Francoforte contro Fromm (1992)

Lo psicoanalista attaccò Freud e fu censurato da Adorno. Terapeuta praticante, rimproverava anche Marx per aver sottovalutato la complessità delle passioni

di Claudio Pozzoli, Il Corriere della Sera, 24 novembre 1992

La storia della Scuola di Francoforte non è così semplice come è stata raccontata finora. Almeno sotto certi aspetti. La lunga vicenda culturale e politica di quella compagine di filosofi e sociologi guidata da Max Horkheimer (1895-1973) a partire dagli anni Trenta, e che contava su nomi come Theodor W. Adorno (1903.1979), Herbert Marcuse (1898.1979). Il “teorico antiautoritario” più famoso e maggiormente letto durante le rivolte giovanili del ’68, fino ai più “giovani” Jurgen Habermas e Oskar Negt, non è ancora stata del tutto e accuratamente sviscerata. Solo durante gli ultimi tempi, frutto di una snervante ma preziosa lentezza filologica, vengono a galla divergenze che potrebbero sembrare particolari secondari ma non lo sono: gettano una luce diversa e talvolta inquietante sul gruppo. In particolare nei rapporti tra il suo nucleo centrale e chi prima o poi da questa compagine si allontanerà. Il caso più significativo e illuminante è dato dalla pubblicazione delle opere postume di Erich Fromm (Schriften aus dem Nachlass, otto volumi a cura di Rainer Funk presso le edizioni Beltz, di cui gli ultimi due usciti quest’anno). La vera sorpresa si trova nel settimo volume, intitolato Gesellschaft und Seele (“Società e anima”). Si tratta di un saggio di 83 pagine manoscritte, datate 1937, dedicate a una prima dura critica di Fromm ad alcune teorie di Sigmund Freud e cestinate da Horkheimer e Adorno. Non solo non furono mai pubblicate sulla rivista dei Francofortesi (allora emigrati negli Stati Uniti a causa del nazismo): il manoscritto è rimasto archiviato sotto un nome errato presso la New York Public Library fino a quando, nella primavera del 1991, non fu scoperto e attribuito correttamente a Fromm dall’acuto Rainer Funk, curatore delle sue opere. Si tratta dell’ultimo lavoro di Fromm scritto in tedesco e da lui stesso tradotto in inglese. A prima vista si tratta della riprova che – tema che svolgerà ampiamente più tardi – molto presto lo studioso tedesco si era dedicato alle determinanti sociali nello sviluppo psichico. Da psicoanalista e terapeuta praticante, rimproverava a Karl Marx di aver sottovalutato la complessità delle passioni umane, ma non abbandonerà mai l’idea di correggere l’assenza della dimensione sociale nella psicoanalisi attraverso l’apporto del pensiero più genuino di Marx, storico e critico della società alienata. Il testo ritrovato non è però solo la conferma di una svolta nel pensiero di Fromm e la scoperta di una datazione precisa, il 1937. Si tratta anche di un apporto chiarificatore sul contributo di Fromm alla revisione dell’ortodossia freudiana. Erich Fromm (1900-1980) era stato uno dei fondatori della Scuola di Francoforte, alla quale aveva portato un contributo decisivo, introducendovi l’aspetto psicoanalitico e di psicologia sociale. Ampliando le tematiche del discorso filosofico, storico e sociologico. Diventato psicoanalista nel 1925, racconterà a ottant ’anni: “Ero un giovane piuttosto nevrotico, come del resto la maggior parte di coloro che sono diventati analisti: avevano problemi personali. E anch’io ne avevo parecchi”. Era piuttosto restio a parlare di Adorno, Marcuse e Horkheimer: “Sono molto mutati negli anni. Il mio rapporto con Horkheimer alla fine era completamente interrotto. Con Adorno non ebbi mai contatti al di là di “buongiorno” e “arrivederci”. Con Marcuse ho avuto un rapporto, come si usa dire, ambivalente. Le nostre strade erano molto diverse. Il suo ideale era che l’uomo ridiventasse bambino. Il mio ideale è invece che l’uomo si sviluppi fino alla sua completezza, alla sua maturità più alta. Tra Marcuse e me non ci furono contatti molto stretti né di pensiero, né personali”. In realtà non ci sono scritti di Marcuse e di Adorno sulla psicoanalisi che non siano di polemica implicita o esplicita con i “revisionisti” come Fromm. E lo stesso vale per Fromm nei confronti degli “ortodossi” freudiani, tra cui elencava anche coloro con cui aveva collaborato alla stesura di una delle opere fondamentali della Scuola di Francoforte, gli “Studi sull’autorità e la famiglia” (del 1936, pubblicati in italiano dalla Utet). In “Eros e civiltà ” di Marcuse è formulata la critica più dura dei Francofortesi a Fromm. E non a caso si parla di “minimizzazione revisionistica” della sfera biologica, particolarmente della funzione della sessualità. Fromm aveva di fatto abbandonato la “teoria della libido” e altri elementi fondamentali del pensiero di Freud come il “complesso di Edipo”: si era quindi tanto allontanato dai presupposti essenziali della teoria ortodossa da giustificare un giudizio di vero e proprio “revisionismo antifreudiano” nei suoi confronti. Ma analogamente alla critica di Hannah Arendt al totalitarismo, che era intesa “di sinistra”, cosi ’Fromm criticava Freud e i Francofortesi dal punto di vista di un “umanesimo socialista”. Certo, sosteneva Fromm, “oggi è difficile parlare di Marx, perché pochi pensatori sono stati cosi manipolati, soprattutto da coloro che si autodefiniscono marxisti”. La burocrazia, compresa quella che si ritiene socialista, è “uno dei mali più gravi per la vita dell’uomo”, dirà poco prima di morire. Nell’intervista citata, Fromm non manca di spostare il problema delle divergenze con Horkheimer anche sul piano del comportamento di quest’ultimo: “Per quel che ricordo, fu che Horkheimer a poco a poco è ritornato ad accettare la famiglia borghese, la società borghese. Alla fine divenne cittadino onorario di Francoforte, e così ritornò al punto da cui era partito: per lui la famiglia borghese, la vita borghese, la borghesia è ciò che c’è di meglio. Io non ho compiuto una simile involuzione”. Ma il fastidio che Fromm provava nei confronti di Horkheimer era dovuto anche a un altro fatto: verso la fine degli anni Trenta Horkheimer aveva rifiutato a Fromm un ulteriore aiuto finanziario per permettere la fuga della madre dalla Germania nazista. Quali sono le critiche di Fromm nei confronti di Freud che i Francofortesi, Adorno e Marcuse in testa, non accettavano? Nel saggio del 1937 si legge che “l’assolutizzazione del carattere borghese” intrapresa da Freud (cosi ’come dirà più tardi di Horkheimer) porta la psicoanalisi a vedere l’individuo isolato dagli altri esseri umani: “Freud non si pone la domanda del perché di questi fenomeni, e accetta l ’uomo alienato della nostra società in quanto lo ritiene un prodotto necessario della natura umana”. In breve: le conseguenze della concezione freudiana nei confronti di una comprensione dei fenomeni sociali sono catastrofiche. Scrive: “Partendo dal suo punto di vista che la natura umana è immutabile, dati i condizionamenti biologici, Freud non poteva essere in grado di giungere a un’interpretazione di fenomeni storici e sociali”. Per questo motivo Freud spiegava la guerra come conseguenza di pulsioni aggressive, e le rivoluzioni risultavano dall’odio nei confronti del padre. Usava analogie anche quando incontrava società diverse, che non corrispondevano al suo schema della cultura borghese. Insomma, non analizzava il nuovo: in particolare come una data struttura sociale producesse forme di “carattere sociale” a lei adeguate. Fromm accettava l’idea che vi fossero bisogni e istinti fondamentali, innati. Riteneva però che la fame fosse più importante della sessualità. E che l ’errore principale di Freud fosse quello di credere nell’universalità delle sue teorie, senza individuare le radici patriarcali in cui – secondo Fromm – esse affondavano. Inoltre, “nell’uomo di Freud l’amore non ha importanza, è sostituito dalla sessualità “. Malgrado le critiche espresse nei confronti del padre della psicoanalisi, Fromm lo considerava “un genio”. Con la scoperta dell’inconscio Freud ha indicato al pensiero umano per molti secoli una nuova via: “Freud mi ha insegnato, così come a milioni di altri, che ciò di cui siamo coscienti è solo una piccola parte di ciò che capita nel nostro cervello e che la maggior parte delle cose resta inconscia”.

http://archiviostorico.corriere.it/1992/novembre/24/Francoforte_contro_Fromm_co_0_92112410224.shtml

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