diversi, sono in crisi e minacciano di dissolvere il paradiso sadomasochista. E’ molto fedele, il sadico, e sopporta malissimo la rottura del legame. Non è tanto l’ eventuale abbandono della partner a terrorizzarlo, quanto la minaccia che la ritualità sessuale, sacralizzata, segnata da una ripetitività sconcertante, da un’assoluta mancanza di fantasia, possa mutare. Al terapeuta inconsciamente chiede sostegno, quasi complicità, perché la sua messa sessuale possa essere celebrata ancora, con gli stessi identici passaggi. Il sadico, come tutti i perversi del resto, è molto vigoroso sessualmente ma, se le cose non si svolgono secondo il suo schema assolutamente rigido e preordinato, diventa fragile, non garantisce più nulla…. Siate perversi, prego!

In una coppia sadomasochista, presumibilmente caratterizzata da una perfetta simmetria della perversione, quali problemi insorgono?
Se la donna è una vera masochista, non c’ è nessun problema, almeno dal punto di vista sessuale. La coppia sadomasochista ufficiale mi consulta perché c’ è qualcos’ altro che non va, perché la loro felicità erotica è minacciata dai dissapori più banali. Ma ci sono casi diversi….

Quale, per esempio?
Il caso più comune è quello in cui la partner non è una vera masochista ma una donna direi molto erotizzata. Ama fare l’ amore in modo un po’ particolare. Magari legata sul letto (è un desiderio femminile molto, molto diffuso), le piace sentirsi soggiogata, umiliata, e insomma chiede al proprio compagno una prestazione forte. Lui è d’accordo, naturalmente, ma si rivela incline alla monotonia. Lei vorrebbe qualcosa di diverso, lui no. E’ pur sempre un sadico, che pretende sempre lo stesso cerimoniale, con frasi e atteggiamenti identici. Lei si annoia, non ne ha più voglia, le manca il gusto della sorpresa.

Non capita mai invece che la donna metta in crisi il suo compagno sadico con un’ improvvisa richiesta di ordinarie tenerezze sessuali?
Capita spesso. In quel caso però la donna ha soprattutto giocato a fare la masochista, non è una masochista vera. La rottura, allora, diventa quasi inevitabile. Il sadico è l’antitenero per definizione, è troppo schematico e povero di fantasia per conoscere la dolcezza sessuale.

Ma lei il sadico come lo cura?
Curare un sadico non vuol dire guarirlo, ma attenuarne il lato perverso, contenendolo entro una soglia che impedisca degenerazioni criminali. Io provo a stimolare, ad arricchire la fantasia del sadico, a renderlo capace di un’ elaborazione che rompa l’ automatismo tra il suo schema immaginario e il passaggio all’ atto. E poi esistono altri approcci, di tipo neurovegetativo, tenendo conto che il sadico è colpito da una terribile ottusità sensitiva. E’ come un sordo che, per ascoltare la sua voce, è costretto a gridare. Le faccio un esempio, anche con il rischio della banalità. Se la compagna del sadico non è una vera masochista, le si può suggerire una stimolazione corporea del suo partner, che possa in qualche modo risvegliare delle sensazioni erotiche più normali. A volte si raggiunge qualche risultato….

Professor Abraham, sembra di capire che lei non è portato a demonizzare in assoluto le perversioni. Parafrasando il titolo di un saggio di Simone de Beauvoir, bisogna bruciare Sade oppure no?
Direi proprio di no. In base alla mia lunga esperienza di sessuologo, posso dirle che, entro una certa soglia, le perversioni sessuali non sono soltanto tollerabili, ma anche augurabili. Tutti siamo potenzialmente perversi, grazie a Dio!

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/07/21/noi-indegni-nipotini-del-marchese.html?ref=search

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One thought on “NOI, INDEGNI NIPOTINI DEL MARCHESE (1990)

  1. Daniele Scrobogna ha detto:

    “Tutti siamo potenzialmente perversi, grazie a Dio!”. Poteva darsi soluzione migliore?

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