Anna e Dottie, un amore lungo mezzo secolo

di Delia Vaccarello, liberitutti.com.unita.it, 29 maggio 2013

In una casa londinese una donna anziana molto famosa trascorre le sue giornate lottando con le forze che a poco a poco l’abbandonano. A riempire di “presente” le sue stanze saranno due ventenni con il loro carico di rabbie, dolori, segreti. Hanno bisogno di lei per trovarsi. Ad aiutarle sarà anche un’immagine. “A circa metà della sequenza scura di scaffali, troneggia una foto di Anna e Dorothy, ormai visibilmente anziane, entrambe vestite di chiaro e con un buffo cappello in testa”. Sono Anna Freud e la sua amica. Narrando gli ultimi giorni di vita della celebre figlia del padre della psicanalisi, Roberta Calandra nel suo romanzo L’eredità di Anna Freud (ed. Controluce) indaga la relazione di oltre mezzo secolo che la unì ad una donna e legge in questo rapporto un lascito, un messaggio per le nuove generazioni che ognuna raccoglie a modo proprio come segnala il successo a Cannes del film La vie d’Adele.
“Un giorno mi è capitato in mano un link ad un assurdo pamphlet che parlava delle “dieci lesbiche che hanno cambiato il mondo” e mischiava grossolanamente Cristina di Svezia, Maria Antonietta e Anna Freud. Sapere che Anna ha vissuto 54 anni con la sua migliore amica e che accanto a lei ha voluto essere sepolta mi ha toccato: il padre di tutte le nostre presunte idee di normalità e anormalità aveva una figlia che viveva comunque in una situazione così particolare? Mi sono documentata e ho scoperto questa storia che ha risvolti commoventi e sorprendenti”, dice l’autrice. Il libro ripercorre la vita relazionale di Anna Freud, e lo fa attraverso il personaggio di una giovane studentessa di psicologia, Judith, tendente all’autolesionismo, a vivere l’amore come un assoluto, alla distruttività ma che con lucida determinazione vuole “salvarsi” e strappare ad Anna confidenze e racconti. Introducendosi con maniacale voracità nella vita di Anna, la studentessa altera l’equilibrio un po’ sonnolento che si era creato tra la psicoanalista e la giovane badante Sarah. Veniamo a sapere così che Sigmund Freud sostenne la relazione tra la figlia e Dorothy, arrivando a dire di Anna che con Dottie si era “sistemata”. Ancora: “Ho scoperto che Freud faceva trattenere a Budapest in analisi da Ferenczi Robert, il marito pazzo di Dorothy poi morto suicida, per lasciare tranquilla sua figlia e l’amica”, aggiunge Calandra. Eppure Anna Freud considerava “anormale” l’omosessualità: “Anna non era tenera con gli omosessuali e non voleva essere confusa con loro, io però credo, come cito in un passo, che ne disprezzava soprattutto il vittimismo e l’autocommiserazione. Ma la sua amicizia con Dottie, la gelosia verso l’unico tentativo di un interesse al maschile, la richiesta di condivisione di un’urna mi fanno pensare all’amore, forse sì asessuato, perché una delle chiavi di Anna mi appare la sublimazione”. Il romanzo (sarà presentato oggi a Roma alle 19.30 alla Libreria del cinema in Trastevere) si muove tra realtà e finzione, ma resta fedele alla biografia di Anna, della quale Calandra ha già scritto traendone il monologo Anna Freud, un desiderio insaziabile di vacanze insignito del premio europeo Tragos. “Se per la storia di Anna mi rifaccio alle fonti, Judith e Sara sono nate come contrappunto al tema del padre: Anna è stata molto dipendente da Sigmund Freud, Sarah ha un padre stupratore e Judith uno suicida: queste tre figlie dove si fanno ombra, dove si rispecchiano? Mi piaceva suggerire che se Anna avesse avuto l’età di Judith negli anni 80 sarebbe stata simile a lei. E anche che una qualsiasi Judith può applicarsi e diventare Anna Freud”, aggiunge l’autrice. Il libro calamita dentro camere segrete: nella biblioteca e nello studio di Freud i misteri delle due giovani donne affiorano e spingono all’azione. Judith e Sarah, prima acerrime rivali si espongono a un contatto con le proprie parti oscure che trasformerà il loro rapporto. L’autrice riesce a farcele “vedere” grazie a un uso felice dei dialoghi che offre a chi legge l’illusione di stare insieme a loro. Passando al monologo, Roberta Calandra sa restituire la voce interiore di ciascuna, nonché il carattere forte e insieme debole, per l’età, la malattia, le fragilità di sempre, di Anna Freud. C’è in questa tensione sapientemente resa un desiderio profondo dell’autrice: “E’ prima di tutto una storia di maestro e discepolo ma declinata al femminile. Queste dimensioni vengono sempre descritte tra uomini. A me le professoresse che amavo hanno quasi salvato la vita”.

Qui postato in data 5 giugno 2013:

http://dvaccarello.wordpress.com/recensioni-e-approfondimenti/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...