Recalcati, Raimo: “Rottamare? Luci e ombre del conflitto”

Un estratto da Patria senza padri. Psicopatologia della politica italiana, di Massimo Recalcati, a cura di Christian Raimo (minimum fax, 2013)

di Massimo Recalcati, Christian Raimo, europaquotidiano.it, 27 luglio 2013

Ecco, nell’ideologia della rottamazione, io vedo due cose, se vuoi diverse tra loro: una luce e un’ombra. L’ombra ai miei occhi è evidente, ed è il rischio di riprodurre una conflittualità di tipo edipico, sebbene rovesciata di segno. La vecchia generazione non molla il posto, non vuole tramontare, non vuole uscire di scena, non vuole passare il testimone e uccide i figli, secondo un’inversione traumatica e paradossale del legame edipico: per cui non sono i figli che esprimono un voto di morte per il padre, ma sono i padri che occupano tutti i posti di potere e non sanno tramontare, sono i padri che uccidono i figli.
L’ideologia della rottamazione reagisce però solo specularmente a questo problema, ponendo il rinnovamento in termini anagrafici, il che è una sciocchezza. Non è che essere giovani anagraficamente qualifica ed essere vecchio anagraficamente squalifica. Questa idea è un’idea ingenua e propagandistica. E, soprattutto, la parola rottamazione rischia di misconoscere il senso del debito e dell’eredità. Quando si dice che bisogna rottamare i padri, si rifiuta l’eredità, si rifiuta la continuità storica, si rifiuta la propria provenienza. E quando qualcuno rifiuta il debito s’incammina su un terreno assai scivoloso che non porta niente di buono, almeno dal punto di vista della psicoanalisi. È solo la soggettivazione del debito che rende possibile la separazione…

Quali sono invece le luci?
La luce secondo me è che nel gesto della rottamazione, in ogni caso, c’è una assunzione di responsabilità. Telemaco non sta lì fermo ad aspettare. Sarebbe una posizione solo nostalgico-melanconica. Aspettare che arrivi il padre ideale che può salvarci! Ma, come dice Heidegger, nessun dio ci può salvare. Telemaco è il giusto erede perché interpreta l’ereditare come movimento di riconquista. Egli si muove, rischia la sua vita, ripercorre le orme del padre. Si muove, si mette in viaggio e questo movimento lo porta ad assumersi nuove responsabilità.
Tieni conto che Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern racconta di un sergente che si trova un carico di responsabilità enorme rispetto alla sua vita e a quella dei suoi compagni impegnati nella ritirata di Russia. Rigoni Stern l’ha scritto che aveva vent’anni e noi che lo leggiamo oggi abbiamo l’idea che ci sta parlando almeno di un quarantenne… Quindi il fatto che il sindaco di Firenze abbia cercato di impugnare con vigore il testimone della responsabilità io lo ve- do come un fatto assolutamente positivo. Non si può stare ad aspettare sempre.

Secondo te è cambiato qualcosa in questo passaggio elettorale? Il post elezioni prevede un passaggio di testimone o ti sembra che ancora valgano le retoriche della rottamazione, di vecchi e nuovi politici?
Esiste anche una responsabilità del nuovo, non solo del vecchio. Lo slogan della rottamazione è stato infelice quanto quello dell’«usato sicuro». Se la metafora dell’usato sicuro era sintomatica di una difficoltà a immaginare il trauma necessario del cambiamento – tenere quello che si ha ad ogni costo – quella della rottamazione fallisce il senso autentico dell’ereditare. Il vecchio padre si è irrigidito nella sua posizione perché non si è sentito riconosciuto dal figlio. L’ideologia della rottamazione voleva fare a meno dei padri senza servirsi di loro. Impraticabile: l’anima necessariamente conservatrice del partito e dei suoi organi istituzionali ha reagito emarginando il nuovo e uccidendo il figlio ribelle.
Illustrando il complesso di Edipo, Freud aveva messo in luce come la relazione tra i figli e i padri sia marcata da una ambivalenza profonda: il padre non è solo la rappresentazione eroica di un ideale ineguagliabile, ma è anche un rivale con il quale si combatte un duello all’ultimo sangue. La dimensione conflittuale dell’Edipo si risolve solo se le armi vengono deposte e si sancisce un armistizio: il padre deve riconoscere il suo inevitabile tramonto lasciando il suo posto al figlio, mentre il figlio deve riconoscere al padre il debito simbolico del dono della vita.
Il padre diventa così una funzione indispensabile nella trasmissione dell’eredità e il figlio, in quanto erede, avrà il compito di realizzare in una forma nuova ciò che ha ricevuto. Se il padre o il figlio non riconoscono questa discendenza simbolica, la dialettica edipica può incancrenirsi in una rivendicazione sterile: il padre impedisce al figlio di avere un suo posto nel mondo rifiutando di tramontare; mentre il figlio esige la morte del padre e il rinnegamento della sua provenienza e del debito che essa implica. Il conflitto si imbarbarisce: il nuovo vuole uccidere il vecchio perché il vecchio non lascia posto al nuovo e il vecchio non lascia posto al nuovo perché il nuovo non vuole riconoscere il suo debito nei confronti del vecchio. È lo stallo che ha paralizzato il Pd.

http://www.europaquotidiano.it/2013/07/27/rottamare-luci-e-ombre-del-conflitto/

One thought on “Recalcati, Raimo: “Rottamare? Luci e ombre del conflitto”

  1. nomefalso ha detto:

    Infatti Telemaco si muove per cercare il padre non per rottamarlo. E’ assieme al padre ritrovato/ritornato che libera la città dai proci . Renzi e tutta la retorica generazionalista, fa breccia sul rancore del figlio il quale non può che rappresentare la restaurazione del padre padrone edipico.

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