L’altra economia. Recalcati, lo psicanalista che è uscito dal gruppo (2010)

di Francesco Gaeta, ilsole24ore.com, 23 febbraio 2010

Nello studio milanese di Massimo Recalcati, 50 anni, psicanalista di scuola lacaniana, tutto è secondo l’ordine che ti aspetti in questi casi. Il silenzio, il lettino, le luci basse, la tinta pastello dei muri. Nulla denota che, in realtà, stai entrando nello studio di un rivoluzionario della prassi medica, di un carbonaro della psiche, di un eretico della élite terapeutica più snob che esista.
L’eresia di Recalcati, laurea in filosofia e psicologia, formatosi a Parigi, sta nel pensare che la psicanalisi possa farsi cura alla portata di tutti. Che abbia gli strumenti, anche economici, per trasferirsi dal silenzio degli studi alla periferia della città, coglierne i rumori assordanti e i sussurri profondi. Uscire dalle torri d’avorio e risintonizzarsi sulle frequenze profonde del contemporaneo. Il chiavistello per questa rivoluzione copernicana sta nelle tariffe. Quelle del mercato vanno da 100 a 150 euro 3-4 volte a settimana. E Recalcati lo considera «immorale». «È una selezione naturale del paziente», dice. È per questo che, un giorno del 2003, ha deciso di infrangere il tabu dei sacri testi – la tariffa alta incentiva il paziente alla guarigione – di fare i conti con l’ostracismo della categoria e fondare Jonas, una onlus, organizzazione senza fini di lucro. Il fine: offrire terapie a basso prezzo. A ciascuno secondo i propri bisogni, da ognuno secondo le proprie possibilità. Sedute che al massimo costano 40 euro e studi che nascono in periferie, dove gli affitti sono meno glamour ma anche meno cari. «A Milano siamo in via Gaggia, zona Sud Est. È un po’ fuori mano ma ci si arriva in metropolitana».
Dopo Milano, Bologna, poi Trieste e Pesaro, fino all’ultima delle 14 sedi, quella di Bari, la più a Sud, aperta qualche giorno fa. In totale un centinaio di psicanalisti, età media 35 anni. «Giovani ma ben strutturati: la selezione è dura e accurata». Essere una onlus «ci obbliga a pretendere rigore». Eretici sì, ma non stregoni. «Guardi il curriculum di chi è nel nostro board scientifico: ne sarà rassicurato». I seminari e i corsi di aggiornamento, assicura, sono continui perché «c’è un progetto comune che ci lega».
A seguire la voce pacata di Recalcati e la sua «r» arrotata da tanta pratica sulla Senna, ci pare che il progetto possa racchiudersi in questi tre passaggi: la psicanalisi d’élite manca il bersaglio delle proprie patologie perché restringe il confine delle patologie a un perimetro asfittico; renderla “popolare” non è tanto fare un’opera socialmente meritoria, ma equivale a vivificare la stessa disciplina; portarla in periferia, non solo metaforicamente, significa esplorare frontiere nuove, entrare in contatto con i nuovi malesseri dell’oggi: la polidipendenza degli adolescenti (alcol, droga e fumo insieme), le dilaganti patologie del corpo (anoressia e bulimie), i disagi dei migranti che a tratti scoppiano come eruzioni da banlieu.
Organizzare il tutto nella forma di Onlus non è una vernice buonista ma un tassello che chiarisce il senso complessivo dell’operazione. Il denaro non può essere un alibi. Serve per pagare terapeuti e affitti, è un mezzo per il «progetto culturale» non un fine per l’analista – spacciato per ortodossia terapeutica – né uno sbarramento alla professione. «Jonas ha poco a che fare con la medicina low cost» dice Recalcati. «Si tratta di far parlare l’inconscio» chiarisce. Di allargarne il mercato, aggiungiamo noi. «Di uscire dall’afasia che ci impedisce di comunicare con il nostro desiderio» ribatte lui. O forse di fare a meno degli oggetti con cui lo falsifichiamo e sostituiamo, si tratti di siringhe, di troppi Big Mac, o di lifting mostruosi. Dare parola al desiderio è la sfida di Jonas, onlus della psiche. E di un medico che nel 2003 è uscito dal gruppo.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2010/02/altra-economia-personaggio-massimo-recalcati.shtml?uuid=f97c0070-20a4-11df-bbf9-3d46252e3ae1

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