MORIN, ORA L’EUROPA HA BISOGNO DI FREUD (2002)

Costituzione il più possibile laica, rapido allargamento ai paesi dell’Est e soprattutto un’analisi dei disagi che affliggono il continente: lo stato dell’Unione secondo il filosofo

di Ulderico Munzi, corriere.it, 28 gennaio 2002

Edgar Morin è un sognatore. Il grande sociologo dell’Identité humaine, che è poi il titolo del suo nuovo libro pubblicato da Seuil, è sempre stato attirato dagli «intimi merletti» dell’utopia. Eccolo che alla vigilia del convegno Europa: spazio aperto, tenuto a battesimo dalla Bocconi, si lascia imprigionare in un’intervista. Il pensatore inneggia a un’Europa della qualità della vita. Un’Europa che, accogliendo altri Paesi, abbia un novello Freud accanto a Giscard d’Estaing e magari anche a Fini perché ne guidi la penna nei lavori della nascente costituzione. Si deve tenere conto della psiche abbuiata e depressa dei cittadini dell’Unione, dell’Ovest e dell’Est. E poi l’Europa dai confini più estesi dev’essere laica, le religioni debbono rinunciare, come forse è stato detto ad Assisi, al rispettivo monopolio: «Un dio per tutti, ma privato, intimo» dice Morin.
Un Dio magari chiuso in un armadio. Le idee che siano religiose o meno debbono unire e mai dividere. E dato che le idee debbono unire, chiedo a Morin: e l’europea Catherine Tasca, ministro della Cultura, che non vuole Berlusconi al Salone internazionale del libro che a marzo Parigi dedica all’Italia? Il sociologo si adombra: «Non intervengo in cose così meschine!».
E passa a cose di maggiore sostanza: «C’è chi pensa ancora – dice – che i Paesi slavi non facciano parte dell’Europa. Ne fanno parte, eccome. Le nazioni slave, e penso anche alla Russia, sono storicamente intrecciate alla cultura europea. Le correnti culturali transeuropee che si sono manifestate dopo il Rinascimento italiano si sono sparse ovunque. Le Lumières di Parigi hanno illuminato anche Varsavia, Praga e Mosca. E dalla Russia è venuta la luce di Dostoevskij, Tolstoj, Cechov. E in tempi recenti quella di Bulgakov, Solzenicyn, Kundera, Kadaré. L’Est s’è nutrito dell’Ovest e viceversa. Aprendo le porte dell’Unione, ci arricchiremo di pensiero».
Alcuni Paesi «catecumeni» sono stati per secoli dominati dalla Russia e dall’Unione Sovietica. La loro forma mentis deve averne risentito. «Al contrario. E’ proprio sotto la dominazione sovietica che i popoli dell’Est avevano sete d’Europa, mentre da noi l’idea di Europa era banale come l’aria fresca. Erano loro che avevano bisogno di respirare, che volevano rinfrescare i polmoni dell’intelletto col nostro ossigeno. Anche in tempi sovietici l’intellighentsia era nutrita di cultura europea a dispetto della censura. Certi scrittori, e penso a Kundera, erano molto più europei dei nostri intellettuali tipo Sartre che ciecamente tessevano l’elogio di Stalin e del suo comunismo».
La Russia potrà entrare nell’Unione in un avvenire vicino? «Dal punto di vista culturale e politico dico di sì. Il solo problema è che la Russia si erge come un’entità gigantesca che si estende fino a Vladivostok ed è più grande della stessa Europa. Il vero problema è tecnico e d’integrazione. Mi domando: come integrare senza farsi disintegrare? Il voto all’unanimità può spalancare e bloccare tutto. Oggi e in futuro, guai a lasciare l’Europa al solo “euro”. Ma tutto ciò che si fa nell’Unione sul piano culturale deve coinvolgere anche la Russia».
La qualità della vita è un problema angosciante. Sull’Unione vaga lo spettro della depressione psichica. Allargheremo le porte anche ad altri «mali oscuri». «Uno dei mali peggiori è “quantificare”, la qualità ne ha subito danni incalcolabili. La catastrofe della “mucca pazza” è stata provocata dalla volontà di trarre il maggiore profitto con la minore spesa. Anche la qualità della vita si è degradata perché si vive secondo un ritmo dettato dalla “quantità” o, come diciamo in Francia, “métro, boulot, dodo”, metrò, lavoro, nanna. Per un’Europa abbastanza ricca valga la parola d’ordine di Lenin che diceva “meno ma meglio”. L’Europa deve sventolare la bandiera della qualità della vita, dell’arte di vivere. Tra coloro che preparano la costituzione europea deve entrare anche un Freud dei nostri giorni, anzi si devono moltiplicare i Freud al posto dei burocrati. Freud aveva scritto Il disagio della civiltà, dove dimostrava che nell’Europa degli anni Trenta covava un male profondo, un’aggressività che era terribilmente repressa, l’intento di pacificazione favoriva lo spirito di rivincita. E fu il nazismo. Oggi il nostro benessere fa lievitare il malessere dell’anima, induce la gente a ingurgitare tranquillanti. Gli europei sono malati d’incomprensibile stanchezza, si rivolgono all’esoterico e ai guru. L’Europa deve “guarire” i depressi che già ci sono e quelli che entreranno e favorire la fusione intellettuale degli uni con gli altri, l’Unione dev’essere all’avanguardia della solidarietà».
I problemi religiosi saranno aumentati dall’ingresso di Paesi slavi? «I problemi religiosi si pongono nelle società che non sono laicizzate, quando si è vittime di religioni in cui ciascun dio vuole il monopolio e si batte ferocemente con gli altri e gli altri con lui. La religione dev’essere un fattore umano privato. I Paesi dell’Est hanno fatto il passo storico della laicità. L’Unione Europea non deve subire un solo Dio».

Il filosofo Edgar Morin è nato a Parigi nel 1921. È stato, tra l’altro, direttore del Centro di studi transdisciplinari, collegato all’Ecole des hautes études en science sociales, e presidente dell’Agenzia europea per la cultura dell’Unesco. Tra i suoi libri più recenti tradotti in italiano: «Il metodo», vol I: «La natura della Natura», euro 29,95, e «I sette saperi necessari all’educazione del futuro», euro 9,30, entrambi editi da Raffaello Cortina.

http://archiviostorico.corriere.it/2002/gennaio/28/MORIN_Ora_Europa_bisogno_Freud_co_0_0201281966.shtml

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