Il padre è morto. Massimo Recalcati a Filosofia sui Navigli il 14 aprile

di Redazione, affaritaliani.it, 12 aprile 2013

Il padre è morto. O almeno nella sua concezione tradizionale. Punizioni, sculacciate o imbarazzo a tavola. Oggi non c’è più niente di tutto questo. E pensare che una volta c’era chi addirittura dava del lei al papà. Oggi solo qualche pernacchia per chi rivendica il ruolo autoritario dell’uomo di casa. Così, a distanza di alcuni giorni dalla giornata in cui milioni di donne hanno ribadito la propria autonomia (anche dall’uomo) e in previsione della festa del papà, torna a far riflettere il ruolo paterno, per sempre cambiato da come la cultura e la tradizione ce lo raccontano.
Dire padre a che cosa fa pensare? A tante cose e persone. Al complesso di Edipo che ha ispirato Freud e Jung, per chi ama l’antichità, o al Pére Goriot di Balzac, personaggio drammatico della letteratura francese dell’Ottocento. Per gli amanti del cinema è difficile dimenticare Nanni Moretti e la sua Stanza del figlio o Era mio padre di Sam Mendes. Anche lo splendido Luca Argentero in Solo un padre ha riscosso buon successo. Il mondo dello spettacolo non è da meno.
Per papi-Silvio Berlusconi è stato l’esempio guida di una vita intera (lo ha raccontato in un intervento al congresso Usa), per Sanaa Dafani, la ragazza marochina uccisa perché viveva col fidanzato italiano, padre sarebbe stato sinonimo di assassino. Belen Rodriguez due anni fa a Sanremo ha cantato con lui, poi ha raccontato quanto la figura paterna sia stata determinante e Riccardo Scamarcio è famoso per coinvolgere sempre mamma e papà negli eventi legati alla sua professione.
Quindi il capofamiglia di una volta? Massimo Recalcati, psicoanalista, insegnante di Psicopatologia del comportamento alimentare all’Università di Pavia, dopo aver parlato di “crisi della figura del padre” nell’epoca “ipermoderna” in Cosa resta del padre? (Cortina) torna nelle librerie con Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre (Feltrinelli) di Massimo Recalcati, un ritratto filosofico dell’erede, colui che trasmette il desiderio, e la vita stessa, da una generazione all’altra. Nel primo libro sul tema, attraverso Sigmund Freud, Jacques Lacan e alcune figure tratte dalla letteratura (Philip Roth e Cormac McCarthy) e dal cinema (Clint Eastwood), aveva delineato i tratti di una paternità indebolita, ma comunque essenziale che per ritrovare il ruolo di guida dei suoi figli deve ripensare se stessa in base alle trasformazioni della società. Oggi invece spiega i meccanismi sociali per cui il passaggio da padre in figlio resta un nodo chiave per l’interpretazione della società.
Ma gli intellettuali sono divisi sul tema. Su Facebook il pop filosofo Simone Regazzoni (già critico di Recalcati nel libro Sfortunato il paese che non ha eroi) scrive: “Questo libro è coerente con la lettura banale di Lacan che Recalcati offre anche nei suoi saggi più accademici” e scatena il dibattito.
Il medico e psicoterapeuta fiorentino Renato Palma, invece, con il volume I sì che aiutano a crescere (Ets) mette in discussione, attraverso la figura del Padre, il sapere-potere che agisce nei diversi sistemi relazionali (da quello parentale a quello delle istituzioni educative e sanitarie), per approdare ad una “via affettiva” che diventa una vera e propria  proposta di cambiamento: un’alternativa praticabile ai modelli che generano paura e sofferenza, frustrando l’innato senso della possibilità e dell’alternativa che caratterizza la nostra specie. E ad Affari spiega: “La crisi della famiglia va di pari passo con la crisi della società e coinvolge anche la figura del padre. Non stiamo bene nella società, non viviamo bene nella famiglia. I valori dello stare insieme sono in crisi da un po’ di tempo e si sta cercando faticosamente di capire cosa si può fare per trovare un po’ di felicità nel caos della vita contemporanea, nel senso di precarietà che una società dinamica impone”.

I rapporti e il concetto tradizionale di famiglia stanno mutando. Che ruolo deve assumere oggi il padre?
“Il ruolo del padre, in questa come nelle altre epoche, è quello di essere polo di riferimento, che dia sicurezza nel presente, speranza nel futuro, senso di un governo giusto e affettuoso della vita”.
In che modo deve essere presente per un figlio?
“Standogli accanto, sostenendolo, aiutandolo a muoversi nella complessità delle esperienze che la vita propone, facilitandolo nell’acquisizione di autonomia, fiducia e responsabilità”.
Che genere di conflitti si sviluppano oggi? Sono gli stessi di ieri?
“Quando per ottenere ‘una buona educazione’ ci si affida con troppa superficialità a metodi conflittuali  il risultato che otteniamo  è che i nostri figli imparino più a litigare che a collaborare. La lotta comincia quando i bambini non sono fisicamente attrezzati per combattere, al solo scopo di far capire chi è che comanda e chi è che deve obbedire. La guerra per le regole, appunto. Dormire a una certa ora, mangiare quando si deve: essere bravi vuol dire fare quello che viene chiesto o imposto. Non  essere come ti vogliono significa che ti renderanno la vita dura. Il padre dovrebbe impegnarsi invece a trovare il modo per non proporre ai nuovi arrivati il conflitto, e a se stesso la estenuante contrattazione come metodo principale di relazione”.
La psicanalisi e in generale la psicologia tradizionale fondano gran parte delle proprie tesi sul rapporto padre e figlio…
“La psicologia non possiede la verità, è una costante ricerca di una descrizione più raffinata che permetta alle persone di capire meglio i meccanismi culturali che possono renderle felici o infelici. Ovviamente le diverse condizioni sociali e culturali impongono una revisione costante e sostenuta da un modello maggiormente sensibile alle novità”.
Ma le teorie freudiane non sono anacronistiche?
“La cultura in cui viviamo è segnata da un rapporto molto conflittuale tra padre e figlio e da questo prende spunto gran parte della ricerca psicoanalitica. Prendendo anche qualche clamorosa cantonata, come nel caso del famosissimo complesso di Edipo. In quel caso gli studi di Vernant e Vidal Nacquet dimostrano senza ombra di dubbio che la ricostruzione di Freud, per la quale Edipo uccide il padre per sposare la madre è frutto solo della fantasia del padre della psicoanalisi”.
Oggi molte donne pensano di poter essere madri anche da sole? Secondo lei la società fornisce i presupposti perché questo si realizzi?
“Penso che nessun essere umano scelga di affrontare la vita da solo, figurarsi una maternità e l’impegno di crescere un figlio. Le donne arrivano a queste scelte probabilmente perché non vogliono avere a che fare con uomini che certamente non hanno facilitato la loro esistenza. La società, come rappresentazione delle fantasie dei singoli, non si impegna a trovare le facilitazioni che consentano di poter organizzare un progetto così impegnativo. Campiglio, un economista, nel suo saggio “prima le donne e i bambini” sostiene che fin tanto che le donne non avranno un maggior peso nella vita politica, i loro bisogni, che poi sono anche i nostri, di maggiori risorse per la facilitazione della vita affettiva non avranno nessun tipo di ascolto”.
L’autonomia che la donna rivendica nella società crea qualche difficoltà agli uomini? E alle loro sicurezze?
“Una società nella quale tutti i cittadini hanno la stessa libertà di realizzare la loro vita, indipendentemente dal genere, dalla razza e anche dall’età, è certamente una società nella quale i rapporti amorosi saranno più facili. Oggi i maschi sono spaventati dalla rinuncia al diritto di possedere e non se la sentono di correre il rischio di riconoscere che l’affettività è un dono, e come tale va coltivata”.

http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/padre.html

Programma di Filosofia sui Navigli:

http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/filosofia-sui-navigli-il-programma-autunnale.html

2 thoughts on “Il padre è morto. Massimo Recalcati a Filosofia sui Navigli il 14 aprile

  1. Gianpietro Séry ha detto:

    E’ solo morto il papà !
    E non penso sia un male, ma un’occasione per interrogarsi sul padre (senza più confonderli…)
    Finalmente.

  2. Certo, sono d’accordo con Gianpietro Séry se finalmente fosse possibile lavorare per metter in evidenza il concetto di padre, come egli stesso è riuscito a lavorare ed a far luce su uno stupendo caso d’isteria dell’ottocento, attualissimo: “Marianna. Isteria, lussuria senza lusso” per le Sic edizioni

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