L’IMPORTANZA DI OSPITARE A LECCE IL PENSIERO DI JACQUES LACAN

di Francesco Lefons, 20centesimi.it, 4 novembre 2011

Non è semplice per un giornalista raccontare gli esiti di un convegno dedicato Jacques Lacan senza scrivere cialtronerie. Per ovvi motivi di incompetenza. Ciò che è possibile registrare, tuttavia, è l’importanza scientifica e politica dell’evento. Ieri all’Università del Salento si è celebrata una prima volta: il nome dello psicoanalista francese, di cui quest’anno ricorre il trentennale della morte, non era mai entrato dalla porta principale dell’Ateneo salentino. Per tutta una serie di ragioni che in parte hanno a che fare tanto con il pensiero scomodo e rivoluzionario dello stesso Lacan, e in parte con la pressoché totale assenza di una tradizione psicologica (men che meno psicoanalitica) all’Università del Salento. Non è un caso che a organizzare il convegno sia stato Mimmo Pesare, giovane e coraggioso ricercatore dell’Università del Salento (nonché blogger di 20centesimi), che all’Università insegna Psicopedagogia dei linguaggi comunicativi per il corso di laurea in Scienze della Comunicazione. E non è un caso che proprio da un corso di laurea come Scienze della Comunicazione – giovane anch’esso (quest’anno appena dieci candeline) – arrivi un simile impulso in un Ateneo accomodato su una pax accademica incapace di produrre effervescenza culturale. Soprattutto in ambito umanistico. Sull’importanza politica, oltre che scientifica, del convegno di ieri su Lacan è intervenuto, a mente fredda, lo stesso Pesare.

Credo che ogni volta si cerchi sottolineare il lato rivoluzionario di alcuni sistemi di pensiero e lo si “traduca” per una comunità allargata, là c’è sempre una importanza politica. È l’importanza politica del pensare, avrebbe detto Sartre. Lecce non ha mai dedicato spazio e approfondimento a Jacques Lacan e ci sono voluti 30 anni dalla sua morte per introdurre la sua opera qui. Forse perché si tratta di un pensiero scomodo, che fa i conti con la singolarità del desiderio di tutti noi e quindi va oltre un certo modo di pensare che si attesta su posizioni più rassicuranti. Ma occorre smantellare l’equivoco che Lacan predicasse un pensiero “gaudente”. Probabilmente dire che l’etica contemporanea deve essere un’etica del desiderio (e non un’etica del godimento, o come dice Lacan, della “jouissance”) va proprio nella direzione opposta: io sono “un soggetto” solo se mi assumo la responsabilità di sapere cosa desidero veramente, e il desiderio esiste solo in compartecipazione con la legge. In questo senso la psicoanalisi rappresenta anche una lezione per la politica e per i nostri politici, sempre più alienati nel “godimento”, sempre più lontani dal proprio desiderio e sempre più allergici alla “Legge”.

Insomma, ieri a Lecce, nell’aula Sp4 dello Sperimentale Tabacchi, c’erano alcuni dei migliori pensatori italiani, nonché studiosi del pensiero di Lacan, tra i quali Massimo Recalcati, Matteo Bonazzi, Rocco Ronchi, Marisa Fiumanò, Bruno Moroncini e Fabrizio Palombi. E c’era una platea sorprendetemente affollata di studenti ipnotizzati ben oltre i limiti fisiologici dell’attenzione dalla forza di un’argomentazione scientifica a tratti criptica ma seducente; immersa nell’attuale ben più di quanto ci si potesse aspettare. Ciò che è mancato, e la cosa era visibile a occhio nudo, è stata la comunità scientifica salentina. Filosofi e psicologi assenti ingiustificati, ma soprattutto assenti. E mancavano i media (giustificati?), che hanno ignorato il convegno per via di una presunta non notiziabilità. Ma, come ebbe a dire Lacan, “la verità è l’errore che fugge nell’inganno ed è raggiunto dal fraintendimento”.

http://www.20centesimi.it/blog/2011/11/04/limportanza-di-ospitare-a-lecce-un-convegno-su-jacques-lacan/

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