Intervista a Guia Soncini. L’autrice de “I mariti delle altre” racconta il Paese per soli adulteri

di Cecilia Falcone, marieclaire.it, 17 gennaio 2013

Fatica a staccare i polpastrelli dal cellulare, ma è giustificata. Viene da una nottata intensa. «Con lui in panico che mi diceva: sai, mia moglie ha trovato i messaggi. E sai, c’era il tuo nome perché non l’ho mai cambiato». L’altra di fronte a me è Guia Soncini, giornalista, blogger antesignana ed eroina indiscussa delle Twitter War. E autrice di un libro sui tradimenti, che si apre con la dedica: A tua moglie.
«Si riferisce a un mio fidanzatino che si è baciato con una mia compagna di scuola. Ma senza rivalsa eh, sono una donna pacificata». Beata lei. Allora è perfetta per spiegare a me, fedele patologica e non rassegnata, come è fatto un triangolo, perché è fatto a triangolo. E come si riesce, eventualmente, a far quadrare il cerchio.

Il tuo libro s’intitola I mariti delle altre: perché i tipi sposati piacciono?
Per una convinzione femminile diffusa che si riassume in: «Non voglio vedere un uomo con la valigia sul mio pianerottolo». Nel compiacimento delle amanti che si disperano, che si attaccano alle tende aspettando che lui lasci la moglie, c’è molta posa. C’è l’autorizzazione a sentirsi protagoniste di una struggente storia romantica, a ripetersi che è quello che il copione prevede. La psicoanalisi è stata la rovina di questo secolo e di quello prima, ma Freud non era un cretino. Se ti vai a incastrare sempre con uno che una moglie ce l’ha, qualcosa vuol dire: non che tu sei sfortunata, che la vita si accanisce su di te e che il mondo è cattivo. Vuol dire che tu un uomo tuo non lo vuoi.

Gli altri ruoli previsti dal copione quali sono?
Tu marito devi spergiurare che non avresti mai voluto e tu moglie devi far finta di crederci. Ciò che richiede più talento nell’essere la moglie tradita è la secca determinazione con cui devi decidere che è colpa dell’altra. È un passaggio obbligatorio: se vuoi tenerti lui, dev’essere lei che è una poco di buono, lei che è una bollitrice di conigli, lei che gli si è infilata nelle mutande mentre lui implorava «vai via, via, io amo solo la mia consorte».

Che è un po’ quello che sostiene Petraeus, con i Generali a testimoniare che Paula Broadwell «conosce il mondo, il sesso molto più di lui»…
Per carità, siamo tra adulti, nessuno travia nessuno. Ma quella è una matta.

Sei mai stata braccata da una moglie all’inseguimento dell’Altra?
Sì. Poi ovviamente la relazione tra loro si è ricomposta, perché nulla sana i matrimoni come i tradimenti. Lui era uno con cui lavoravo molti anni fa, in un posto in cui mi è capitato di tornare in periodi successivi. Dieci anni dopo ci siamo ritrovati nella stessa redazione e lui? Non mi parlava, non mi rivolgeva più la parola. Evidentemente era passata la linea per cui io ero colpevole, di non so cosa. Uno pratica sempre del revisionismo sulle proprie esperienze, vai a sapere come se l’è ricostruita. La moglie non l’ho mai più incontrata, ma all’epoca mi faceva delle scene madri. Come regola generale, è peggio essere la moglie traditrice che viene scoperta dal marito, piuttosto dell’amante che viene inseguita dalla moglie di lui. Perché tuo marito poi te lo ritrovi lì. Con una moglie tradita invece riattacchi il telefono e, se proprio ti dà fastidio, al massimo cambi numero.

A proposito di telefonino, dici che le fedifraghe donne sono più brave a far sparire le tracce mediatiche. In pratica: sai come si toglie la funzione di WhatsApp che registra e mostra al mondo quando sei entrata in chat l’ultima volta?
Io non l’ho ancora tolta, perché essendo un soggetto orrendo pratico una posizione oltranzista: tu uomo non hai il diritto di rompermi le palle mai. Anche se non ti ho risposto, anche se hai visto che ho visto la tua chiamata, anche se ti ho detto una cosa per un’altra, e non me lo ricordo neanche. Io non ti chiedo niente, tu non lo chiedi a me.

E se uno comunque si azzarda a domandare: perché non mi hai richiamato?
Io sono molto esplicita fin dall’inizio. Sono di cattivo carattere, quindi la gente si adegua abbastanza. Dice una mia amica: il cattivo carattere è la massima benedizione che ti possa capitare dopo i capelli lisci. E infatti io ho fatto lo stiraggio chimico, e li sto perdendo a ciocche. In ogni caso, se lui insiste ci sono due possibilità: intraprendere un processo di rieducazione, che però richiede un’attitudine pedagogica forte; oppure verbalizzare la più sgradevole delle verità. Dov’ero? Con un altro, te l’avevo detto di non chiedere.

Solo se è vero o giusto per creare mistero?
Be’, se è falso è meglio. Perché il falso funziona sempre meglio del vero. Quando si dice la verità, c’è il rischio di sentirsi dire prima o poi: «Ma io ho sempre pensato che tu mentissi».

Che rapporto c’è tra la fedeltà e la capacità di fidarsi?
Tradire è un atto di fiducia. È condividere un segreto, metterti in balia di qualcuno. In un’ipotesi astratta e di pessimismo cosmico, è il principio per cui se vediamo il filmino hard di Paris Hilton pensiamo: sei scema a farti filmare, si sa che va online. Ora, se uno ti chiede di filmarti, puoi dire no. Ma nel caso in cui l’idea ti diverta, la scelta è tra fidarsi e non fidarsi. Nel momento in cui stai con qualcuno, devi decidere quanto fidarti. E per me si diverte molto di più quella che si fida. Chi si sposa pensando che tanto se va male c’è il divorzio, si diverte sicuramente meno di chi crede davvero a fin che morte non ci separi. Chi ama di più soffre di più quando ci si lascia, ma vuoi mettere quanto se la gode finché dura, rispetto a chi sta un passo indietro, con cinico disincanto?

Ma allora la fedele dovrebbe essere quella che se la spassa di più, perché ci crede fino in fondo?
Forse è sbagliato l’approccio. Magari sei fedele perché ti piace solo quello lì. Magari sei fedele senza sforzo, magari per pigrizia. Io alla fine sono abbastanza fedele per pigrizia. Pensa questi con la vita parallela che fatica fanno.

Scrivi che la parte di Laura Morante in Turné ha sdoganato il modello sociale della Magnifica Poligama. E ha soppiantato il corrispettivo maschile che fu, nella vita, di Scalfari, Mastroianni… Barcamenarsi tra due o più vite, per le fedifraghe odierne è più facile?
“Facile” non è una categoria applicabile al tradimento. Noi pensiamo: che fatica. Ma loro ci si divertono. Come non scegli il marito di un’altra se lo vuoi in casa, così non imbastisci il casino della doppia vita se non ti piace il tormento. Ho frequentato un tizio che raccontava, col sorriso appagato con cui io ti racconterei che ho comprato un vestito di Lanvin, che la moglie lo cacciava di casa tre volte al mese. C’è una parte dell’umanità a cui piace mettersi il dorso della mano sulla fronte e sospirare: «Vengo meno». Eleonora Duse ha fatto più danni di Freud.

Nell’immaginario, l’amante di lungo corso è donna: tu ricordi le “pittatissime” e infelici amiche di famiglia della tua infanzia. Conosci un amante di questo tipo, uomo?
No. Non perché non ci siano uomini disposti a stare nell’ombra, ma perché non ci sono donne con questa visione morbosa del tradimento, secondo cui devi fare casetta anche con l’amante. Ho scoperto che la parola cuckold, con cui gli americani indicano il cornuto, vuol dire: uomo a cui è stata ufficializzata la paternità del figlio che lei invece ha avuto da un altro. Il corrispondente femminile della gestione di una doppia vita potrebbe essere questo: non avere un amante fisso, ma avere un figlio dall’amante e spacciarlo a tuo marito come suo.

In tutto questo andare e venire, la felicità ha un qualche ruolo?
Sì, ma vai a sapere quale. Lo si fa perché lo si fa. Perché la vita è lunga e la monogamia è breve.

Spiegami: perché uno resta con me, se cerca altro?
C’è una frase illuminante. La dice un sedicente analista nella serie tv The Newsroom di Aaron Sorkin. Il suo paziente è un anchorman in crisi perché lavora con una che gli ha spezzato il cuore anni prima. Ai tempi della relazione lei voleva l’anello, ma lui tergiversava e lei finiva a letto con lo stronzissimo ex, prima di tornare a dire all’anchor: voglio te. L’analista ascolta la storia e gli dice con precisione feroce: «Lei non ha tradito te. Quando l’ex che l’aveva lasciata si è rifatto vivo, lei ha visto la possibilità di sanare la ferita, di rientrare in controllo di quella situazione. Non stava tradendo te, stava riscrivendo il proprio passato con lui. Tu non eri parte dell’equazione». Tu non eri parte dell’equazione è la soluzione all’80% dei nostri problemi. Tu non c’entri niente, e non devi chiederti cosa puoi o avresti potuto fare.

Convinceresti me fedele a tradire?
No! Resta a casetta con il tuo uomo. Del mondo fuori mi prendo cura io.

http://www.marieclaire.it/Attualita/Intervista-Guia-Soncini-autrice-I-mariti-delle-altre

One thought on “Intervista a Guia Soncini. L’autrice de “I mariti delle altre” racconta il Paese per soli adulteri

  1. simona ha detto:

    Semplicemente bravissima la Soncini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...