Recalcati: “Quel panico dentro di noi” (2011)

di Massimo Recalcati, repubblica.it, 23 giugno 2011

Il panico collettivo è un fenomeno che si fonda sulla  dimensione psichica del contagio, su quella che Freud aveva  denominato “infezione psichica”. Quale è la verità  profonda che si manifesta in questo fenomeno che oggi incontriamo  attraverso le reazioni collettive alla diffusione delle notizie  sui crolli delle borse, sulle difficoltà economiche di un  paese o sulle minacce del batterio-killer? Come faceva notare Freud, sul campo di battaglia il panico esplode quando il  generale cade da cavallo. È la morte o il tracollo del  capo a provocare il timore collettivo e lo sbandamento delle  truppe. Questo perché il panico sgretola i legami e mostra ciò che la comunione euforica della massa tiene invece regolarmente occultato; la solitudine fondamentale dell’essere  umano, la sua inermità, l’insecuritas che accompagna la nostra vita e che non può essere arginata da nessun sistema di difesa.

Ragioniamo ancora un momento su questo  passaggio. Consideriamo innanzitutto l’esistenza di una tendenza gregaria propria dell’essere umano. Erich Fromm parlava di “fuga dalla libertà” per indicare questa tendenza: unirsi, identificarsi in un gruppo, aderire ad un Ideale condiviso, può significare provare a salvarsi dalla solitudine e dalla responsabilità della libertà. Il conformismo dell’identificazione a massa cementa la nostra identità  promettendo illusoriamente di sottrarla al rischio della scelta individuale. Il padre-capo incarna l’ideale collettivo che garantisce identità e protezione. Se però il padre-capo muore, la massa cessa di esercitare la sua funzione di rifugio della vita. In questo senso il diffondersi collettivo del  panico, spesso irragionevole e sproporzionato alla minaccia realmente in gioco, mostra il rovescio della medaglia dell’ identificazione conformista della massa. Se questa  identificazione unifica e rassicura, il panico disperde e genera smarrimento.

Quando ci troviamo di fronte alla diffusione per  contagio del panico, non è solo perché siamo  esposti alla minaccia della malattia e della morte – minaccia che la routine della nostra vita quotidiana nasconde -, ma soprattutto perché il sistema del grande Altro che doveva proteggerci si è rivelato imperfetto, fallace, bucato, vulnerabile, incapace di assicurare quel controllo totale sul terrificante e sull’imprevedibile. È questo allora il  vero cuore del problema di tutti i fenomeni collettivi di panico:  il terrificante non può mai essere integralmente  scongiurato. La difesa della salute, la difesa della vita dal rischio della sua caducità, così come la difesa dei confini di uno Stato, lascia sempre uno spazio vuoto, un margine di imprevedibilità.

Il timore collettivo che crisi finanziarie, batteri, virus, lettere all’antrace, mucche pazze, viarie, attacchi terroristici, passaggi all’atto folli provocano  nella vita della massa rivelano in realtà una verità assoluta e scabrosa di cui preferiremmo non sapere niente: la vita non può mai essere integralmente protetta.  La celebrazione della santità di un papa o la cerimonia di  un matrimonio regale sono anch’essi fenomeni di massa che  però occultano quello che invece l’esperienza del panico rivela spietatamente; essi insistono nel mostrare la potenza del grande Altro della rassicurazione e della felicità. Le  masse, in questi casi, trovano la loro comunione nell’ identificazione collettiva ad un Ideale condiviso. Il contagio  del panico invece fa cadere l’Ideale, mostra il generale d’armata nella polvere, il re nudo, mostra come l’ombrello del grande Altro sia sempre troppo piccolo per proteggere la vita.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/06/23/quel-panico-dentro-di-noi.html?ref=search

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