L’amara solitudine del Grillo

di Francesco Alberoni, ilgiornale.it, 24 giugno 2013
Nel libro Psicologia delle masse a analisi dell’Io, Freud spiega che le folle, le masse e i partiti si formano quando tutti si identificano con una sola persona, il capo. Dopo di che si identificano orizzontalmente fra di loro. Molti sociologi ancora oggi spiegano in questo modo la formazione dei movimenti collettivi. Questo modello sembra tagliato su misura per il Movimento Cinque Stelle, dove Grillo è il capo carismatico, l’unico ammirato ed amato da tutti i suoi seguaci, che comunicano continuamente fra di loro e con lui attraverso il web.
Ma la teoria di Freud è sbagliata e non può spiegare il formarsi di strutture sociali durature. Lo dimostra il fatto che milioni di persone possono identificarsi con un divo (attore, cantante o calciatore) ma poi non formano una comunità. Il movimento collettivo che genera un partito, invece, si forma dal confluire di migliaia di persone che si incontrano, discutono, si abbracciano, si amano e, animati da una fede ardente, progettano una società futura. Essi si riconoscono nel capo carismatico perché dà voce alle loro speranze, ai loro sogni. Egli vive in mezzo a loro. Sceglie fra di loro i suoi più stretti collaboratori, i suoi ufficiali e, insieme, coloro che potranno poi diventare parlamentari o ministri.
Grillo invece non ha creduto all’importanza dei rapporti umani personali, delle emozioni, dalla vita in comune. Ha puntato sul web. L’unico contatto fisico con i suoi militanti lo ha avuto sulle piazze e nello Tsunami tour. E, nel corso degli anni, non ha raccolto attorno a sé dei luogotenenti capaci e fedeli con cui organizzare il movimento. I suoi militanti hanno eletto i parlamentari col computer, senza conoscerli. E neppure lui li conosce, non sa chi siano, non se ne fida.
Grillo, nonostante abbia migliaia di seguaci, è assolutamente solo, senza nemmeno un gruppo di amici competenti e fidati che lo aiutino a gestire il partito e ad avere rapporti con il resto del sistema politico. È perciò costretto ad occuparsi di tutto e di tutti, correndo da una parte all’altra. Finché potrà.

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