Ammaniti: “Psicoanalisi e fascismo: un episodio inedito”. “All’eroe della cultura Mussolini. Con rispetto, Sigmund Freud” (1995)

di Massimo Ammaniti, corriere.it, 3 aprile 1995

Nel libro Freud e la ricerca psicologica (a cura di R. Canestrari e P. Ricci Bitti, ed. il Mulino), c’è da segnalare un episodio poco noto raccontato nel capitolo scritto dallo psicoanalista Glauco Carloni, che ripropone, in una luce probabilmente diversa, il rapporto fra psicoanalisi e fascismo. Lo scenario del racconto è Vienna, anche se l’antefatto e la conclusione sono ambientati in Italia. È il 1933, a Vienna serpeggia un clima di allarme, perché si avverte anche in Austria il pericolo di una svolta autoritaria e antisemita, come da poco è successo in Germania con l’avvento di Hitler. La comunità ebraica è in allarme, anche se non tutti condividono queste preoccupazioni confidando nell’intervento della Società delle Nazioni. Ma torniamo allo scenario viennese. Tre persone provenienti dall’Italia giungono a un indirizzo divenuto storico, Berggasse 19. È un grigio e austero edificio asburgico dove abita con la sua famiglia Sigmund Freud, l’eminente psicoanalista ebreo. Freud, molto avanti negli anni e consumato da un tumore con cui sta combattendo da tempo, è ancora molto attivo, svolge la sua attività clinica e di ricerca e scrive saggi scientifici con cui allarga la conoscenza del mondo psichico. Dei tre uno è un quarantenne allievo di Freud di origine triestina, Edoardo Weiss, con cui il maestro intrattiene da tempo un fitto scambio epistolare.
Insieme a lui c’è un personaggio che non ha nulla a che fare con la psicoanalisi, è Giovacchino Forzano, uomo di teatro molto legato al regime fascista, che ha scritto addirittura delle opere teatrali in collaborazione con Mussolini. Con loro c’è una giovane donna che è la figlia di Forzano. Che cosa fanno tutti e tre davanti al portone dello studio di Freud? La soluzione la possiamo trovare in una lettera che Freud aveva inviato a Weiss il 12 aprile, in risposta a una lettera del suo allievo che faceva riferimento a “una malata isterica grave, figlia di un importante personaggio politico”. Weiss aggiungeva che la paziente, nonostante avesse già raggiunto importanti miglioramenti, aveva manifestato reazioni così negative verso di lui da allarmare il padre, che aveva sollecitato un consulto con Freud.
A questa richiesta Freud rispondeva nella lettera del 12 aprile: “Per quanto riguarda la sua paziente sono pronto a fare qualsiasi cosa per giovare alla cura della signorina. Ma lei sa che questo giovamento ci si può aspettare sempre solo se la paziente stessa desidera ardentemente l’incontro. Se si lascia solo accompagnare e poi mi tratta come fa con lei, non possiamo che fare del danno”. Non sappiamo che cosa si dissero durante il consulto e se soprattutto fu proprio la figlia di Forzano a volere l’incontro, o se intervenne con insistenza l’autorevole padre. Quello che sicuramente sappiamo è che al termine dell’incontro Forzano, probabilmente affascinato dall’autorevolezza del vecchio maestro, gli chiese un suo libro per portarlo a Mussolini con una dedica indirizzata al Capo del Governo Italiano.
Freud prese dalla sua grande libreria un libro che aveva pubblicato l’anno precedente Warum Krieg? (Perché la guerra?) e di suo pugno scrisse la dedica, naturalmente in tedesco: “A Benito Mussolini coi rispettosi saluti di un vecchio che nel Governante riconosce l’eroe della cultura”. È difficile dare un’adeguata interpretazione della dedica di Freud così apertamente encomiastica nei confronti di Mussolini. Weiss ritornando su questo argomento molti anni dopo riferì che lui si era sentito “imbarazzatissimo”, perché sapeva che Freud non l’avrebbe rifiutata “per amor mio e della Società Psicoanalitica Italiana”. Ma la versione di Weiss era di parte, la sua preoccupazione era quella di dimostrare che “Freud non aveva simpatia per Mussolini” e che lui era sempre stato un antifascista.
Quello che rimane è la dedica sicuramente calorosa su un libro molto particolare come è Perché la guerra? Il libro, pubblicato proprio nel 1933, è un carteggio fra Einstein e Freud sul pericolo della guerra, stampato per conto della Società delle Nazioni, in un momento storico in cui si cominciano ad addensare i pericoli di una nuova guerra mondiale. Probabilmente Freud confermò con il suo comportamento le sue teorie sulla contraddittorietà della psiche umana. Infatti con la mano destra scriveva una dedica particolarmente positiva, mentre con la sinistra porgeva al dittatore un libro che richiamava i pericoli della violenza e dell’ostilità nei rapporti fra i popoli.
Purtroppo dopo qualche anno anche Freud fu vittima della violenza nazista, quando la Germania invase l’Austria. Nel 1938, ormai ottantaduenne e allo stremo delle sue forze, dovette assistere alla perquisizione della sua casa da parte della Gestapo e due suoi figli furono arrestati. Il clima di Vienna era diventato irrespirabile e Freud prese la decisione di abbandonare l’Austria. Ma il suo espatrio fu ostacolato dal nuovo governo nazista e fu necessaria una mobilitazione internazionale di uomini di stato, fra cui Roosevelt, ambasciatori e uomini di cultura per ottenere l’autorizzazione a partire. Perché la guerra? È qui che in modo inatteso ricompare Forzano.
Forse memore dell’ incontro e forse ancora riconoscente per l’interessamento di Freud, o forse anche per l’intervento della figlia, Forzano si decide a scrivere a Mussolini una lettera in cui ne sollecitava l’intervento: “Raccomando a Vostra Eccellenza un vecchio glorioso di 82 anni che tanta ammirazione ha per l’Eccellenza Vostra: è Freud, ebreo”. Ancora una volta ci manca il riscontro se la lettera di Forzano ebbe un esito positivo.
Molti anni dopo Weiss escluse un intervento diretto di Mussolini, mentre Ernst Jones, il biografo ufficiale di Freud, sembrava convinto che Mussolini in persona si fosse dato da fare per salvare il grande maestro viennese. Secondo quest’ultima versione i rapporti fra psicoanalisi e fascismo verrebbero ad assumere sfaccettature più complesse di quelle che siamo abituati a riconoscere, ulteriore riprova dell’assunto di Freud che la natura umana è profondamente contraddittoria e forse per questo imprevedibile.

http://archiviostorico.corriere.it/1995/aprile/03/All_eroe_della_cultura_Mussolini_co_0_9504033049.shtml

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