LA VERA VITA DI SABINA, DA PAZIENTE A PIONIERA DELLA PSICOANALISI (2011)

Un film ripercorre i rapporti della giovane Spielrein con Jung e Freud, ma non valorizza il suo ruolo di studiosa

di Danilo Diodoro, corriere.it, 30 ottobre 2011

C’è una piccola placca commemorativa sulla casa al numero 83 di via Pushkin nella città russa di Rostov. Non la vedono in molti. Lì è vissuta Sabina Spielrein, la prima paziente sulla quale un trentenne Carl Gustav Jung sperimentò nel 1905 l’appena nata tecnica psicoanalitica freudiana. Sabina sarebbe poi diventata anche la più giovane tra le primissime psicoanaliste a pubblicare un articolo sulle nuove teorie freudiane. E introdusse il concetto di istinto di distruzione che molti anni più avanti sarebbe stato ripreso da Freud nella sua opera Al di la del principio di piacere. Ma Sabina fu molto di più. Fu un terremoto per la psicoanalisi degli albori e per lo stesso Jung che venne travolto in una relazione ad alta temperatura emotiva con questa bella e intelligente ebrea russa. Una relazione, alla base anche dell’ultimo film di David Croneberg intitolato A Dangerous Method, nella quale i sentimenti che si svilupparono fra psicoanalista e paziente, ma anche tra un uomo e una donna reciprocamente attratti, erano ancora tra di essi molto indistinti. E fu proprio da questa primordiale confusione che sarebbe stato successivamente sviluppato il concetto di «controtransfert».
Sabina Spielrein era giunta all’osservazione di Jung nell’estate del 1904, quando fu ammessa nella clinica Burgholzli di Zurigo per quella che fu diagnosticata all’epoca come una forma di psicosi isterica, un termine oggi non più utilizzato, ma che può essere comunque ricondotto all’area delle psicosi, i disturbi psichici più gravi. La nuova paziente, che nella cartella clinica è descritta all’ingresso ridente e piangente allo stesso tempo, e afflitta da tic massivi, fu presa in carico dal giovane Jung, che non aveva molta esperienza con questo tipo di patologia. Fino ad allora, il trattamento più frequentemente utilizzato in tali casi era l’ipnosi. Ma Jung decise che con Sabina avrebbe provato a sperimentare la nuova tecnica psicologica che in quegli anni cominciava a circolare soprattutto nei Paesi europei di lingua tedesca: la psicoanalisi del dottor Sigmund Freud di Vienna. La teoria e la tecnica della psicoanalisi non erano però ancora ben definite, così Jung, che era sposato, si ritrovò esposto a un’intensa relazione affettiva con Sabina, nel tentativo di aiutarla. E la terapia sembrò funzionare: nel giro di sei mesi la paziente non aveva più sintomi e anzi la primavera successiva decise di seguire gli studi di Medicina, con l’intento di diventare anche lei psicoanalista. Intanto Jung era ormai un fervente seguace di Freud, proprio in virtù degli ottimi risultati che riteneva di aver raggiunto nel trattamento di Sabina. Jung e Freud iniziarono una corrispondenza che sarebbe andata avanti per anni fino alla loro rottura e alla “scissione” della psicoanalisi junghiana da quella freudiana. La relazione tra Sabina Spielrein e Jung era però diventata intanto una bufera passionale, come emerse dopo che nel 1980 lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto pubblicò il libro Diario di una segreta simmetria – Sabina Spielrein tra Jung e Freud. «Carotenuto venne in possesso dei documenti trovati negli scantinati del Palais Wilson a Ginevra, la vecchia sede dell’Istituto di psicologia» dice la dottoressa Ursula Prameshuber psicoanalista del CIPA, Centro italiano di psicologia analitica.
Tra questi documenti c’erano i diari di Sabina Spielrein e la sua corrispondenza con Jung e Freud. Fino a quel momento il nome di Sabina Spielrein era legato soltanto ad alcuni note a piè di pagina nelle opere dei due grandi psicoanalisti. La scoperta dei diari e delle lettere gettò una nuova luce sulla sua personalità, mostrando l’importanza emotiva e intellettuale che lei aveva avuto per Jung e il rapporto di reciproca stima che si era instaurato con Freud». Tra Sabina e Jung la passione crebbe al punto che i due cominciarono a condividere fantasie onnipotenti di fusione tra la “razza” ariana, alla quale apparteneva Jung, e quella ebrea. Fantasticavano di avere un figlio, che avrebbero chiamato Siegfried e che avrebbe rappresentato una sorta di mescolanza eroica fra ariani ed ebrei. Ma nel 1908 la grandiosa fantasia andò in frantumi, quando Jung ebbe dalla moglie Emma un (vero) figlio maschio, Franz, che si aggiungeva alle due figlie femmine. Jung ebbe un primo risveglio dall’incanto passionale, e nel 1911 Sabina si trasferì a Vienna dove entrò nella Società psicoanalitica.
Dice ancora la dottoressa Prameshuber: «Sabina è conosciuta più per la sua storia con Jung che per la sua produzione scientifica, eppure ha pubblicato in varie riviste scientifiche più di trenta articoli. Il più conosciuto e citato, scritto nel 1912, è «La distruzione come causa della nascita» con il quale fu ammessa alla Società Psicoanalitica di Vienna. In questo articolo parla della componente distruttiva dell’istinto sessuale, idea poi rielaborata da Freud con il concetto di “pulsione di morte”. Ma sviluppò anche idee molto originali e moderne per la sua epoca, specialmente nell’ambito della psicoanalisi infantile e della psiche femminile. La vicenda umana di Sabina ebbe una fine tragica. Nel 1923, su consiglio di Freud, tornò a Mosca e poi a Rostov, dove si riunì al marito, un medico russo sposato nel 1912. Ebbe due figlie, ma nell’agosto 1942 i tedeschi che avevano invaso la Russia giunsero a Rostov e rastrellarono gli ebrei. Sabina, pur avendone avuto la possibilità, non aveva voluto fuggire e così lei e le figlie furono trucidate.

http://www.corriere.it/salute/11_novembre_01/jung-paziente-sabina-di-diodoro_51eb9f92-0198-11e1-994a-3eab7f8785af.shtml

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