IN DIRETTA DAL DIVANO DI SIGMUND FREUD (2010)

Gli appunti di cinquantasei sedute del 1922

di Franco Lolli, il manifesto, 17 gennaio 2010 

Al centro di un’Europa resa attonita dalla catastrofe umanitaria della prima guerra mondiale – fiaccata dalle sue ripercussioni economiche, sfibrata da rivendicazioni e conflitti sociali, spettatrice ancora ignara della nascita in Germania di un partito di estrema destra che, nel giro di pochi anni, segnerà tragicamente il suo destino – si svolge la storia di un incontro tra due uomini: uno è Sigmund Freud, ha sessantacinque anni ed è già noto per la sua straordinaria invenzione di una teoria e di una pratica clinica che avrebbero rivoluzionato il campo psichiatrico; l’altro è Ernst Blum, un giovane uomo di trentacinque anni, ebreo anche lui, anche lui medico e con una forte passione per la psichiatria, che per dare spessore alla propria formazione decide, peraltro contro la volontà della sua ricca famiglia residente a Zurigo, di trasferirsi a Vienna e di iniziare un percorso di analisi personale con il Maestro. Una decisione coraggiosa, che si risolverà in settantacinque sedute, concluse il 28 giugno 1922. Delle prime cinquantasei Blum annoterà il contenuto, interrompendo – apparentemente senza motivo – la trascrizione degli appunti delle ultime. Quasi quarant’anni dopo – siamo nel 1961 – Ernst Blum, incontra, in occasione di una conferenza tenuta a Friburgo, un collega di trent’anni e di nome Manfred Pohlen, al quale – grazie alla intensità del legame intellettuale che sin da subito li unisce – rivela l’esistenza di quei verbali. Verbali che diventeranno oggetto di una contesa tra l’autore e l’Archivio internazionale Sigmund Freud; che, nella persona del suo direttore, Kurt Eissler, negli anni settanta, ne reclamerà la proprietà, nell’ottica di una politica, definita da Pohlen, di obliterazione dei documenti e di manipolazione della storiografia su Freud. L’anziano paziente di Freud decide allora di pubblicare autonomamente i verbali e di affidarne la cura all’amico Pohlen. A circa trent’anni di distanza dal primo incontro con Blum, nel 2006, Pohlen pubblica le annotazioni e i commenti postumi dell’analisi con Freud. Qualche mesa fa, questo prezioso libro è stato tradotto in italiano per Bollati Boringhieri con il titolo: In analisi con Freud. I verbali delle sedute di Ernst Blum del 1922.
Dunque, sei mesi di analisi hanno impiegato più di ottant’anni per venire alla luce; ma il risultato ricompensa la lunga attesa. Blum, infatti, ci conduce nell’intimità del suo rapporto analitico con Freud, descrivendone con nitidezza e acume clinico i più sensibili particolari. Lo straordinario valore del suo lavoro di documentazione sta proprio nella meticolosità della raccolta dei dettagli che compongono lo scambio tra l’analista e l’analizzato, le sue associazioni, i suoi ricordi, i suoi sogni; ma anche, e soprattutto, le interpretazioni di Freud, le sue osservazioni, i suoi interventi inattesi. Grazie alla accuratezza di Blum nel redigere il suo diario, il lettore ha così modo di assistere direttamente a cinquantasei sedute di psicoanalisi condotte dal suo fondatore, dalle quali – ed è qui l’indiscutibile pregio del libro – emerge una riflessione sulla tecnica psicoanalitica che mette in discussione alcuni dogmi dell’ortodossia elaborati in epoca postfreudiana.
E, in effetti, questo era l’intento di Blum: mettere in dubbio la coerenza degli sviluppi della pratica psicoanalitica contemporanea rispetto alla pratica clinica del suo inventore, rigettando, di conseguenza, la spinta anti-illuminista che anima le cosiddette «recenti evoluzioni della psicoanalisi» – tutte sbilanciate sull’analisi delle resistenze e della relazione transferale – per riaffermare con vigore la pregnanza dei concetti freudiani fondamentali: l’importanza della sfera sessuale e più in generale delle pulsioni, dell’interpretazione, e così via. Un intento che Blum dichiara esplicitamente nel 1973: «Credo che dobbiamo ritornare a Freud, non intendo nostalgicamente, ma a Freud nel suo modo di fare attività analitica, per far rivivere la sua prassi in opposizione a quell’evoluzione della psicoanalisi in analisi della resistenza e in analisi del transfert, che si basa su un fraintendimento di Freud. Freud, infatti, nell’attuazione pratica della sua tecnica dialogica si comportava come un compagno di strada». Le sue parole sono precise, chiara la denuncia contro i discepoli di Freud, colpevoli di averlo frainteso, di avere depurato la psicoanalisi del suo portato rivoluzionario e anticonformista, per trasformarla in una tecnica di adattamento alla società e di omogeneizzazione alla ideologia imperante. L’auspicio di Blum è l’avvento di una renaissance della psicoanalisi, nella consapevolezza che si tratta di renderla non ancora attuale, ma finalmente attuale. «Da Freud a Freud», annota.
La riuscita di questa operazione dovrà essere giudicata in funzione del dibattito che sarà in grado di sollevare nel campo psicoanalitico; dove, tuttavia, sappiamo quanto e come si reagisca in modo respingente a letture in contrasto con la supposta ortodossia freudiana. I precedenti sono numerosi, a cominciare da Jacques Lacan, il quale, ben prima di Blum, aveva richiamato l’attenzione della comunità analitica sulla necessità di un ritorno a Freud, proprio per restaurare il valore originario della psicoanalisi e del suo messaggio radicalmente sovversivo. Conosciamo altrettanto bene l’indignata risposta della Società Psicoanalitica, quella che lo stesso Lacan ebbe modo di definire la sua «scomunica», la sua esclusione dal gruppo degli analisti didatti della Società stessa. Prima di lui, Sandor Ferenczi, Willelm Reich e tanti altri loro colleghi, che avevano osato mettere in discussione lo statuto di ortodossia di concetti e tecniche entrati a far parte dello standard psicoanalitico più per ragioni politiche che per questioni di merito, avevano subito la stessa sorte.
Sarebbero ora in grado le diverse scuole e associazioni di psicoanalisi di riconsiderare le proprie posizioni in aperto contrasto con l’esperienza clinica di Freud descritta da Ernst Blum? Certo è che la sua testimonianza ci consegna una rappresentazione dello psicoanalista molto più convincente della caricatura con cui, troppo spesso, gli analisti contemporanei si identificano.

http://www.script-pisa.it/rivista/articolo/articolo/recensioni-riflessioni-sulla-scrittura-pholen-manfred-in-analisi-con-freud-i-verbali-delle-sedut/?tx_ttnews%5BbackPid%5D=54&cHash=0cded3117f

https://www.yumpu.com/it/document/view/48522479/in-diretta-dal-divano-di-sigmund-freud-ordine-degli-psicologi-del-

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