LE NOTE SPESE DI FREUD (1993)

di Beniamino Placido, repubblica.it, 12 dicembre 1993

Di tanto in tanto – vale a dire, ogni giorno – appare sui giornali l’ennesimo annuncio dell’avvenuto superamento di Freud. Per ultima, una clamorosa copertina di Time, nientedimeno. Che presenta la faccia del fondatore della psicanalisi. E promette all’interno ulteriori, aggiornate delucidazioni sul superamento – ormai certo – del suo sistema di pensiero. Ogni volta che questo accade – un giorno sì e un giorno no, in media – mi viene voglia di prendere per il petto i “superatori”, e di scuoterli. O di strozzarli. O di sfidarli a duello. O di convincerli, con le buone, a ragionare per un momento. Per prudenza, mi atterrò oggi a quest’ultima ipotesi. E’ proprio sicuro che dobbiamo superare Sigmund Freud, prima ancora di averlo decentemente assimilato? Prima ancora di aver fatto tesoro dei suoi insegnamenti? Quante perdite di tempo risparmieremmo a noi stessi – ogni volta che scoppia un nuovo scandalo – se tenessimo presente, ad esempio, il concetto di “Sovradeterminazione”. Uno dei tanti concetti nuovi ed illuminanti che a lui dobbiamo. Il concetto freudiano di “Sovradeterminazione” (nel suo minaccioso tedesco Uberdeterminierung) ci dice che i nostri gesti, le nostre parole non hanno mai una sola motivazione, una sola causa. Ne hanno diverse, e concorrenti. E’ stato di grande aiuto, il concetto di “Sovradeterminazione” per scoraggiare i ricercatori della “causa” unica dei grandi avvenimenti storici. Perché è scoppiata la Rivoluzione Francese? Perché è caduto l’Impero Romano? All’inizio dell’anno scolastico il bravo professore di Storia racconta all’uopo la storiella dell’ ubriaco irlandese. Che litiga con la moglie bisbetica ed esce di casa sbattendo la porta. Salta sulla macchina e corre al pub, a ingozzarsi di birra con gli amici. La birra non è granché, quella sera. Gli dà alla testa e allo stomaco. Abbandona il pub, risale in macchina, diretto verso casa. Quand’ecco che infila una strada a senso unico (colpa della segnaletica sbagliata) sbatte contro un camion, e muore. Di chi è la colpa? Quale la causa? La moglie petulante, la birra mediocre, la segnaletica sbagliata? Tutte, ciascuna per la sua parte. Come ogni cosa, anche quella morte è stata sovradeterminata. E che ciascuno ne tiri le conseguenze di sua competenza. La moglie impari ad essere meno petulante con il prossimo marito (se lo trova). L’assessore alla viabilità irlandese provveda a curare la segnaletica. Il gestore del pub non spacci per buona la birra avariata, eccetera. La distanza dall’Irlanda, la mancanza di un pub, mi impedisce di trovare un esempio nostrano altrettanto adeguato. Me ne invento uno. Sarà un esempio rigorosamente (e rispettosamente) astratto. Un exemplum fictum. Supponiamo che alcuni giornalisti della Rai-Tv vengano mandati in Bosnia; e ne tornino: felici per gli scampati pericoli; onusti di gloria, nonché di note spese vistosamente gonfiate. Uno di loro ha preso una bottiglia di champagne che è costata (alla Rai-Tv) un milione e mezzo. Scandalo, inchiesta, denuncia. Supponiamo adesso che il sindacato dei giornalisti Rai-tv si offenda. E risponda: qui c’ è un complotto contro di noi. Contro il servizio pubblico radiotelevisivo. Non è una risposta originale. E’ la medesima che viene opposta, puntualmente, in tutti i frequenti consimili casi. Ma come devono reagire gli amministratori della Rai-Tv? E i giudici, se del caso? Come dobbiamo rispondere noi, in mente nostra? La risposta è facile. Per chi ha letto Freud e non l’ ha ancora (grazie a Dio) “superato”. Avete perfettamente ragione, carissimi amici. Anche la vostra nota spese è, come ogni cosa, sovradeterminata. Fra le sue molteplici cause: un complotto austro-tedesco-bosniaco contro di voi. E’ che le televisioni straniere hanno paura dell’ eccellenza dei vostri servizi; vi vogliono rovinare. Poi, una congiura dei produttori di champagne, che hanno deciso di alzare all’improvviso il prezzo dei loro prodotti. A queste cause penseremo un’altra volta. Prenderemo gli opportuni provvedimenti. Ma voi dovete rispondere intanto della causa che più da presso vi riguarda. Quella fatuità “giornalistica” che vi ha fatto pensare: beveva Hemingway quando faceva il corrispondente di guerra? E che, noi forse siamo da meno? Berremo anche noi, costi quello che costi: “Bibere humanum est, ergo bibamus”. Quante energie risparmieremmo se tenessimo a mente Freud e i suoi insegnamenti. Invece di perder tempo a superarlo due volte al giorno (che è anche pericoloso, col traffico che c’ è).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/12/12/le-note-spese-di-freud.html

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3 thoughts on “LE NOTE SPESE DI FREUD (1993)

  1. Giulia Jaculli ha detto:

    Nel fascio di cartoline sbiadite, eccone una vivace, colorata.
    Giulia

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