QUE RESTE-T-IL DE LACAN?

Ultime volontà. A trent’anni dalla morte del maestro francese della psicoanalisi, volano gli stracci tra gli eredi. Discepoli, parenti, editori. Tutti contro tutti. Una pochade finita in tribunale

La racconta Marco Filoni, IL, 11 novembre 2011

L’unica eredità di Lacan che fa discutere è quella testamentaria. Ne sono protagonisti alcune importanti figure dell’intellighenzia d’Oltralpe. Fra tutti, Jacques-Alain Miller ed Elisabeh Roudinesco, solenni officianti del rito lacaniano. Miller è curatore dei seminari dello psicoanalista, nonché marito di Judith Miller nata Lacan. Elisabeth Roudinesco, biografa di Lacan e sua stimata studiosa invece, è compagna di Olivier Bétourné, che siede alla testa della Seuil (l’editore che pubblica i seminari lacaniani). Qualche settimana fa, Miller ha letto pubblicamente una missiva indirizzata a Bétourné: «Io sono sempre qui, Olivier, e ho finito la serie di venticinque libri del Seminario di Jacques Lacan (…). Ma lei ha tessuto una rete di silenzio intorno a me. Tutte le librerie di Francia si sono fatte persuadere che sono irraggiungibile, che dovevano abbandonare qualsiasi idea di invitarmi. Lei porta la vergogna in questo editore, Olivier, perciò me ne vado. E porto con me questi dieci Seminari, di cui nove sono terminati. Lei non ha alcun diritto su questi Seminari e non potranno esser pubblicati da un uomo come lei. La collana Champ Freudien termina. Doveva il suo nome a Lacan. Lei non riuscirà a sopprimerla. Io ne riprenderò il titolo. Come responsabile dei diritti morali di Lacan sulla sua opera, le vieto di utilizzarlo, pena le conseguenze giudiziarie. Io lo lascio alla Storia».

Il succitato Olivier non ha perso la calma. Con molta nonchalance ha ribadito che si tratta di una questione puerile. E che, se come ha annunciato Miller vuol cambiare da Seuil a La Martinière, non resta che passare dal sesto al quarto dello stesso gruppo editoriale. Ma i lacaniani francesi non sono placidi e miti studiosi. Qualcuno di loro esercita una forte pressione su Miller affinché pubblichi i Seminari più velocemente. Lo portarono persino in tribunale, tre anni fa. L’udienza al tribunale di Parigi era tanto insolita quanto surreale. Da un lato i membri dell’Associazione degli amici di Jacques Lacan; dall’altro, chiamato in giudizio, il genero Miller. Una considerevole folla si accalcava alle porte dell’aula aspettando impaziente e rumorosa che finissero le arringhe ritardatarie dell’udienza precedente – un’oscura battaglia legale sull’utilizzo del lussuoso marchio degli orogolo Breitling. Tanta la calca che i vari avvocati di passaggio si informavano curiosi: «Di che si tratta? Lacan? Ah… E che cos’è Lacan?».

La questione riguardava i tempi di pubblicazione dei famosi Seminari dello psicoanalista. Alla sua morte ne rimanevano inediti ancora ventidue. Miller, dal 1981 al 2006, ha pubblicato sette Seminari, cioè uno ogni tre anni e mezzo. Di questo passo la loro integralità sarà resa pubblica sono nel 2048, quando Miller avrà quindi 102 anni. Impazienti di leggere ciò che avevano religiosamente ascoltato, i discepoli del maestro hanno denunciato l’inammissibile lentezza del curatore, argomentando che tali lezioni «Appartengono al patrimonio culturale della Francia». Hanno perciò chiesto di fissare al 2010 la data ultima per completare l’edizione. L’avvocato di Miller, da parte sua, ironizzando sul fatto che non basta battezzarsi amici per esserlo, ha posto la questione del rigore filologico di verifica della lezione orale. Il giudice aveva saggiamente auspicato una mediazione fra la volontà dello psicanalista – che si è scelto il suo curatore – e l’impaziente comunità lacaniana.

Ma aveva dovuto cedere alle rispettive intransigenze, riservandosi di pronunciare la sentenza. Sentenza poi arrivata qualche mese dopo con un verdetto favorevole a Miller. Egli non ha compiuto alcun abuso nella divulgazione dell’opera scritta di Lacan, e tanto meno nessuno può imporgli di lavorare più velocemente in questo esercizio. Quindi gli “amici” di Lacan sono stati condannati alla pubblicazione del verdetto su tre giornali a scelta di Miller, nonché al pagamento di un euro di danni e interessi per procedura abusiva nei suoi confronti – e vista la somma richiesta, si può immaginare che anche il giudice si sia divertito.

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