Intervista a Contri: “Di Freud resta solo l’anti Freud” (1999)

Giacomo Contri parla della teoria psicanalitica a cent’anni esatti dall’uscita della celeberrima Interpretazione dei sogni

di Walter Mariotti, Il Giornale, 24 luglio 1999

Vienna. La notte tra il 23 e il 24 luglio 1894. Sigmund Freud fa un sogno. Un salone, una festa elegante, valzer di sottofondo e tanti ospiti. All’improvviso appare Irma, pallida e gonfia come una morta. Freud la rimprovera: «Se hai ancora dolori è colpa tua, che non hai accettato la mia soluzione». Tua o del dottor M., anche lui stranamente pallido stasera, zoppicante, senza la solita barba che gli corona il mento. Tua o dell’amico Otto, che ti ha fatto un’iniezione di propilene e trimetilamina con una siringa sporca. Tua o dell’amico Leopold, che ti ha esaminato la gola percuotendoti il corsetto. Una sola cosa è certa: «Dal sogno risulta che il colpevole delle persistenti sofferenze di Irma non sono io». Esattamente cento anni fa, cinque dopo il sogno di Irma, Freud pubblica L’interpretazione dei sogni.
Che cosa resta della psicoanalisi a cento anni di distanza? Che resta dell’angoscia del medico per non aver saputo curare Irma? Lo abbiamo chiesto a Giacomo Contri, psicoanalista milanese allievo del più famoso e geniale esegeta di Freud, Jacques Lacan. «La risposta è precisa: di Freud resta l’anti Freud, che non vuol dire niente ma l’impronta, l’impronta in opposizione a esso».
Mi faccia capire.
Oggi è diventato rarissimo incontrare un freudiano, anche tra coloro che si professano tali. Gli indizi abbondano, ma voglio ricordare il più importante: Freud parlava ancora di «rapporti» mentre oggi tutti gli psicoanalisti parlano di «interazioni». Ora, l’interazione è l’opposizione al rapporto: le particelle subatomiche interagiscono, i soggetti invece hanno rapporti. Nel linguaggio di Freud «si danno appuntamenti».
Perché è successo?
Perché? Perché Freud ha detto una cosa che sembra un’ovvietà. Ha detto che gli uomini pensano e che non esiste un solo momento in cui non pensano. Pensano agli appuntamenti e poi se li danno, cosa che resta impossibile per le particelle. L’interpretazione dei sogni è questo: io penso anche quando dormo. Anzi, quando dormo penso più liberamente, penso davvero: perché penso qual è la soluzione per le cose che mi stanno a cuore.
I problemi di angoscia e di senso di colpa, come nel Sogno di Irma?
Non ho detto «problemi» ma «cose che mi stanno a cuore». Che nel sogno sono l’equivalente della soddisfazione dei desideri. In realtà è Freud e non Cartesio ad aver detto Cogito.
Ergo sum o Ergo est, come aveva scritto Nietzsche?
Né l’uno né l’altro, anche se il secondo è meglio. Nietzsche però fa ancora l’errore di mettere un ergo. Freud invece non deduce l’essere dal pensare, non se lo sogna nemmeno. Cogito usque modo, penso sempre. Così si potrebbe riassumere Freud, il vero pensatore dell’io della tarda modernità.
Dell’io? Ma non era sostenitore dell’Es, dell’inconscio?
Tutti l’hanno detto. Tutti hanno cercato di risolvere il problema Freud. Troppo facile. Perché quando si toglie l’io, l’inconscio diventa le trippe dell’anima, il meteorismo dello spirito. Gli psicoanalisti, anche quelli più vicini a lui come allievi, hanno cercato di addomesticare il pensiero di Freud sostenendo che di giorno e di notte non agisce l’io ma l’inconscio. Invece no: agisce l’io, e Freud è l’unico che parla dell’io, che è interessato alla sorte del soggetto.
Freud amava il soggetto? Molti non lo crederebbero.
L’interpretazione dei sogni si riassume con le parole finali cogito usque modo. Sa di chi sono queste parole? Sono del Padre, è l’espressione protobiblica per Dio. Sant’Agostino teorizza il Padre come pensiero continuo, dunque osservare che Dio pensa sempre e che io penso sempre significa dire che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Freud è l’unico pensatore nella storia umana che potrebbe aver dato un senso a quella frase. Altro che ergo.
Le è proprio antipatico quell’ergo, eh?
L’ergo è la cattiveria della modernità, la dogana dove l’essere non passa se non passa prima l’esame di maturità.
La psicoanalisi segue il mondo?
Devo al mio maestro e psicoanalista Lacan di aver capito che la storia della psicoanalisi è la storia dell’allontanamento da Freud. Occorre però fare come lui, allontanandosi mantenendogli la fedeltà in spe contra spem. La storia è invece costellata da rifiuti e tentativi di correzione: oggi i suoi concetti sono irrecuperabili, rimane soltanto il lessico e una tradizione organizzativa ormai incompleta.
Un po’ poco.
Troppo poco. Ci si sarebbe potuto aspettare decisamente qualcosa di più. Non dagli psicoanalisti ma dai cristiani. I seguaci infatti tradiscono, si sa, ma che i cristiani non abbiano riconosciuto Freud come un amico è singolare. Anche perché fin dagli anni ’40 Freud veniva accusato dagli ebrei di essere troppo filocristiano.
Addirittura?
La sua opera è contrappuntata di continui riferimenti alla dottrina cristiana, e Freud parla sempre del Padre. Si potrebbero riassumere tutto Freud in una frase «Essere uomini è essere figli», Lacan l’aveva capito perfettamente, aveva capito che il Padre in Freud non è il papà ma il Padre nostro che sta nei cieli. Freud non era credente: nondimeno la sua massima intuizione l’ha prestata al Padre, all’io, all’innocenza.
Anche l’innocenza?
Soprattutto. A Freud preme l’innocenza perché preme la moralità. Solo una cultura sciocca come la nostra ha potuto accusare Freud di immoralità e perversione.
Ma allora l’inconscio che cos’è?
L’inconscio è la fedeltà di Dio, la memoria degli impegni che Dio si è assunto verso i propri figli.
Ho bisogno di un altro esempio.
Noi due avevamo un patto, il nostro appuntamento. L’appuntamento è l’inconscio, la fedeltà al patto stabilito. Se io o lei non lo avessimo rispettato, qualcosa sarebbe cambiato perché «i patti si devono rispettare». Altrimenti c’è una replica, una sanzione: il  ritorno del rimosso.
Il Novecento ha rimosso la psicoanalisi?
Non è stata rimozione, ma avversione, aggressività: la grande operazione della psicologia novecentesca è l’introduzione dell’aggressività, il dire che quello che faccio lo faccio esclusivamente per aggressività. Freud invece per tutta la vita ha continuato a parlare di amore e della sua antitesi, l’odio, un concetto che la nostra cultura politically correct non tollera.
Dunque?
Dunque la psicoanalisi oggi è meaningless. Resta solo il divano, questa eccezionale intuizione freudiana. Se si toglie anche il divano la psicoanalisi sparirà del tutto.

 

 

 

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