UNA SINDROME INESISTENTE

di Massimo Ammaniti, repubblica.it, 18 ottobre 2012

Le immagini di Lorenzo (sic), il bambino preso di forza all’uscita di scuola, ricordano il quadro drammatico della cattura di Cristo dipinto da Caravaggio molti secoli fa. Ma forse il dolore e lo sgomento di Lorenzo hanno riattualizzato non solo il dolore di Cristo, ma di quanti nel corso della storia umana si sono dovuti assoggettare alla forza senza riuscire a far valere le proprie ragioni. Purtroppo si ricorre alla forza e alla violenza quando la ragione e la comprensione non riescono a dipanare le difficoltà e i conflitti nella vita quotidiana. Questo avviene troppo spesso nelle famiglie durante e dopo le separazioni e i divorzi, soprattutto quando la coppia abbia messo al mondo dei figli.

Proprio in questi giorni è venuta alla ribalta nella stampa la sindrome da alienazione parentale, dalla definizione americana di Parental Alienation Syndrome (Pas), che si ripercuoterebbe pesantemente sul figlio che è vittima di un clima conflittuale fra genitori, in cui uno dei due cerca di escludere o di alienare l’ altro allontanandolo dalla vita del figlio, quasi a negarne l’ identità. In realtà questa sindrome, oltre al suo semplicismo concettuale, non è mai stata documentata, perché non si esprime con un quadro clinico definito. Infatti in queste situazioni di contrasto fra i due genitori i figli a volte trovano una loro compensazione senza manifestare un malessere psicologico, altre volte organizzano la propria vita attorno alla relazione monoparentale, altre volte ancora non riescono ad integrare nella propria mente le immagini contrastanti fra i due genitori. Si sono ascoltate e lette, in questi giorni, affermazioni che non hanno alcuna giustificazione: il bambino che subirebbe questa sindrome andrebbe incontro addirittura a «malattie mentali o a disturbi della personalità». Da questo semplicismo e da questa povertà concettuale, scaturiscono provvedimenti altrettanto semplicistici, come si può pensare di allontanare di forza un bambino dalla madre che rappresenta la sua base sicura? Tutti gli studi sull’ attaccamento dimostrano l’ importanza del legame stabile e continuativo che, se viene interrotto bruscamente, comporta conseguenze traumatiche, che, queste sì, possono suscitare situazioni di rischio e di vulnerabilità.

Se non si può avere la saggezza di Re Salomone che, con la minaccia di tagliare il bambino a metà, dimostra che la vera madre (e aggiungerei anche il vero padre) è quella che sa fare un passo indietro per non danneggiare il figlio, occorre tuttavia che tutti coloro che si occupano di bambini, che siano giudici, poliziotti, genitori, insegnanti ma anche gli stessi psichiatri e psicologi, sappiano che cos’è il mondo psicologico e relazionale di un bambino, il suo bisogno di sicurezza e di protezione, le sue ansie e le sue paure. Per fortuna leggendo alcune dichiarazioni di Leonardo dopo il suo trasferimento in comunità la sua maturità ci ha rassicurato, certamente più grande di molti adulti attorno a lui.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/10/18/una-sindrome-inesistente.html?ref=search

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