Intervista allo psicoanalista André Green. L’eclissi di Edipo

di Luciana Sica, repubblica.it, 4 giugno 2004

La centralità del complesso d’Edipo – come anche il primato delle pulsioni o il ruolo prioritario della sessualità – è uno di quei pilastri del pensiero freudiano che da tempo viene più o meno seriamente riformulato o messo un po’ sbrigativamente in discussione. Da questa intervista con André Green – che a ogni domanda precisa quasi con pignoleria di parlare “solo a titolo personale”- risulta chiaramente come sia del tutto refrattario al rigetto del modello edipico. Non per questo si percepisce come un esponente dell’ortodossia freudiana, etichetta che non gradisce neanche un po’. Riconosce e in parte accoglie il contributo innovativo di alcuni protagonisti del pensiero psicoanalitico contemporaneo. Quelli che lo infastidiscono, «Sono i moderni eternamente impegnati sul fronte del rifiuto».
Uomo d’indiscutibile fascino, più incline al sarcasmo che all’ironia, dallo stile perentorio o per dirla alla francese molto tranchant, non gli piace essere considerato un caposcuola e tanto meno gli va l’appellativo di maestro. Di sé parla poco, butta lì qualche frasetta non esente da una certa civetteria, come: «Non sono né un signore né un vassallo», o anche: «Sono uno dei membri della Società psicoanalitica di Parigi, niente di più…». Molto di più è André Green, studioso di quelli che non hanno né vogliono avere abilità mediatiche. Secondo un’opinione diffusa, è il più grande analista vivente: in ogni caso è una celebrità nel mondo della psicoanalisi, ormai una figura storica con i suoi 77 anni che – dall’infanzia nell’ambiente cosmopolita del Cairo all’esperienza tra i circoli dell’ospedale Sainte-Anne, dall’incontro con analisti inglesi della statura di Winnicott al rapporto conflittuale con Lacan – hanno attraversato in pieno l’epoca post-freudiana. Parlando con lui dell’Edipo, l’impressione che prevale è però soprattutto un’altra: Green sembra l’incarnazione della psicoanalisi alla francese, del suo stile inconfondibile che privilegia il culto dell’opera freudiana – secondo lo slogan (lacaniano) del “ritorno a Freud”- , l’attenzione al dibattito filosofico, il gusto delle applicazioni nella letteratura e nel teatro. Non a caso – tra gli scritti di Green – quelli sull’Amleto di Shakespeare, su Proust o anche su Dostoevskij, non sono affatto marginali. Altri suoi titoli sono ormai dei “classici”: da Slegare a Narcisismo di vita narcisismo di morte, a Il lavoro del negativo, pubblicati da Borla, o anche Il discorso vivente (Astrolabio). Il saggio sugli stati limite della “follia privata” è uscito invece da Cortina, che ora, a metà giugno, manderà in libreria l’ ultimo lavoro dell’autore francese: Idee per una psicoanalisi contemporanea (pagg. 376, euro 29,80).

Dottor Green, che fine ha fatto l’Edipo?
«Non ha fatto nessuna fine, anche se oggi come oggi non è più possibile affermare che esiste una sola concezione dell’ Edipo condivisa da tutti gli psicoanalisti: si tratterebbe di un’affermazione falsa. Esiste però anche una sorta di agitazione culturale che, per certi versi, tende a liquidarlo, non vuole neppure sentirne parlare…».

Perché?
«Ma perché l’Edipo è la differenza tra i sessi, e oggi non c’ è più differenza tra i sessi. Perché l’Edipo è la differenza tra le generazioni, ed è dunque la necessità del proibito. Oggi nessuno si sente di dire “questo non si fa”, e anzi si tende a identificare l’aspirazione a negare i divieti con l’evoluzione stessa della società occidentale – mentre è evidente che la stessa cosa non vale per i papuani, i russi o i vietnamiti… Per quel che mi riguarda, non rinuncio alla base fondamentale dell’Edipo: la doppia differenza dei sessi e delle generazioni che presiede alla nascita. Quali che siano le scelte sessuali di un individuo, non potrà comunque ignorare di essere nato da una relazione sessuale tra due genitori di una generazione precedente: per tutta la vita, è questa origine che dovrà elaborare».

Non crede che la difficoltà a reperire norme etiche che orientino i comportamenti derivi proprio dal “cedimento” della norma per eccellenza, quella edipica?
«Credo piuttosto che la società non stia lì per garantire la realizzazione delle fantasie di chiunque, anche se naturalmente non vogliamo essere turbati, imporci – direbbe Bion – il dolore di pensare… Qualche anno fa in Francia c’ è stata una donna, avrà avuto 65 anni, che voleva assolutamente un figlio e per giustificare questa richiesta, andava dicendo che lei aveva tanto amore da dare. Ma questa non è una ragione sufficiente! E la funzione di una società è quella di ricordare che, malgrado tutto, esiste la razionalità… A me tutta questa agitazione attuale – la voglia iconoclasta di demolire ogni divieto – non interessa poi molto».

Il complesso d’Edipo non è cambiato dalla formulazione freudiana ad oggi?
«Non c’è dubbio, e certamente la psicoanalisi è da tempo obbligata a ripensare l’Edipo: quello che invece non andrebbe fatto è rimodellarlo a seconda dei gusti del momento».

Ma è ancora possibile identificare nella struttura edipica il fondamento dell’organizzazione psichica, delle relazioni familiari e sociali?
«Sì, tenendo conto che Freud non ha mai parlato del mito, ma della tragedia, e ha “costruito” un complesso o anche un micro-sistema che riguarda l’insieme dei rapporti di un bambino con i propri genitori, dalla nascita alla morte. Più che le persone reali, sono soprattutto le imago genitoriali a contare nella nostra vita, mentre l’uscita dal cerchio edipico avviene grazie all’identificazione con il rivale, alla desessualizzazione dei desideri verso l’oggetto d’amore, all’inibizione dell’aggressività. Parliamo naturalmente di un processo inconscio a causa delle proibizioni che riguardano l’ incesto e il parricidio».

Parliamo anche del conflitto tra natura e cultura, non è così?
«È il conflitto centrale: natura e cultura sono in conflitto all’interno dell’individuo come in seno a un gruppo culturale, e implica che vengano trovate delle soluzioni di compromesso come altrettanti sistemi mediatori. Il sogno è una delle soluzioni individuali, il mito una delle soluzioni collettive… In ogni caso il conflitto ha una sua funzione strutturante, il che non esclude che rimanga sempre un resto mai completamente elaborato. E il risultato del conflitto, presente fin dall’origine, è la produzione dell’altro sistema psichico: il sistema inconscio».

Scrivendo a più riprese dell’Edipo, ha tenuto a dire come Freud abbia impiegato moltissimi anni – dal 1897 al 1923 – per elaborarne la teoria… Perché gli è stato necessario tanto tempo? Lei che idea se n’è fatta?
«Credo che Freud fosse convinto dell’impossibilità di dare una spiegazione esclusivamente clinica del complesso di Edipo, di racchiuderlo nei limiti d’una fase della sessualità infantile per quanto importante, e che fosse necessario interpretarlo come una struttura antropologica più generale. Non a caso, in Totem e tabù Freud indicherà il ruolo del padre morto, molto più importante del padre vivo rappresentato come castratore, autoritario, normativo…».

Per lei significa qualcosa l’eclisse del Padre?
«È dagli anni Sessanta che si parla di eclisse del Padre, ma questi sono soprattutto sociologismi: se oggi la struttura edipica non è più immediatamente visibile, non vuol dire che non sia comunque attiva… Tornando a Freud, il padre morto va ben oltre la figura del padre, a lui non si smette mai di chiedere perdono, rappresenta l’ ascendenza, la stirpe degli avi… Sono insomma gli antenati che perseguitano i vivi».

Più volte ha fatto notare che, nella triangolazione edipica, la madre è la sola ad avere una relazione erotica – per quanto differente nella sua espressione – con gli altri due, con il padre e il bambino… Con quali complicazioni? «Intanto le complicazioni della sessualità femminile dipendono in buona parte da questa doppia relazione carnale. Del resto, dire che è più difficile essere madre e sposa piuttosto che padre e sposo non brilla certo per originalità. Una paziente mi ha confessato una volta, in uno stato di ansia: “Avrei tanta voglia di tradire mio marito, ma non potrei fare una cosa del genere a mio figlio…”. A me è sembrata una cosa piuttosto interessante».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/06/04/eclisse-di-edipo.html

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