Il dottor Freud e l’orda selvaggia (1992)

di Enzo Siciliano, corriere.it, 20 maggio 1992

Ottanta anni fa, 1912: il 15 maggio Freud leggeva alla Società psicoanalitica di Vienna Il tabù e l’ambivalenza emotiva, il secondo saggio del volume che l’anno appresso avrebbe pubblicato con il titolo Totem e tabù. Totem e tabù è composto di quattro testi, dedicati alla religione, e al formarsi di quei valori o briglie o limitazioni che presiederebbero alla formazione della società umana. Un’indagine antropologica o di psicoanalisi della storia? Freud si avvicina ai problemi della storia, o della sua origine intendendo la storia come il viluppo di quei comportamenti, anche conflittuali, che registrano costanti nella vita dei popoli, osservandoli nelle società primitive. E la società primitiva gli appare come il teatro dove, con mossa imperiosa e oggettivante, l’uomo ha recitato una serie di scene primarie, che poi hanno lasciato tracce, forse come memoria traumatica, nell’inconscio individuale. Quali scene? Diciamo alcune scene derivate da una sola, quella che per Freud spiega ogni cosa, ogni cosa dei traumi nevrotici. Dunque, quale scena? Tutto si chiarisce attraverso il primo dei saggi di Totem e tabù, limpidissimo, intitolato L’orrore dell’incesto. La società nasce dai divieti posti intorno all’incesto, divieti che impediscono ai membri di una famiglia di giacersi con la propria madre e con tutte le donne che della famiglia fanno parte. Di qui una serie di cerimonie che ribadiscono quell’impedimento, e aprono sentieri alla formazione di altre famiglie, famiglie che, proprio in base di quegli impedimenti, si troveranno in particolari relazioni fra loro. La violazione del tabù produce impurità e contagio: comporta quindi l’uccisione del trasgressore.
È l’ultimo giorno dell’anno 1909, Freud dice a Otto Rank di aver riflettuto sul significato della religione: “La sua radice più profonda sta nella infantile impotenza dell’umanità”. In quella riflessione si annida l’idea germinale di Totem e tabù, l’idea che la religione, come insieme di divieti, e di sublimazione degli stessi, insorga nell’animo dell’uomo per una torsione nevrotica, una torsione che resiste al tempo e quasi ci trattiene, cordone ombelicale stipato di rimosse tragedie all’origine della specie. Freud scrive nel suo saggio che l’analista “conosce persone che si sono create individualmente analoghi divieti e tabù, ai quali si adeguano con lo stesso rigore con cui i selvaggi rispettano i tabù comuni alla propria tribù”.
Certo, la morale, la religione appaiono, a noi uomini civilizzati, nella loro purezza sublimata, oggetti distanti, intrisi di un’algida sacralità: nella loro distanza, però, Freud suggerisce, non potranno mai esserlo tanto da sottrarsi all’animo dell’uomo e alla sua storia. La spiritualità non è negazione dell’origine: al contrario, l’origine ne è il potenziamento o l’inveramento. Qualche anno dopo un filosofo italiano, Giovanni Gentile, avrebbe scritto con chiarezza: “Non c’è Dio, per sublime e celeste che ci si sforzi di concepirlo, il quale, a poter stare così in alto, al di sopra dell’uomo, non abbia bisogno della stessa coscienza religiosa dell’uomo capace di concepirlo cosìaltamente”. Alla radice di quella coscienza c’è, per Freud, il delirio dell’orda, un delitto e la morte.
Non sono quel delitto, quella morte, e il conseguente bisogno di rinascita e vita, a essere stati rappresentati da Sofocle in Edipo re e in Edipo a Colono? Si dice che Freud sia stato portato alla riflessione sulla religione dal difficile rapporto con Jung. Jung avrebbe stampato proprio nel 1912 il suo Trasformazioni e simboli della libido, il gran libro sulla psicologia della religione. Con esso avrebbe consumato il proprio distacco dal maestro. Freud avrebbe visto in Jung l’allievo nemico, colui che proditoriamente reintroduceva la mistica nella psicologia, una mistica dell’origine (l’inconscio collettivo), contro l’accanita necessità freudiana dell’osservazione lenticolare, clinica, individuale dei disturbi ossessivi. In Totem e tabù leggiamo: “Bisogna sempre confermare che le determinanti psicologiche per il tabù sono quelle che abbiamo imparato a conoscere per nevrosi ossessiva…”. Alla radice di tanto materialismo c’era l’ampio spazio del “perturbante”, dell’illogico e del radicale che si celano nell’animo dell’uomo e che imprevedibilmente erompono in esso. No: forse non era soltanto una disputa interna alla Società psicoanalitica di Vienna, la scissione junghiana, ciò che portò al disegno razionale e ancora immagante di Totem e tabù . Freud partecipava di quello spirito di modernità che aveva invaso gli animi nel secolo nuovo: la necessità urgente di tornare all’origine attraverso una drammatica sperimentazione esistenziale, una sperimentazione che corrodeva ogni valore retoricamente accettato, e sembrava ridurre la pittura, la musica, la poesia, la scrittura a sigle devastanti.
In quello stesso 1912 Stravinsky lavorava al Sacre du printemps. E il Sacre non fu percepito forse come un modo rivoluzionario di “immaginare musicalmente l’originario” sulla linea di quel che già Picasso aveva compiuto con le Demoiselle d’Avignon cinque anni avanti e continuava a compiere con le sculture totemiche o cubiste? Appena qualche esempio, ma che serve a comprendere quanta sostanza critica vi fosse nel contemporaneo gesto di Freud. Di quello che poteva apparire un mero gusto espressivo, finanche una moda (“l’art nègre”), Freud lacerò il velo estetico: ne mise a nudo il riflesso ossessivo, l’altezza antropologica e storica, il nucleo di tragico e poetico orrore.

Sotto, Pablo Picasso, Les Demoiselle d’Avignon

http://archiviostorico.corriere.it/1992/maggio/20/dottor_Freud_orda_selvaggia_co_0_92052014830.shtml

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...