Estetica e psicoanalisi

di Apostolos Apostolou, ilgiornaledelfriuli.net, 3 novembre 2013

Molti hanno parlato di complesso problema dei rapporti tra psicoanalisi e creazione artistica, tra psicoanalisi ed estetica, ma anche fra psicoanalisi e letteratura, non per indicare una soluzione a questioni tuttora aperte, ma per introdurre qualche distinzione. Ma davvero esistono rapporti tra psicoanalisi e estetica? dato che l’estetica è la disciplina filosofica che si occupa del bello e dell’arte e la psicoanalisi si riferisce ad istanze o organizzazioni psichiche.

La psicoanalisi si è incontrata con il fenomeno artistico prima di tutto come forma di critica. Freud provava nei riguardi dell’arte un’ammirazione ambivalente non priva di gelosia e di rimpianti e aveva un forte senso estetico. Tra il 1899 e il 1917, dalle analisi di scritti letterari comprese nell’Interpretazione dei sogni, alla Gradiva (1906), ai saggi su Leonardo Michelangelo e Goethe Freud partecipò  attivamente all’elaborazione di una “psicoanalisi  dell’arte”. Il lavoro  dell’artista e quello dello scienziato – secondo Freud – pur seguendo vie diverse ma parallele acquisiscono le stesse verità. Scriverà Freud: “Ho notato  spesso che il contenuto di un’opera d’arte esercita su di me un’attrazione più forte che non le sue qualità formali e tecniche, alle quali, invece, l’artista attribuisce un valore primario. Per molte manifestazioni e per di più di un effetto dell’arte mi manca propriamente l’esatta comprensione” (Il Mose di  Michelangelo, 1913). L’effeminatezza delle figure leonardesche, ad esempio, sarebbe dovuta ad un trauma psichico provocato nell’artista da un sogno avuto  durante l’ infanzia. E i nudi di Michelangelo sempre secondo le ipotesi psicoanalistiche ripropongono ai nostri occhi l’immagine dell’intimo tormento dell’artista, sessualmente anormale.

La psicanalisi cerca anche una spiegazione del momento dell’ispirazione nell’artista, che  risulterebbe anche esso come un erompere dell’inconscio che scompagina la struttura ordinata della coscienza morale e intellettiva. Però la posizione di Freud sull’arte moderna appare di evidente disinteresse, se non addirittura di repulsione per il contemporaneo. Malgrado la loro brevità, alcune sue lettere ci  aiutano a comprendere perché considerava l’espressionismo e il surrealismo come  non-arte. Il 21 giugno 1921, recensendo un opuscolo che il medico Oscar Pfister  gli aveva inviato, Freud ha scritto: Ho preso in mano il suo opuscolo  sull’espressionismo con curiosità fervida e con altrettanta avversione, … questi  … individui non possono pretendere al titolo di artisti. Il 26 dicembre 1922,  commentando un disegno di un artista espressionista che gli aveva inviato Karl  Abraham, (K. Abraham studiava, nel 1909 le analogie del sogno e del mito) Freud è ancora più diretto: Caro amico, ho ricevuto il disegno che presumibilmente dovrebbe rappresentare la sua testa. È spaventoso. Ho sentito dire …che  l’artista sostiene di averla vista cosi. Non si creda però che Freud si sia  occupato specificamente del problema dell’arte dell’estetica. Egli, come  scrive J. J. Spector non trattò mai l’arte in modo sistematico: si occupò dei problemi di estetica soltanto nella misura in cui interessavano il suo lavoro  psicanalitico”. Alla base della  concezione freudiana la considerazione scientifica dell’arte esiste come modalità di sublimazione del desiderio come sintesi di principio del piacere e principio della realtà, ma anche esiste come fantasmi dell’autore e cioè non  tanto delle sue visioni allucinatorie, quanto di quelle forme in cui si  configura tutto un ordine di percezioni, di parole ed effetti. Secondo la  visione di J. Lacan, di S. Kofman, la considerazione dell’arte funziona come  punto di rottura dell’ordine simbolico da parte dell’immaginario.

Come potremo definire l’estetica? Sono i gradi socialmente determinati del piacevole? È un soggettivo diletto non predeterminato? È un senso s’indeterminismo psicologico? È una qualità soggetta a determinazioni misurabili? Sicuramente l’esperienza dell’estetica ha sempre un punto di partenza sensibile cioè a partire dai sensi ma non ogni informazione dei sensi è esperienza di estetica. Per l’estetica psicanalitica l’opera d’arte non è mai un oggetto estetico che lasci spazio alla contemplazione e alla valutazione, ma il motivo conduttore della volontà diretta  a capire le profonde implicazioni psicologiche e in quanto rappresentazione di  una tensione soggettiva le sottili trame lungo le quali scorrono le immagini, i fantasmi, le angosce dell’artista. L’elemento comune di ogni  esperienza/empirica, della estetica non è in ogni caso formale cioè la misura, le proporzioni, il ritmo, ecc, ma la dinamica della attrattività o l’attrazione  che funziona come chiamata alla relazione. Molti psicanalisti vedevano l’arte come una forma d’inconscio. L’arte una sublimazione della libido. Ogni figura ogni immagine, ogni scena ha una propria spiegazione sessuale. G. C. Jung utilizzava nel 1912, un’erudizione mitologica inesauribile per un esame di Miss Miller. Sarasin analizzava il Mignon di Goethe. Riklin studiava il senso profondo dei racconti popolari (1908). Nel 1938 Freud incontra  a Londra il surrealista Salvator Dalì: Fino a ora ero incline a considerare i  surrealisti, che sembra mi abbiano prescelto come loro santo patrono, dei puri folli, o diciamo puri al 95 per cento, come l’alcool… Sarebbe davvero assai interessante esplorare analiticamente le origini di una pittura del genere.  Eppure come critico uno potrebbe… dire che il concetto di arte resiste al fatto di essere esteso oltre il punto in cui il rapporto quantitativo tra il materiale  inconscio e l’elaborazione preconscia non è mantenuto entro certi  limiti.

Secondo J. Lacan l’arte funziona come organizzazione del vuoto. Abbiamo cosi l’arte come la psicoanalisi, nel senso che entrambe risultano esperienze irriducibili sia all’evitamento del vuoto. Lacan non vede l’arte come vissuta dal grado dell’interesse edonistico al grado della più piena autotrascendenza. L’estetica del vuoto secondo Lacan è un’estetica del reale, cioè un’estetica in rapporto al  reale, che però non scade mai in un culto realistico della Cosa come invece avviene in gran parte dell’arte moderna o contemporanea. Estetica è quando l’uomo si può ignorare una simile esperienza come se fosse un fatto naturale ovvio, un prodotto casuale; quando si può vivere questo d’improvviso come immediata personale sensazione.

http://www.ilgiornaledelfriuli.net/cult/estetica-e-psicoanalisi-di-apostolos-apostolou/#ixzz2jgvkUiNy

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