Una fiaba per educare all’amore?

di Luisella Seveso, articolo21.org, 24 settembre 2013

E’ sull’amore, sentimento complesso e oggettivamente difficile da esplorare che lo scrittore Stefano Levi Della Torre e Michela Marzano, filosofa, scrittrice e parlamentare Pd si sono confrontati in un dibattito all’interno del Festivaletteratura di Mantova pochi giorni fa. Nei loro ultimi libri entrambi si sono interrogati sull’inizio e soprattutto sulla fine di una passione che ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso gli altri.
«Amore è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole» disse Lacan, ovvero se amo una persona, le do ciò che desidero ottenere da lei/lui, ma nella realtà avviene che l’altro avrà bisogno di qualcosa che invece non gli so o posso dare.
“Quando si realizza invece l’amore?” si sono chiesti. Quando la persona accetta e tollera la differenza. Esiste un momento in cui l’individuo stabilisce che non basta a se stesso e si apre all’idea di relazione: quando aspetta, insomma, la persona che lo completerà. Ma qui generalmente si compiono due errori che si dovrebbe imparare ad evitare: l’identificazione con i modelli imposti dalla società e la loro proiezione sul partner (l’ideale del principe azzurro) e la strumentalizzazione dell’amante. Siamo convinti che lui/lei riempirà il vuoto che ci portiamo dentro e che noi riempiremo il suo. Un errore madornale, un’utopia assoluta . “Perché l’amore – ha detto Marzano – è imparare ad attraversare insieme questo vuoto, non riempirlo.” Non solo: l’idea della complementarietà assoluta, hanno convenuto i relatori, porta solo a staticità e oppressione nella coppia.
Un punto sul quale non si sono trovati d’accordo invece è l’uso delle fiabe. Per Della Torre sono uno strumento di educazione sentimentale, e la sostanza dell’ insegnamento sta proprio nelle peripezie imposte al protagonista. La difficoltà nel farsi accettare per quello che si è, dover affrontare crudeli prove di inizi azione, sono infondo tutte fasi che dobbiamo attraversare nella vita. Per la Marzano, cresciuta come tante bambine col mito del principe azzurro, invece, le fiabe ci inculcano l’angosciosa idea di un non riconoscimento iniziale (pelle d’asino, la bella e la bestia, il principe ranocchio) e di una continua lotta per meritarci l’amore. “L’amore è, non si merita, e l’essere ha valore di per sé”.
Ma nel contesto in cui viviamo il trauma del mancato riconoscimento iniziale è r adicatissimo, e il primo impulso è di chiedere al partner la rassicurazione del fatto di essere per lui indispensabili “Mi ami? Ma mi ami davvero?” Solo quando è l’altro a legittimare il nostro valore ci sentiamo sicuri, e quando smette di farlo diventiamo tragicamente vulnerabili. Ci siamo messi completamente in gioco , ed ora tutto finisce. Pensavamo di avere il controllo della situazione, di noi e dell’altro, e invece ci imbattiamo nell’imprevisto, nell’abbandono che fa cro llare tutte le nostre certezze. Questo può sfociare nella violenza. E, sempre pi ù spesso come si vede ormai quotidianamente con il femminicidio, l’eliminazione dell’altro può diventare la soluzione.

http://www.articolo21.org/2013/09/una-fiaba-per-educare-allamore/

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