I FILOSOFI CHE HANNO FATTO FREUD (2011)

 di Alessandro Pagnini, ilsole24ore.com, 16 gennaio 2011

C’è la filosofia prima di Freud, e chi ne ha ricostruito gli influssi sulla psicoanalisi ha insistito sulle ascendenze schopenhaueriane, nietzscheane e platoniche. E Francesco Saverio Trincia in Freud e la filosofia fa bene a ricordare anche la vicinanza-distanza col maestro Brentano. C’è il milieu culturale della Grande Vienna, che, per autori come Cacciari, Gargani, Toulmin e Le Rider, ha fatto di Freud l’epitome di un ripensamento critico della modernità. C’è infine l’«appropriazione di Freud da parte della filosofia del Novecento», le assimilazioni postume della psicoanalisi da parte di esistenzialismi, marxismi, spiritualismi e decostruttivismi vari; e le pagine che Trincia dedica a un argomentato esame delle influenti letture freudiane di Marcuse e Sartre, oltreché a un possibile recupero in positivo della lettura di un Derrida, fanno encomiabilmente il punto su usi e soprusi. Ma la riflessione personale di Trincia parte da Habermas, che prima di un tardo ripensamento, aveva fatto della psicoanalisi il prototipo di una conoscenza rispondente a un interesse emancipativo che, tramite un’autoriflessione del soggetto, ripristinasse una comunicazione inibita.

Trincia ne apprezza la sanzione contro la riduzione della conoscenza analitica a conoscenza «tecnico-empirica», ma obietta l’imposizione a Freud di un «linguaggio neo-hegeliano e “teorico-critico”» falsante al fondo il senso freudiano originale, non ermeneutico, del lavoro psichico sull’inconscio. Ed è semmai a Wittgenstein, colui che aveva addirittura parlato della psicoanalisi come di una «prassi pericolosa e immonda», che si appella: per liberare davvero Freud da quello che Habermas aveva definito un suo «autofraintendimento scientistico» e per restituire la terapia a una dimensione di «pratica della cura dell’anima» che sia al contempo un modo di pensare il vissuto, un modo «del pensare come vissuto».

Quella che Trincia elabora, sulla scorta di Wittgenstein e anche della fenomenologia, è una “coappartenenza” di psicoanalisi e filosofia che prende le mosse dalla centralità del concetto precategoriale di Erlebnis per “inventare” un sapere “perturbante”, un sapere del pathos e non del logos, di cui né la scienza né la filosofia possono appropriarsi senza una disposizione a dismettere una vocazione fondante e riducente. Nel panorama delle attuali fortune filosofiche della psicoanalisi, a un crescente interesse “etico” per Freud, si aggiunge e si accompagna, con il lavoro di Trincia, un ripensamento radicale del Freud metodologo e epistemologo, nel rispetto del «fascino straniante dell’ascolto di uno psicoanalista» e con esiti che emendano la classica «nozione generale e onnicomprensiva di “pensiero”». Certo, di fronte a forme di pensiero con pretese “conoscitive” che si impongono per la loro differenza, e non per una loro adeguatezza o verità, resta legittimo il dubbio se esse ammontino a “terapia” (nel senso del Wittgenstein che «inverava» Freud) o a “patologia”.

Freud e la filosofia, Francesco Saverio Trincia, Morcelliana, Brescia pagg. 272, euro 20

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-01-16/filosofi-hanno-fatto-freud-082256.shtml?uuid

 

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