Intervista. IL GENERO DI LACAN: I FRANCESI HANNO BISOGNO DI UNO SPECCHIO. IL PRESIDENTE NON LO È STATO

“Sarkò ha lasciato trapelare eccessivamente il suo io. Hollande non è affatto molle, è un centrista durissimo”

di Cesare Martinetti, lastampa.it, 6 maggio 2012

Ma come stanno i francesi? «Come la signora di Shangai, nella scena finale del film di Orson Welles – ci dice Jacques-Alain Miller .- con Rita Hayworth circondata da decine di specchi ognuno dei quali riflette un’immagine diversa. Ecco: non sanno più chi sono, forti o deboli, grandi o piccoli. Si muovono nella nebbia, cercano uno specchio normale nel quale riconoscersi». Sarà davvero François Hollande questo «specchio» normale? Lo sapremo questa sera. Intanto è bene ascoltare Miller che i francesi li conosce bene perché li ascolta ogni giorno dal lettino che fu quello di Lacan del quale ha sposato la figlia e del quale è considerato l’erede. In effetti lo sguardo dello psicanalista ci libera un po’ dal sovraccarico di politologi che straparlano a Paris scommettendo – attenti: è cominciata la corsa a saltare sul carro del vincitore – su François Hollande, nonostante il vantaggio del socialista si sia enormemente assottigliato nelle ultime ore. Miller però ci può spiegare com’è avvenuto che il super Sarkò che aveva promesso sfracelli corra ora il rischio – l’espressione è dello stesso Miller – di venire «risputato come il nocciolo di una ciliegia». Ripartiamo dall’inizio. C’era una volta il presidente della “rupture” eletto con il 53 per cento dei voti… «Che doveva risvegliare la bella addormentata nel bosco dopo gli anni del conservatismo di Chirac e anche di Mitterrand. La sua popolarità – ricorda Miller – era altissima, ma in un anno appena è crollata e non è mai più risalita».
Perché?
«Lei conosce la storia secondo cui i monarchi hanno due corpi: quello umano e quello della nazione. Ecco diciamo che mentre i predecessori di Sarkozy, da De Gaulle fino a Chirac, chi più chi meno, ha sacrificato il primo al secondo, Sarkozy ha fatto esattamente il contrario: si è visto un presidente sudare nello sforzo fisico del jogging ed esibire la sua fisicità, persino l’intimità”.
E questo non va bene?
«Diciamo che i francesi hanno avuto con Sarkozy molta meno pazienza degli italiani con Berlusconi… Diceva De Gaulle che i nostri compatrioti vogliono un presidente monarca, deve avere l’ “hauteur”, la distanza, la dignità della funzione. Sarkozy ha contrariato l’habitus francese, non ha pagato l’imposta ipocrisia che è richiesta nello svolgimento di una funzione pubblica: certe cose si fanno e non si dicono. Nominare il proprio figlio a capo di una grande agenzia dello Stato senza che questo abbia nemmeno i requisiti minimi, non si fa».
L’hanno anche definito il presidente dei ricchi, ma non mi pare che i francesi abbiano orrore per la ricchezza.
«Certo che no, ma l’altro grande stereotipo nazionale è la pratica della dissimulazione del culto del denaro, deriva dalla tradizione cattolica: San Tommaso, che è sepolto a Tolosa, diceva “turpitudo, ma vi aderisce la gauche e anche la destra e persino l’ultradestra. Tutta la retorica del Front National è contro i plutocrati. De Gaulle alla fine della sua vita disse che il grande nemico era il denaro, Mitterrand esibiva disprezzo per l’argent .In Francia, anche i ricchi accumulano nella discrezione».
E invece Sarkozy?
«Ha cominciato fin dall’inizio ad ammirare i ricchi e a dire pubblicamente, io ero presente a un pranzo nel quale fece la confessione che uno degli obbiettivi della sua vita era diventare ricco dal momento che ricco non era…».
Nella caduta di popolarità di Sarkozy ha giocato anche il rapporto con Carla Bruni?
«Certo i francesi non erano abituati. La moglie di De Gaulle veniva chiamata “la zia”, quella di Giscard sembrava un vaso di fiori, quella di Mitterrand alla fine apparve a tutti come una donna tradita. Anche in questo caso Sarkozy ha esibito ciò che non si esibisce: non la felicità, ma il godimento. E questo malgrado Carla Bruni abbia sempre avuto un atteggiamento schivo. Io la conosco, è una buona persona, l’ho molto ascoltata e capisco in che senso lei sinceramente si definisca una persona modesta. Persino Mélenchon ha riconosciuto il suo charme. È molto interessata alla psicanalisi, lei stessa è in analisi, e ne parla in maniera intelligente».
Lei conoscerà anche Hollande.
«Sì, l’ho incontrato e l’ho ascoltato. Aveva la reputazione del più “molle” nel Ps, un partito dove il super Io marxista imponeva di non permettere che ci fosse mai qualcuno a sinistra della sinistra. Non dimentichiamo che fino a non molti anni fa nel Ps si discuteva ancora se il capitalismo andava abolito in tre mesi o in tre anni. Bè, Hollande ha fatto il salto prima di tutti: altro che molle, è il più duro dei centristi. Tutti pensavano che fosse un fesso e invece ha fatto fessi tutti, come Lorenzaccio nella commedia di de Musset. È umile, vive in un appartamento modesto, non è ricco e non vuole esserlo. È normale». Lo specchio perfetto nel quale riconoscere la propria ipocrisia.

Il mito dei seminari. LACAN, L’ERETICO DELLA PSICOANALISI

di Redazione

Nato a Parigi nel 1901 e morto 80 anni dopo, Jacques Lacan è il grande eretico della psicoanalisi. Aveva due idee-faro: che l’inconscio è strutturato come un linguaggio e che occorreva tornare all’insegnamento originario di Freud, mescolando i diversi saperi, dall’arte alla letteratura, dalla filosofia alla linguistica. La Società di Psicoanalisi di Parigi non accetta però le sue idee, così nel 1953 Lacan la lascia e fonda, con altri transfughi, la Société française de Paris, che non avrà mai il riconoscimento ufficiale. Anzi, dieci anni dopo, Lacan viene scomunicato. Fonda allora l’École Freudienne de Paris, poi scioglie anche quella e crea l’École De la Cause Freudienne.  Il riconoscimento negato dai collegi gli arriva però dalle migliaia di frequentatori dei suoi celebri seminari, pubblicati postumi.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/453021/

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