Onfray: quelli che difendono Freud sono i teorici ammuffiti del ’68 (2010)

Il filosofo risponde a Bernard-Henri Lévy: «È la prova che ho ragione»

di Michel Onfray, corriere.it, 1 maggio 2010

Qualche tempo fa, un mandarino di Saint-Germain-des-Prés ha avanzato il concetto di «Francia ammuffita». Si direbbe che l’accoglienza riservata alla mia opera di critica a Freud, Crépuscule d’une idole, negli ambienti parigini e mondani, abbia chiamato a raccolta, come un nugolo di mosche, tutti i gerarchi della Francia intellettuale ammuffita, quei reduci del maggio ’68 rassegnati allo status quo. Jacques-Alain Miller mi paragona a Hitler, Elisabeth Roudinesco mi taccia di fascista, antisemita, nazista, onanista e attacca mia madre, getta il ridicolo su mio padre, getta fango sulla mia infanzia. E infine ecco apparire uno scritto fulminante di BHL : che dire, è la gloria! Costui è un uomo che ha trascorso 22 anni della sua vita di scrittore presso la mia stessa casa editrice, Grasset, e che ha addirittura pubblicato qualcuno dei miei libri nella sua raccolta senza averne letto nemmeno uno, riuscendo così a ignorare egregiamente il mio lavoro, al punto da non aver mai citato una sola volta il mio nome nei diversi quintali di carta stampata grazie alle sue cure. Il grande uomo, infine, decide di abbandonare ogni reticenza e uscire allo scoperto! Uno scrittore conosciuto per la sua dirittura morale, la sua indipendenza, un filosofo ammirato per la sua virtù, probità, onestà, un intellettuale rispettato per l’opera serissima, la profondità delle sue analisi, l’ampiezza della sua visione, questo esegeta di Botul, ormai conosciuto nell’intero pianeta, potrà finalmente dire tutto il male che pensa di me in Francia e all’estero attivando una rete internazionale che gli sarà costata cara in tutti i sensi del termine.

Un articolo favorevole, da parte del Gran Timoniere di Saint-Germain-des-Prés, mi avrebbe causato invece il massimo disappunto. Il problema non è tanto l’accoglienza patologica riservatami dalle élite ammuffite di questa Francia intellettuale, quanto la loro incapacità a presentare un solo argomento valido contro la mia opera: Freud bugiardo, Freud affabulatore, Freud distruttore delle tracce dei suoi misfatti, Freud cocainomane depressivo che si abbandonò a vagabondaggi dottrinali per più di un decennio, Freud che provocò la morte dell’ amico Fleischl-Marxow, Freud sfregiatore di Emma Eckstein con l’ aiuto dell’ amico Fliess, Freud onanista, Freud ossessionato dal sesso della madre, Freud che allarga all’intero pianeta la sua patologia edipica, Freud incestuoso, Freud che va a letto con la cognata subito dopo aver fissato, come cardine della sua dottrina, la rinuncia alla sessualità al fine di sublimare la libido nella creazione della psicoanalisi, Freud adepto di occultismo e spiritismo, Freud praticante di riti cartomantici contro il malocchio, Freud credente nella telepatia, Freud appassionato di numerologia, Freud inventore di casi, Freud che rimaneggia i casi per trasformarli in storie convincenti, Freud che mente sulla sua clinica, Freud che sostiene falsamente la guarigione dei pazienti, Freud che chiede l’equivalente di 450 euro per una sola seduta, Freud che ammassa una fortuna in contanti per sottrarla al fisco, Freud teorico dell’«attenzione intermittente» per consentire allo psicoanalista di appisolarsi durante le sedute, Freud che, per l’appunto, si addormentava durante le sedute, in particolare con Héléne Deutsch, Freud che si confida con Ferenczi: «I pazienti sono plebaglia», Freud che scrive che la sua psicoanalisi basta a guarire qualunque cosa e che non esita a prescrivere, nel 1910 (!), l’introduzione di sonde uretrali nel pene di un uomo per guarirlo (!) dalla propensione alla masturbazione, Freud che scrive a Binswanger che la psicoanalisi è un tentativo di «sbiancare i negri», come dire che no, il suo sciamanesimo non funziona, Freud ontologicamente omofobo, Freud misogino, Freud incapace di utilizzare l’ipnosi, Freud che ricorre alla balneoterapia o all’elettroterapia, Freud che scrive una dedica a dir poco lusinghiera a Mussolini nel 1934 nella prefazione di Perché la guerra?, Freud che appoggia il fascismo austriaco del cancelliere Dollfuss nel 1934, Freud che lavora con gli emissari dell’Istituto Göring affinché la psicoanalisi possa essere esercitata anche nel regime nazionalsocialista, Freud che intrallazza per emarginare lo psicoanalista Wilhelm Reich, in pieno nazismo, a causa delle sue simpatie comuniste, Freud che scrive all’apice del terrore nazista che Mosé non era ebreo e che gli ebrei erano egizi, Freud che scrive poco prima della morte che «è impossibile sottrarre all’affermazione delle proprie pulsioni», vale a dire: che non si guarisce mai.

Ecco, di questo Freud non dicono nulla tutti coloro che oggi mi trascinano nel fango. E a ben vedere. La mia requisitoria schiacciante è verificabile e inappuntabile, il mio libro si basa su un milione di segni. Il loro odio è la conferma di aver fatto centro. Bernard-Henri Lévy, il nostro illustre agrégé di filosofia, che si è coperto di ridicolo su scala planetaria per non aver fiutato che l’ottantina di pagine di Botul altro non erano che una bufala, come potrebbe capire seicento pagine che la sua presunzione gli impedirà di leggere? La tesi della mia opera è nietzschiana: la filosofia è sempre la confessione dell’autore, la sua autobiografia, e ciò vale anche per Freud. Ammettiamo, per burla, che questo giornalista sia un filosofo: anche lui avrà la filosofia della sua persona. Si capisce subito che correrà in aiuto a un falsario, a un bugiardo, a un affabulatore, a un fanfarone, a una personalità narcisistica, a un megalomane, a un settario, a un uomo che detesta la sinistra e adora i soldi. Infine, la critica di BHL dimostra la paura che, smascherando la psicopatologia di Freud, possa trapelare, fin troppo chiaramente, il vero volto di Bernard-Henri Lévy. Questo «filosofo» che non molto tempo addietro avallava stupro e pedofilia, se perpetrati da un regista celebre e mondano, corre oggi in aiuto a un uomo obnubilato dalla celebrità, ossessionato dal denaro, avido di onori e geloso della sua reputazione, ammiratore di Mussolini, antisemita, paladino dell’austrofascismo di Dollfuss, un anticomunista che si adoperò presso l’Istituto Göring affinchè la psicoanalisi non fosse messa al bando sotto il regime nazista. Stupefacente. Non ci sarà nessun dibattito tra l’esponente di questa Francia intellettualmente ammuffita e gli altri. Ma traggo conforto dalla valanga di mail di sostegno che ricevo da tantissime persone che non fanno parte della mondanità di Saint-Germain-des-Prés. Il successo del mio libro nelle vendite (altro buon motivo per scatenare, nei miei confronti, il rancore di BHL) dimostra che era necessario chiarire la faccenda con un discorso demistificatore. È fatta. Tutto il resto sono chiacchiere. (traduzione di Rita Baldassarre).

http://archiviostorico.corriere.it/2010/maggio/01/Onfray_quelli_che_difendono_Freud_co_9_100501108.shtml

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One thought on “Onfray: quelli che difendono Freud sono i teorici ammuffiti del ’68 (2010)

  1. Daniele Scrobogna ha detto:

    Non mi pare che Freud abbia bisogno di essere difeso da chicchessia. Tutto il suo lavoro sa farlo per lui meglio di chiunque altro. Ma è vero il detto: “Hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono”.

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