I PROF CHE CI FANNO INNAMORARE DELL’ARTE

di Giovanni Campana, Corrado Augias, repubblica.it, 25 settembre 2013 

Caro Augias,
nell’intervento di Recalcati di qualche giorno fa mi ha colpito l’immagine della sua insegnante Giulia che lo ha fatto innamorare della cultura. Ma la fabbrica delle “Giulie” non c’è, e gli insegnanti sono ottocentomila! Molti, però, i docenti che sentono alto il loro compito. Il loro orgoglio professionale è, nonostante tutto, la prima risorsa della scuola. Quanto alla tipologia del docente che “fa lo psicologo”, credendosi migliore dei colleghi perché si picca di entrare nell’intimo del ragazzo (come nel pessimo L’attimo fuggente), essa è limitata. Altra cosa è avere conoscenze di psicologia. Quante biografie di bambini e ragazzi con disturbo di attenzione e iperattività sarebbero state diverse se docenti e dirigenti avessero saputo leggere i loro comportamenti non come semplice espressione di cattiva volontà! Così per tanti dislessici e per numerose altre condizioni particolari. Un conto è la vera pigrizia con cui il ragazzo amministra il proprio successo scolastico tirando al minimo; diversa è la sofferente svogliatezza di tipo reattivo, maturata nella biografia personale e familiare dell’alunno, che nasconde uno stato di profonda insicurezza personale. Guai all’insegnante che fa lo psicologo; resta il principio primum non nocere. Giovanni Campana, Modena – giovcampana@gmail.com

Il professor Campana si riferisce all’intervento dello psicoanalista (di scuola lacaniana) Massimo Recalcati da noi pubblicato il 20 settembre scorso. Vi si additava il pericolo del cosiddetto “insegnante-psicologo”, quello attento più ai sintomi di disagio dei suoi allievi che non al contenuto dei programmi. Volgarizzando, l’amore per il sapere sostituito dai doveri di una vice-mamma. Recalcati citava il gesto di Socrate narrato nel Simposio dove il maestro si svuota del sapere perché sia l’allievo a sentirsi trasportato verso il sapere. Aggiungo che lo stesso principio si trova nell’insegnamento tradizionale ebraico dove si arriva addirittura a contraddire Dio in persona per amore di sapere (e di discussione). Lo spiegano benissimo Amos Oz e sua figlia Fania nel loro Gli ebrei e le parole appena pubblicato da Feltrinelli. Compito dell’insegnante, sintetizzava Recalcati con parole che sottoscrivo pienamente, “è generare amore, transfert erotico sul sapere, più che distribuire sapere (illusione cognitivista) o mettere tra parentesi il sapere occupandosi della vita privata degli allievi”. Questa utilissima discussione era cominciata il 3 settembre scorso con due interventi a firma di Vera Schiavazzi* e Maria Pia Veladiano**. Recalcati concludeva ricordando la sua insegnante Giulia che lo aveva “sedotto” al sapere. Ho avuto anch’io analoga fortuna. Il prof Duranti al liceo per primo mi rese consapevole dell’importanza non solo estetica della letteratura.

*Articolo di Vera Schiavazzi
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/03/capitano-mio-capitano-il-fascino-del-professore.html?ref=search

**Articolo di Maria Pia Veladiano
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/03/non-sedurre-ma-servire-questo-il-vero.html?ref=search

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/09/25/prof-che-ci-fanno-innamorare-dellarte.html?ref=search

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