I nuovi eroi seguono il godimento e se ne fregano della legge. Esce il nuovo libro di Simone Regazzoni

di Virginia Perini, affaritaliani.libero.it, 10 settembre 2012

La spietata assassina di Tarantino, che in nome della vendetta e della “sua” giustizia fa una strage, è un’eroina postmoderna. Come Batman, il cavaliere oscuro, che non sopporta Superman e la retorica del bene comune e ha un solo motto: “dobbiamo essere criminali”. O ancora, è un eroe della nostra epoca il dottor House, disposto a salvare i propri pazienti anche a costo di ucciderli. Ma più di tutti Dirty Harry Callaghan, accusato troppo spesso di essere uno “sbirro fascista”.
In molti si stanno chiedendo che cosa abbia spinto il filosofo Simone Regazzoni a teorizzare l’Eroe postmoderno nel nuovo libro Sfortunato il paese che non ha eroi. Etica dell’eroismo (Ponte alle Grazie). Le risposte sono molte. La cultura sta cambiando. L’esempio dei valorosi uomini capaci di straordinari atti di coraggio, disposti al consapevole sacrificio di se stessi in nome del bene altrui o di quello comune, ha ceduto il passo a nuove figure di riferimento nate nel mondo del cinema, del fumetto o delle serie tv. Un mondo artistico per forza di cose più vicino e familiare, soprattutto alle nuove generazioni, e, per questo, destinato a incidere sulla cultura. Così l’autore della Filosofia di Lost apre un dibattito critico che coinvolge anche la sinistra di questi anni; l’intento è sovvertire un ordine culturale asservito a un pericoloso connubio di Morale e Legge. E per farlo, come al solito, parte dagli spunti più libertari e innovatori presenti in alcune icone della cultura di massa che, inevitabilmente, si stanno sostituendo ai vecchi modelli, molti dei quali risultano ormai anacronistici.

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Ma di quale eroismo stiamo parlando?

Di un tipo tutto nuovo. Un eroismo senza una Causa per cui combattere, che non chiede sacrifici per il bene comune, il bene dell’altro, la patria, l’umanità intera. Un eroismo in cui occorre mettere in gioco una sola Cosa: il proprio singolarissimo godimento, sfidando pregiudizi, buone maniere, regole, norme sociali. Il compito della nuova etica dell’eroismo è fare fuori l’idiota della morale, ligio alla Legge e al dovere in maniera ottusa, per elevare chi è determinato nel perseguire un proprio obiettivo con tenacia, obbiettivo ingiudicato e ingiudicabile secondo i valori della morale comune.

Nel nuovo libro si delinea un nuovo significato di eroe. Che caratteristiche ha?

In primo luogo rompe con il moralismo contemporaneo, che non è solo la cifra di un pericoloso discorso sulla donna ma, più in generale, ossessiona oggi la cultura di sinistra e la filosofia che tra Marzano, Mancuso e De Monticelli rischia di trasformarsi in una predica per educande. Come ho scritto in modo un po’ duro nel libro (ma non ogni tipo di violenza è cattiva violenza, e non c’è etica senza violenza): si tratta di fare fuori l’idiota della morale per ripensare l’eroismo come atto etico al di là delle Legge, come atto di fedeltà al proprio desiderio assoluto o godimento. Che non ha nulla a che fare con il piacere o il proprio tornaconto personale. L’eroe di cui parlo non è un soggetto edonista, ma è qualcuno che va fino in fondo sul proprio cammino. Pensiamo a un personaggio come House: una straordinaria figura etica che non ha nulla a che fare con il moralismo, le prediche o le buone intenzioni. Segue sempre e solo la sua “Cosa”, il suo desiderio assoluto. Lo stesso si potrebbe dire dei personaggi di Clint Eastwood di cui mi occupo nel libro, a partire dall’indimenticabile ispettore Callaghan per lungo tempo trattato come una specie di giustiziere fascista. In questo senso il mio eroe, che riprende l’eroismo di cui parla Lacan ne L’etica della psicoanalisi, è una risposta all’etica del desiderio sottoposta alla Legge del Padre di cui parla Recalcati. L’etica dell’eroismo porta a compimento, senza nostalgia, il nichilismo per portare alla luce un nuovo tipo di soggetto che provo a pensare usando filosofia, psicoanalisi e cultura di massa: Zizek, Lacan, John Milius, Clint Eastwood, Batman.

Quindi è eroe chi vive secondo “valori” totalmente personali?

Più che di valori parlerei proprio, per usare la formula di House e Lacan, di una Cosa: quella Cosa che ci spinge a essere ciò che siamo e a fare ciò che dobbiamo fare. Senza preoccuparci troppo dei giudizi e delle valutazioni degli altri. Si tratta, in termini nietzschiani, di diventare ciò che si è, di andare fino in fondo sul proprio cammino senza lasciarsi distrarre o fermare dagli altri e mantenendo sempre una certa ironia, come capacità di saperci fare con il proprio godimento.

C’è un vantaggio collettivo?

Può esserci, ma non è né deve essere il movente dell’atto. Anche perché è sempre molto pericoloso agire in nome di un presunto interertesse, vantaggio, bene collettivo: è lì che si commettono spesso le cose peggiori. Detta così può sembrare una provocazione. Ma proviamo a pensarci. Quando qualcuno ci dice che lo sta facendo per il nostro bene, normalmente non ci sentiamo proprio rassicurati bensì minacciati. L’altro, nessun altro può e deve decidere del mio bene, tantomeno del bene di tutti. In questo senso il mio eroe è l’opposto di quello tratteggiato da Wu Ming 4 ne L’eroe imperfetto che si assoggetta all’idea di bene comune. Come ha scritto Zizek “il bene comune è un’ottima scusa per compromettere il proprio desiderio”. Il mio eroe non cerca né scuse né alibi.

L’eroe è dunque un individualista?

Sì o meglio: è un singolo che pensa la propria etica nella dimensione dell’assoluta singolarità. Per questo ho usato figure solitamente classificate come individualisti anarchici. In realtà dietro queste figure c’è un originalissimo pensiero della singolarità su cui occorre riflettere mettendo da parte le accuse contro la società individualista. Per fortuna ci siamo lasciati alle spalle i disastri della comunità. Si tratta ora di smettere di fare la morale agli altri per lavorare su noi stessi. L’etica dell’eroismo è un esercizio della singolarità, un esercizio per diventare ciò che si è.

Quali conseguenze genera un’etica del godimento?

Ogni atto etico genera conseguenze al fondo imprevedibili, e il peggio, cioè il male, è sempre possibile, benché naturalmente non sia il movente. Ma a priori non posso escluderlo, e ne sono comunque responsabile. Le conseguenze non possono che essere valutate volta per volta, a posteriori.

Ma perché la società postmoderna “dà vita” a questo tipo di eroismo?

Nel momento in cui i valori supremi si sono svalutati sono emersi tre tipi di soggetti nel deserto del nichilismo. I soggetti reattivi alla ricerca dei valori perduti, a loro modo involontariamente comici come John Goodman ne Il grande Lebowsky quando esclama “Nichilisti? Mi venga un colpo! Allora è meglio la dottrina nazionalsocialista, se non altro ha alla base l’ethos”. I soggetti cinici che cercano di sopravvivere guardando solo al proprio immediato tornaconto. E un nuovo tipo di eroi che senza nostalgia per i valori perduti, è capace di atti etici come atti di fedeltà alla Cosa del desiderio assoluto o godimento.

E l’ironia? Perché è così importante?

Perché è un modo di saperci fare con il proprio desiderio assoluto. L’eroe è sì fedele al godimento, ma sa giocare con esso, sa mantenere una certa distanza, facendo così tabula rasa della retorica eroica. Questo permette al soggetto di non cadere immediatamente preda della pulsione di morte che è parte del godimento.

In che senso la sinistra ha più bisogno di Clint Eastwood che dalla morale del bene comune? Cioè, in che modo il nuovo modello di eroe può fornire nuovi spunti alla sinistra?

La sinistra oggi attraversa una crisi culturale da cui non uscirà certo con scorciatoie come quella del bene comune e dei beni comuni. Per avere ben chiaro il limite di questo tipo di discorso che vagheggia una specie di ritorno alla comunità basta leggere il manifesto dei beni comuni di Ugo Mattei pubblicato per Laterza, un misto di buoni sentimenti, ingenuità politiche e fantasie reazionarie. La democrazia di massa è la fine di ogni comunità: essa è lo spazio della giustizia come possibilità data a tutti di realizzare la propria idea di bene e non di un fantomatico bene comune. In quest’ottica la lezione dei personaggi di Eastwood, portatori di un’etica della singolarità, è oggi utilissima a sinistra per fare piazza pulita di un certo antiquariato concettuale. In fondo la fascinazione che a sinistra abbiamo per Eastwood deriva dal fatto che sentiamo che nelle sue opere c’è qualcosa che ci permette di andare al di là del nostro orizzonte culturale, simbolico, che troppo spesso, per pigrizia, conformismo, timore del giudizio dell’altro, non abbiamo la forza di mettere in discussione. E’ tempo di sbarazzarci della sinistra noiosa, moralista, sempre pronta a fare prediche cresciuta all’ombra del berlusconismo. E un vecchio cowboy spietato può fare al caso nostro.

Quindi, alla luce di tutto, chi tra le persone reali oggi potrebbe essere l’esempio del nuovo eroe?

Chiunque, anche la persona all’apparenza meno coraggiosa e eroica. Chiunque sappia percorrere fino in fono la propria strada, nonostante le difficoltà e il prezzo da pagare. Non si tratta di cercare grandi personaggi in grado di compiere grandi azioni. Per questo in epigrafe al libro ho citato queste parole di Lacan: “Ho contrapposto l’eroe all’uomo comune, e qualcuno si è offeso. Non li distinguo come due specie umane – in ciascuno di noi c’è la via tracciata per un eroe, ed è appunto da uomo comune che la si realizza”.

CasaPound ti ha invitato a discutere del libro a Roma. Andrai a costo di scatenare polemiche o rifiuterai l’invito?

Andrò, a novembre. Inutile girarci in giro: lo spettro del fascismo aleggia attorno alla figura dell’eroe. Non si tratta di esorcizzarlo, ma di affrontarlo a viso aperto. Ho scritto un libro sull’eroismo in cui evoco criticamente lo spettro del fascismo. Se CasaPound mi invita per discuterne non mi tiro certo indietro per timore di subire qualche contestazione a sinistra, dove mi colloco, o di finire nelle liste di proscrizione dei sinceri democratici. Ringrazio dell’invito e vado. Ma sia ben chiaro: non vado a CasaPound per dare lezioncine di morale o di democrazia a nessuno. Vado per ascoltare quello che hanno da dire e per dire la mia. Né supponenza, né, per parafrasare il grande Tarantino, “pompini a vicenda”.

http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/i-nuovi-eroi-seguono-il-godimento-e-se-ne-fregano-della-legge-esce-il-nuovo-libro-di-simone-regazzoni.html

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