Parla Antonio di Ciaccia, uno dei massimi esperti di Lacan. NO A GUERRE DI RELIGIONE. MA LA PSICOANALISI FUNZIONA

di Marco Filoni, Il Venerdì di Repubblica, 23 marzo 2012

Se in Francia alcuni psicanalisti sono accusati di trincerarsi dietro a un muro, in Italia c’è chi ama il confronto e il dialogo. È il caso di Antonio Di Ciaccia, il nostro massimo esperto di Lacan e curatore dei suoi scritti (da Einaudi). Ha una lunga pratica analitica alle spalle e una ventina d’anni fa, con l’aiuto dello Stato belga, ha fondato una “scuola speciale” per bambini autistici. Ed è stata un’esperienza piuttosto fortunata. “Mi sono subito reso conto che non si poteva applicare la psicoanalisi sic et simpliciter. Ritenevo che bisognasse inventarsi qualcosa di nuovo, ovvero servirsi degli insegnamenti della psicoanalisi per creare un adeguato ambiente di vita. Non c’erano sedute di terapia, ma c’era la continua volontà di suscitare nei bambini autistici un desiderio servendosi delle identificazioni e dell’intreccio tra desiderio del bambino e desiderio dell’adulto. E questo metodo ha prodotto qualche buon risultato”.

E rispetto alle Terapie cognitive comportamentali?
“Sarebbe auspicabile che i genitori, visto che i bambini autistici non possono decidere, potessero scegliere il metodo di cura. Se preferiscono quelo comportamentale, benissimo. Ma è necessario che le autorità lascino la libertà di scelta e che i genitori possano ricorrere anche a metodi che si ispirano alla psicanalisi”.

Qual è la differenza fra il metodo psicoanalitico e quello comportamentale? 
“Noi cerchiamo di stimolare il paziente sul versante del desiderio, mentre il metodo comportamentale è piuttosto una ripetizione di modalità che sono impositive: risponde a un protocollo”.

Lei ritiene che la psicoanalisi sia sotto attacco?
“Personalmente ho paura quando la psicanalisi non è sotto attacco. Mettendo l’accento su quel sapere che “il soggetto non sa di sapere” (questa la definizione lacaniana di inconscio), la psicoanalisi necessariamente non può esser accettata con leggerezza dalla società. Quando questo avviene, significa che ha perso la sua capacità di essere la “peste” freudiana. Mi preoccupa piuttosto che in America la psicoanalisi sia entrata nella società come un elemento fra gli altri. E allora cosa produce? Una caricatura, come quella che fa molto bene Woody Allen. Ebbene, per me questa non è psicoanalisi”.

http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2012/03/24SI96025.PDF

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