Zoja: «La Concordia non è un miracolo italiano, ma ci servirà»

Lo psicanalista junghiano Luigi Zoja mette il paese sul lettino: «Ci raccontiamo che siamo capaci di imprese impossibili ma dimentichiamo che anche Schettino è italiano»

«La Concordia non è un miracolo italiano, ma ci servirà»

di Nicola Mirenzi, europaquotidiano.it, 17 settembre 2013

«Il nostro immaginario ha un gran bisogno di riscatto». Luigi Zoja, uno dei più importanti analisti junghiani d’Italia, già presidente dell’International Association for Analytics Psychology, spiega così la grande attrazione nazionale per la metafora della Costa Concordia: il simbolo della caduta e della risalita, un’immagine in cui moltissimi si sono ritrovati e hanno intravisto la possibilità di farcela, di uscire dalla crisi.
Professore, si può stendere il sogno italiano della Concordia sul lettino?
Non clinicamente, ma come analista junghiano io utilizzo il concetto di inconscio collettivo…
Cioè?
Freud e Jung dicevano che i miti sono i sogni collettivi di un popolo. E in questo caso è come se l’inconscio collettivo italiano avesse sognato questa nave immensa che affonda e poi si risolleva. E, si sa, per noi psicanalisti i sogni vogliono sempre dire qualcosa.
image.

Cosa, in questo caso?
C’è in Italia una sensazione diffusa di decadenza e quindi è bello inventarsi queste mitologie e auto-consolarsi. Nei fatti, il raddrizzamento della Costa Concordia non è un miracolo italiano: è frutto di un lavoro tecnologico internazionale. Ma nel nostro immaginario è come se lo avessimo fatto noi. E questo perché, negli italiani c’è un grandissimo bisogno di immagini di riscatto.
Perché sentiamo questo desiderio così forte?
Mi stupirei del contrario. L’affondamento italiano è certificato statisticamente ma è anche un inabissamento culturale e morale. Ci sono altri paesi europei – penso alla Spagna per esempio – che sono in crisi economica ma nessuno di loro avverte, come noi, la sensazione di essere arrivati a un punto di non ritorno più generale, che esula dai dati macroeconomici.
Non mi dica che c’entra Berlusconi?
Il ventennio berlusconiano non ha un corrispettivo europeo. La Spagna ha degli scandali di corruzione, però non ha un ventennio in cui la politica, l’economia, la politica il costume, sono entrati in crisi come è successo in Italia.
L’immagine della Concordia però dice che ce la possiamo fare.
A patto di ricordarsi che anche chi ha provocato questo disastro era italiano. Ed è dunque anch’egli un simbolo dell’Italia.
Gli italiani però allora s’identificarono molto di più con con il comandante De Falco, l’uomo che pronunciò l’ormai mitica frase: «Salga a bordo, cazzo», piuttosto che con chi combinò il patatràc, ossia Schettino.
Ma le facce della medaglia sono due. Non possiamo essere così autoconsolatori da dimenticarci che siamo il paese in cui, con il mare tranquillo, si è riuscito a combinare un tale disastro. E tutto per soddisfare una vanità.
Gli italiani si sentirono abusivamente De Falco?
Metafora per metafora, si può dire che De Falco era l’uomo del rigore massimo, cioè, giocando ancora con le immagini: Mario Monti… Ma Monti l’Italia in fondo lo ha liquidato, proprio perché chiedeva troppo rigore. Se dobbiamo leggere nei grandi simboli, nelle ambivalenze dell’Italia c’è anche questa: il nostro paese ammira l’uomo del rigore, s’identifica completamente con il suo senso del dovere, ma solo nella serata dell’affondamento, poi se ne dimentica.
È una reazione nevrotica?
No, la reazione italiana è stata la reazione di un Paese sano, il quale però sa che c’è un male nazionale. Per questo mi auguro che non sia, questa del risollevamento, una reazione effimera. Come è stata significativa ma effimera l’identificazione con il capitano De Falco.
Noi italiani amiamo descriverci come il popolo che messo con le spalle al muro riesce a tirare fuori capacità inaspettate. Ci siamo fatti questo racconto dopo la seconda guerra mondiale, quando siamo entrati nell’euro, forse anche ora.
C’è del vero, ma c’è anche dell’autocompiacimento in questa narrazione troppo comoda. Dopo la seconda guerra mondiale ci siamo rimboccati le maniche, ma la Germania era in condizioni molte peggiori delle nostre e pure è risalita molto più in alto di noi, cominciando con una de-nazificazione che l’Italia non ha mai compitamente fatto con il fascismo. Si è costruita una mitologia secondo la quale tutti siamo stati partigiani. Ma non era così.
Pensa che l’immagine della Concordia raddrizzata possa essere utile al “paziente Italia” per risollevarsi?
Penso proprio di sì.

http://www.europaquotidiano.it/2013/09/17/la-concordia-non-e-un-miracolo-italiano-ma-ci-servira

One thought on “Zoja: «La Concordia non è un miracolo italiano, ma ci servirà»

  1. jugendamt ha detto:

    Premesso che ammiro molto Luigi Zoja e che ho divorato il suo libro “Paranoia”, devo però precisare che la denazificazione della Germania, su ammissione degli stessi Tedeschi, non si è mai realizzata ed è rimasta alla fase delle intenzioni. La Germania si è arricchita alle nostre spalle e ha voluto l’introduzione dell’euro con il cambio calcolato sul marco per perseguire i suoi propri interessi. Quello che non riesco a spiegarmi è perché l’Italia, paese bravissimo nell’autodenigrarsi e andare in piazza a lavare i panni sporchi (a differenza della Germania che fa esattamente il contrario), continui a lavorare per favorire gli interessi altrui.

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