Hollywood: l’incubo di Freud (1993)

di Bernard Weinraub, New York Times, 11 ottobre 1993

Nel 1993 un libro mai uscito in Italia raccontò il mondo spregiudicato degli psichiatri hollywoodiani. Tra party esclusivi, gossip e collaborazioni, ascesa e influenza del “divanetto” nel cinema mondiale. 

Freud non vedeva di buon occhio l’industria cinematografica. Ricco, fragile, nevrotico e insicuro,  il mondo del cinema fu attratto dalla psichiatria fin dagli anni ’20. Ancor più significativo è il fatto che gli psichiatri non si siano limitati a provvedere semplicemente ai bisogni della comunità hollywoodiana, ma siano diventati parte dell’industria cittadina, frequentando i party con i loro pazienti, spettegolando con e su di loro, uscendo con loro, sposandosi con loro. Hanno consigliato lavorativamente i loro pazienti, arrivando persino a scrivere sceneggiature insieme a loro.

“E’ davvero un tema inesplorato”, dice Stephen Farber, coautore con Marc Green di un nuovo libro “Hollywood sul divanetto: Uno Sguardo Innocente sul Bollente Amore Tra Psichiatri e Cineasti”. Il libro è la prima indagine dettagliata sui rapporti, a volte importanti, spesso curiosi, tra gli psichiatri di Hollywood e i loro pazienti. “Lavorare a questo libro è stato rivelatore” dice Mr. Farber. “Alcuni degli psichiatri intervistati preferiscono in realtà parlare dei loro pazienti. Questo mi ha stupito e in qualche modo sconvolto. Sono persone che sembrano più interessate a socializzare con i loro pazienti ricchi e famosi piuttosto che ad aiutarli. Di certo non tutti gli psichiatri e psicologi di Hollywood oltrepassano il confine tra la carriera e la vita personale. Non tutti si lasciano incantare dai soldi e dal glamour. Infatti, dice Mr. Farber, “Alcuni tra gli psichiatri più giovani sembrano meno affascinati da Hollywood, meno in balia del proprio potere”.

Ma spesso il confine appare indefinito. Elaine May ha sposato il suo terapista; lo sceneggiatore e regista Robert Towne ha più volte chiesto al suo psichiatra di leggere le sue sceneggiature e consigliarlo; Marilyn Monroe era in confidenza con i figli del suo psichiatra e divenne parte della sua famiglia. E Chris Mankiewicz, il figlio dello scrittore e regista Joseph Mankiewicz, racconta agli autori che la sua famiglia chiacchierava spesso dei pettegolezzi ascoltati per bocca del loro psichiatra, il Dr. Lawrence Kubie. Il libro si apre con i dettagli di un party sontuoso dato nel 1988 da uno dei più illustri psicoanalisti di Hollywood, Dr. Milton Wexler, che condivise i crediti di sceneggiatura per “L’uomo che amava le donne” e “Così è la vita” con il suo paziente Blake Edwards, regista dei film. Il Dr. Wexler ha inoltre accettato donazioni per la sua fondazione, che compie studi di ricerca sulle malattie ereditarie, da pazienti come Jennifer Jones, Carol Burnett e l’architetto Franck Gehry. Alla festa c’era una mostra fotografica sul Dr. Wexler e i suoi famosi amici che includeva un’istantanea dello scrittore Lillian Hellman seduto in braccio all’analista.

Segue qui:

https://ostellodelpensiero.wordpress.com/2017/02/10/hollywood-lincubo-di-freud/

 

La versione originale è qui:

http://www.nytimes.com/1993/10/11/movies/talk-hollywood-freud-might-frown-psychiatrists-role-world-films.html

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