LA STANZA DEI LIBRI – Sfortunato il paese che non ha eroi. Etica dell’eroismo (Ponte alle Grazie, Milano, 2012) di Simone Regazzoni

di Cesare Catà, informazione.tv, 8 ottobre 2012

È destinato a suscitare ampi dibattiti e profonde riflessioni l’ultimo libro di Simone Regazzoni, Sfortunato il paese che non ha eroi.

Etica dell’eroismo (Ponte alle Grazie, Milano, 2012, 115 pp.), in cui  l’autore prende in esame alcune iconiche figure eroiche della cultura  pop per offrire uno sguardo originale e provocatorio sul significato di  ciò che chiamiamo “etica”. Molti lettori “di sinistra” resteranno  scandalizzati dalla tesi di fondo cui il libro giunge, così come molti  lettori “di destra” rimarranno delusi dalle tesi di fondo cui il libro  non giunge.

Gli altri, quelli che leggeranno il testo con il criterio eminente dell’intelligenza, vi troveranno gemme di pensiero con cui confrontarsi su di un tema-chiave dei nostri giorni: perché il nostro è un tempo senza eroi? E soprattutto: cosa significa, davvero, essere eroi? La risposta che propone l’Autore è spiazzante e radicale: essere eroi significa, in ultima analisi, essere fedeli a se stessi, alla parte abissale che costituisce il soggetto umano. Dunque, l’eroe non può essere concepito in base a nessuna norma (pre)definita, in quanto il suo agire è de-stabilizzante, non obbedisce a nulla se non alla “Cosa”. L’eroe è colui che, seguendo la “Cosa”, infrange la Legge. Come Batman. O come il Clint Eastwood-Ispettore Callaghan di John Milius.

Il titolo del saggio è un’evidente inversione del celebre adagio brechtiano secondo il quale è “fortunato il paese che non ha bisogno di eroi”, massima divenuta un vademecum dell’egualitarismo. Il primo bersaglio critico cui Regazzoni mira è infatti costituito da quelli che vengono definiti gli “intellettuali di sinistra”, paralizzati in una visione che, con una battuta di Eastwood, il libro definisce “da femminucce”. Tuttavia, l’Autore non intende in alcun modo recuperare un’idea reazionaria di eroismo per sviscerarla e “nobilitarla” sottraendola all’alveo della cultura conservatrice, com’è accaduto in Italia con molti principi nietzschiani e heideggeriani. Il saggio di Regazzoni sbarra infatti coscientemente la strada a ogni fascinazione romantica e cavalleresca dell’idea di eroe.

Quella che Regazzoni propone, in ultima analisi, non è una fenomenologia di Clint Eastwood simile a quella proposta qualche anno fa da Eco sul personaggio di Mike Bongiorno. In Regazzoni non c’è nessun intento sociologico, quanto piuttosto la volontà teoretica di ripensare – fuori dagli schemi novecenteschi della politica e in aperto contrasto con il dibattito filosofico contemporaneo che ancora su tali schemi è invischiato – che cosa sia davvero l’etica.

Per questo ripensamento, l’Autore segue la metodologia “anti-adorniana” che contraddistingue ormai il suo stile di pensiero (delineatosi in saggi di successo come Pornosofia o La filosofia di Lost): egli interroga, mettendoli sullo stesso piano, concetti della tradizione filosofica e fenomeni pop-mediatici, instaurando con essi un unico dialogo ermeneutico. Sulla scorta di Derrida, di cui Regazzoni è allievo e seguace, lo sviluppo del testo è tipicamente decostruzionista: viene focalizzata l’attenzione su di un concetto paradossale inerente l’etica (l’eroismo), per scorgere la “disseminazione del senso” che il concetto, portato al suo parossismo, esprime. In particolare, essendo l’eroismo l’aspetto teleologico dell’etica, ed essendo esso altresì definito da Regazzoni come la trascendenza della Legge da parte soggetto eroico, l’etica viene a staccarsi dall’idea di giustizia, aprendo così la strada a una riflessione  che concepisce l’etica indipendentemente dall’idea metafisica di bene.

È appunto questo il nodo teoretico del saggio: se, e in che termini, possiamo e dobbiamo pensare un’etica a prescindere dalla giustizia definita dalle norme? È l’osservazione del momento apicale dell’etica – l’eroismo, appunto – che spinge l’Autore a questa radicale domanda decostruzionista. Se  la metodologia per questo approccio proviene all’Autore da Derrida, per quanto riguarda la sostanza teorica del saggio Regazzoni guarda a Jaques Lacan e a suoi noti allievi quali Jaques Alain-Miller e Massimo Recalcati. Il concetto di matrice lacaniana sul quale Regazzoni fa ruotare l’asse dei suoi ragionamenti è il “godimento”, evocato a più riprese nel testo.

Lacan pensa il soggetto umano in termini anti-cartesiani: l’io, la dimensione dell’ego, è non più di un sintomo, poiché l’uomo è abitato da un’estraneità (l’inconscio, la Cosa) che lo determina; nel “godimento”, egli obbedisce a tale estraneità non soggetta alla interdizione del Super-io (interdizione che Lacan chiama Legge del Padre). È proprio su questo punto che viene terremotata la nozione classica di etica definita in termini kantiani. All’imperativo categorico del “Tu devi”, viene sostituito il lacaniano “Tu devi godere”. Con ciò, la nozione di giustizia viene espulsa dall’orizzonte dell’etica. Questo confronto corrosivo tra Lacan e Kant è al centro di un recente saggio di Alenka Zupancic, filosofa slovena allieva di  Slavoj Žižek, altra stella fissa di Regazzoni. Quest’ultimo declina con il suo testo un esperimento di “resilienza” dell’etica kantiana sotto la prospettiva di Lacan, per analizzare (e psicanalizzare, in un certo qual senso) la mancanza e la sete d’eroi del nostro tempo. Se il nostro è un tempo senza eroi, o che rifiuta l’idea di eroismo è perché – sembra suggerirci Regazzoni – l’etica è rimasta (kantianamente) ancorata alla nozione di giustizia, e l’agire è stato interpretato unicamente attraverso la categoria del bene.

Regazzoni porta in primo piano l’aspetto inquietante e perturbante dell’etica (la “Cosa” lacaniana) per mostrare con forza come la nozione di eroismo sia connessa con l’ombra del male e del non-senso. Quindi: l’etica non può essere banalizzata al senso della giustizia, né l’atto eroico essere compreso in virtù della causa da cui muove, la sua scaturigine essendo piuttosto nel fondo senza fondo del soggetto. Se vogliamo, la prospettiva proposta da Regazzoni è squisitamente nietzschiana: non il Nietzsche addomesticato dal socialismo dei philosophes di Francia, quanto piuttosto il Nietzsche di Heidegger, nel quale si pone una frattura insanabile e radicale tra etica e morale: quest’ultima essendo definita da una norma fondata sulla viltà umana, laddove invece l’etica ha come fondamento l’essere stesso. Un’azione etica non risponde a un imperativo categorico, ma dell’anima. La morale impone valori (che Nietzsche reclama vengano trasvalutati), laddove l’etica reperisce principi. Moralmente, un’azione è da compiersi perché è giusta; eticamente, è da compiersi perché è vera.  Nel campo dell’etica si muove il nietzschiano Übermensch, che Regazzoni evoca appunto per formulare la sfida teoretica che il suo testo lancia al pensiero contemporaneo: concepire un agire non appiattito sulla pacificante normatività dell’uomo, ma aperto alla inquietudine indefinibile dell’oltre-umano, la Cosa. La prospettiva dell’Autore si scontra frontalmente con il pensiero etico di Levinas, che vede il volto dell’Altro come necessità per il soggetto di rimanere all’interno della norma di giustizia.

C’è un archetipo classico che, ovviamente, si aggira tra le pagine del saggio, ed è Antigone: l’eroina sofoclea che già Lacan studiava acutamente definendola come “il soggetto che non cede sul proprio godimento”. Regazzoni continua a interrogare questo personaggio teatrale sul quale la filosofia non cessa di riflettere da venticinque secoli, e in maniera originale ne accosta il profilo a quello del “cavaliere oscuro” milleriano, Batman. Nel saggio di Regazzoni Batman è infatti, al pari dell’Antigone lacaniana, colui che non cede sul proprio desiderio. Egli è eroe, in quanto fedele all’alterità abissale della propria interiorità. Al contrario di Super-Man, egli non agisce per una specifica causa considerata superiore (la Legge del Padre), bensì per un impeto oscuro. Egli non compie le sue gesta eroiche perché sono giuste, bensì perché quella è la sua (dannata) essenza. Super-Man obbedisce al kantiano “Tu devi”, Batman al lacaniano “Tu devi godere”. Super-Man agisce moralmente (è in questo è l’esatto opposto dello Übermensch). Batman eticamente. Super-Man è buono. Batman è al di là del bene e del male: il suo essere eroe è inscindibile dal suo essere criminale, perché il suo agire scaturisce dal fondo a-morale del soggetto.

Alla figura di Batman – che in questo senso diviene un’Antigone in mantello nero – Regazzoni accosta altre icone pop: dal Clint Eastwood di John Milius e Sergio Leone.

http://www.informazione.tv/index.php?action=index&p=59&art=37979

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...