Vegetti Finzi: “Dottor Freud e mister Hitchcock” (1999)

di Silvia Vegetti Finzi, corriere.it, 9 agosto 1999

Psicoanalisi e cinema nascono insieme circa cent’anni fa: sono gemelli quindi, come direbbe Cesare Musatti. Una prossimità che diviene simiglianza anche ad opera di un grande regista come Alfred Hitchcock di cui il prossimo 13 agosto si celebra il centenario della nascita: 1899. La stessa data, guarda caso, in cui uscì a Vienna L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud. La contemporaneità è meno casuale di quanto potrebbe sembrare perché fra la produzione cinematografica di Hitchcock e quelle scientifiche di Freud vi sono straordinarie coincidenze. Così, mentre declina verso l’autunno, l’ultima estate del secolo porta con sé, insieme al sole nero, il grande spettacolo dell’inconscio, l'”altra scena” della mente, quella che, pur rimossa e segregata dalla censura, non cessa mai di tramare la nostra vita e di deformare le nostre più razionali intenzioni. Essa è sempre esistita e gli artisti non hanno mai cessato di darle voce e figura. Ma il Novecento, sottraendola alla penombra in cui era relegata, la pone al centro dell’uomo e della cultura grazie appunto a due grandi, Freud e Hitchcock. Innanzitutto entrambi hanno capito che l’angoscia dell’ uomo moderno non nasce tanto dalle grandi paure quanto dai piccoli timori, dagli improvvisi cedimenti della sicurezza quotidiana quando il risaputo, il consueto, diviene inopinatamente inatteso, incomprensibile, incontrollabile. Quando, come sostiene Freud, il familiare Heimlich si trasforma nel suo opposto, Unheimlich, l’estraneo, il perturbante. Di fatto ci inquietano molto di più un’ombra sul muro o il cigolio di una porta nell’ordinato, patinato universo di Hitchcock, di quanto riescano a turbarci i vari Godzilla, i morti viventi o i mostri spaziali di tanti effetti speciali.
Viene in mente, in proposito, un’affermazione apparentemente paradossale di Jacques Lacan quando lo psicoanalista francese avverte che l’inconscio non e’ il profondo, il misterioso, l’abissale ma piuttosto un effetto di superficie. E in superficie, anzi nell’aria, si dibattono le pulsioni che, sotto forma di gabbiani e corvi impazziti, tormentano l’algida Tippi nel film Gli uccelli, trasformando progressivamente una commedia mondana in uno scenario apocalittico. E’ significativo che la colonna sonora sia composta soltanto del ritmato stridio degli uccelli a significare che il linguaggio dell’inconscio, seppure indecifrabile, interagisce con i nostri pensieri e con le nostre azioni. Scombinando la piatta, difensiva organizzazione della vita individuale e collettiva, l’inconscio apre a nuove possibilità, a più ricche interazioni. Anche quando l’io, razionale e cosciente, sembra rappresentare l’intera personalità, c’è sempre un’ombra che ne turba l’identità, raddoppiandola, opponendola a se stessa, come accade a una luminosa Kim Novak di La donna che visse due volte. In Psycho il legame più naturale e sicuro, quello tra madre e figli, svela il volto oscuro della passione interdetta dal divieto più categorico, quello dell’incesto. La trovata scenica del figlio che uccide, dopo essersi travestito da sua madre, la giovane donna che vorrebbe ma non può amare, esprime più di mille trattati la complessità dell’Edipo, la permanenza nella mente adulta della originaria confusività e indistinzione del neonato con il corpo materno.
Alfred Hitchcock guarda alla realtà con lo strabismo dello psicoanalista: per un verso è attento al presente, ai dati immediati e concreti, per l’altro è pronto a cogliere l'”altra scena”, sulla quale accadono avvenimenti straordinari, notturni, effetti passionali che contrastano violentemente con gli eleganti sentimenti del giorno, impersonati da attori algidi e raffinati quali sono James Stewart e Kim Novak. Come ha fatto un regista che appare così attento alle esigenze del botteghino a cogliere con tanto acume la complessità dell’uomo contemporaneo? Guardatelo in viso e troverete la risposta. Mantenendo viva la memoria dell’ infanzia, dei suoi fantasmi, dei suoi incubi, continuando ad osservare gli uomini, gli animali e le cose con la meraviglia, lo stupore e l’incanto dei primi anni di vita.

http://archiviostorico.corriere.it/1999/agosto/09/Dottor_Freud_mister_Hitchcock_co_0_9908093642.shtml

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