Quattro articoli su Peppa Pig

Peppa Pig /1  Ecco un altro papà pasticcione. Che delega tutto alla mamma

di , 27esimaora.corriere.it, 29 dicembre 2013

La letteratura — scientifica, autobiografica e creativa — sulla paternità è un fiume in piena. A dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che è la figura paterna, evanescente e antiautoritaria, l’anello debole della famiglia (e probabilmente della società). Come insegna Massimo Recalcati, Telemaco dovrà aspettare un bel po’ prima che Ulisse si rifaccia vivo per trasmettergli la sua testimonianza di vita come eredità a futura memoria per una crescita consapevole e armonica. Ma prima del futuro c’è il presente. Nel presente dei bambini, diciamo fra i tre e i sette anni, c’è per esempio un simpatico cartone animato britannico che trionfa ovunque. «Peppa Pig» racconta le minime avventure quotidiane di una famigliola di maiali che vive sul cucuzzolo di una montagnetta: Papà Pig, svagato e sovrappeso, la diligente Mamma Pig, il piccolo e timido George (2 anni) e la sorella maggiore, Peppa (4), vivace e a volte dispettosa. Una famiglia modello, in cui i piccoli ostacoli della vita vengono sempre superati in piena concordia e (soprattutto) in allegria.

Ci sono poi due nonni e diversi amici impersonati da altri animali antropomorfi (conigli, volpi, canguri…), che abitano nei dintorni. Mamma Pig non è solo una casalinga provetta, ma è occupata anche in imprecisato telelavoro al computer, portatrice di buonsenso e regole da rispettare, ma anche del sapere tecnologico. Papà Pig non sa cosa sia il digitale, lo si vede pochissimo al lavoro, ma si intuisce che è un impiegato vecchia maniera. A differenza di Nonno Pig, che è perfettamente radicato nella cultura fordista fino a essere un esperto di macchine e motori, Papà Pig non sa neanche piantare un chiodo al muro. E quando vi si dedica, combina disastri sotto gli occhi divertiti dei bambini e fortunatamente all’insaputa della moglie, che si è allontanata. È l’esemplare del padre delegante (alla donna) anche in fatto di educazione: imbranato, affettuoso e giocherellone, non ne combina una giusta, ama saltare nelle pozzanghere come i due figli. I quali non trovano di meglio che ridere bonariamente al cospetto di tante imperizie.

«Peppa Pig» è lo specchio esatto, semplificato all’osso, degli equilibri familiari del nostro tempo. Ed è forse qui la ragione del suo successo. Una fenomenologia che nella vita produce spesso risultati nefasti, squilibri, nevrosi, sul piccolo schermo si risolve nel lieto fine e nella gioia di rotolarsi, tutti insieme, nel fango.

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Peppa Pig /2   Il successo globale di 4 maiali che parlano di noi

di Maria Volpe

Un fenomeno quasi inspiegabile: quattro maiali (più parenti e amici), disegnati male, dai comportamenti semplici, intenti a grugnire e rotolarsi nel fango. Uguale? Un successo mondiale che sta facendo impazzire i bambini fino ai 6-7 anni. Si chiama Peppa Pig, il cartoon è nato nel 2004 in Inghilterra, è arrivato in Italia nel 2010, viene trasmesso da Rai YoYo (che ha raddoppiato gli ascolti, ed è diventato il canale per bambini più visto nella fascia 3-8 anni) e da Disney Junior e ora sta per arrivare al cinema e a teatro. Senza contare il merchandising (libri, magliette, felpe, giocattoli di ogni tipo, cd, peluche, puzzle, tazze, piatti, bicchieri, zaini e astucci per la scuola): un giro di affari che a fine 2013, dovrebbe aggirarsi attorno ai 120 milioni di euro, solo in Italia. E gli italiani hanno speso circa 30 milioni per regali natalizi legati alla famiglia dei maialini. Del resto, nel Regno Unito il valore del merchandising ha toccato, nel 2010, i 200 milioni di sterline (circa 300 milioni di euro) ed è stabile da allora. E addirittura in Inghilterra, a Paultons Park, Hampshire, nell’aprile del 2011 è stato creato il parco a tema Peppa Pig World che attira bambini da ogni parte del mondo. Chi ha fiutato per primo il successo ora è milionario. La Giunti Kids ha acquistato i diritti per i libri già nel 2009. Oggi la casa editrice ha in catalogo una quindicina di titoli e le vendite a metà di quest’anno avevano raggiunto i 4 milioni e mezzo di copie. E naturalmente c’è la gara a cercare di spiegare i motivi di questo successo planetario (Maurizio Crozza fa satira su Peppa, Linus e Savino ne parlano alla radio, il calciatore Gilardino ce l’ha tatuata sul braccio).

Perché è semplice e immediato, perché è corto (gli episodi durano 5 minuti), perché si racconta la realtà quotidiana che vivono tutti i bambini e viene rappresentata una famiglia classica.

A ben pensarci — dai Puffi ai Barbapapà, passando per i Teletubbies — nessun cartone animato nella fascia prescolare ha mai raccontato situazioni vere come l’asilo, le feste di compleanno, la mamma che lavora (Mamma Pig, modernissima, usufruisce del telelavoro da casa, beata lei), il papà che sì lavora ma cucina pure e gioca sempre con i piccoli, e poi i fratellini, lei Peppa 4 anni, lui George 2 anni, che si addormentano insieme, gli amici del cuore, la maestra, i compagni di classe, le gite al parco, gli amici «multietnici» ovvero Susy Pecora, Rebecca Coniglio, Danny Cane, Pedro Pony, Emily Elefante e così via.

Non c’è davvero nulla di spettacolare, banditi gli effetti speciali, forme grossolane, colori netti, disegni come quelli che farebbe un bimbo di 5 anni. Recentemente, Francesco Raiano, manager che segue lo sviluppo del licensing di Peppa Pig in Italia, ha avuto modo di spiegare che «questo stile finto semplice, i disegni piatti e i dialoghi semplici sono rassicuranti per i bambini. Così come lo è il fatto che possano costantemente ritrovare nelle avventure la propria quotidianità».

E forte di questa quotidianità, il 20 gennaio su Rai YoYo parte la sesta serie di Peppa Pig fortemente voluta dal direttore Liofreddi. E il canale Rai per i più piccoli oltre a trasmettere a rotazione episodi vecchi e nuovi, in italiano e in inglese, organizza anche eventi collaterali come il pupazzo di Peppa Pig che va negli ospedali pediatrici per dare gioia ai bambini. In collaborazione con la Warner sta per uscire il film Peppa Pig, vacanze al sole e altre storie, in programmazione nelle sale italiane due weekend di gennaio, l’11 e il 12, e il 18 e 19: si tratta di episodi in anteprima della nuova serie. Neanche a dirlo, prenotazioni già a buon punto in molti cinema.

Thomas Ciampa, vicepresidente Warner Bros Entertainment, è entusiasta. A lui chiediamo perché una delle major più importanti del mondo decide di investire su un film di maialini, solo per l’Italia.

«Tutto nasce da me e mia figlia di 5 anni, seduti sul divano a guardare Peppa Pig. Ho capito che era più di un cartone: nascono satire su di lei, autogrill invasi, YouTube impazzito. A ciò si aggiunge che in questo periodo funzionano gli eventi di intrattenimento nei cinema. E così per la prima volta la Warner distribuisce al cinema un prodotto che non è un film vero e proprio».

Come spiega questo successo? «In questo cartone, la famiglia è molto presente. In un’epoca in cui siamo tutti di corsa, in Peppa c’è la comunione del divertimento, tutti se la ridono insieme. Lo svago è condiviso tra piccoli e grandi».

A gennaio il film, a febbraio lo spettacolo teatrale, Peppa Pig e la caccia al tesoro direttamente dall’Inghilterra. Il tour giungerà in Italia grazie a Roberto Indiano di Dimensione Eventi. Il 22 febbraio sarà al Gran Teatro di Roma, poi Torino, Genova, Padova, Trieste, Milano (10 e 11 maggio) Firenze, Bologna, Napoli. Lo spettacolo è identico a quello inglese e i grandi pupazzi arrivano dalla Gran Bretagna. Peppa è sul palco con famiglia e amici e va alla caccia di un tesoro, passa nel bosco, in montagna, utilizza i vari mezzi di trasporto. Nel secondo tempo è sotto il mare e incontra le stelle marine. Le canzoni sono riadattate in italiano e in teatro verranno coinvolti i bambini. Ma c’è da scommetterci: Peppa troverà nuovi percorsi.

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Peppa Pig /3  Lo guardo da nonna. Sono geni della scoperta dell’acqua calda

di Redazione

«Sono tre geni della scoperta dell’acqua calda». Così in tono lieve e spiritoso, la dottoressa Silvia Vegetti Finzi, psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia, della famiglia e della scuola, definisce Phil Davies, Mark Beker, Neville Astley, inventori del cartoon Peppa Pig. Vegetti Finzi conosce il fenomeno che ha conquistato i bambini di tutto il mondo anche in qualità di nonna di una nipotina di due anni. «La grafica non è bellissima — dice — ma piace perché vengono rappresentate situazioni quotidiane in cui i bambini si riconoscono, vedono realtà che loro sperimentano ogni giorno, dall’asilo alle feste di compleanno, e poi si rispecchiano nella famiglia, comune a molti bimbi: mamma, papà, due figli, nonni, parenti e amici». Vegetti Finzi sottolinea poi altri due aspetti più profondi che toccano le corde dei bambini. Il primo: «Tutto quel che vedono corrisponde al loro semplice vocabolario e così sono in grado fin dai due anni di commentare gli episodi e spiegarli ai genitori». Il secondo che nasconde «una conoscenza della psicologia infantile» da parte di chi ha inventato il cartone: «Peppa anche di profilo ha due occhi. E i bambini piccoli riconoscono la faccia proprio dagli occhi. Quindi il fatto che Peppa abbia gli occhi anche sul profilo rende tutto più facile ai piccoli». Insomma, «non c’è mai nulla di casuale in queste cose».

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Peppa Pig /4 Dove ero io mentre i maialini conquistavano il mondo?

di Marta Serafini

Non me ne sono resa conto fino a Natale. Ogni tanto, di sfuggita, vedevo passare questo trio porcellesco rosa sugli schermi. Ma, distratta, pensavo “Toh un disegno di un bambino di cinque anni colorato con l’evidenziatore rosa”. Preferivo, ignara e inconsapevole, concentrarmi su Homeland e  Scandal, serie televisive che parlano di spionaggio, sesso e complotti terroristici. Errore madornale. Leggerezza e superficialità. Egocentrismo. Un maiale stava conquistando il mondo. E io non lo sapevo.

Così il 25 dicembre, dopo aver giocato di gusto alla Playstation per due ore con i nipoti, dalla più piccola (che giustamente si sentiva trascurata) è arrivata la frase destinata a svelarmi il Nuovo Mondo: “Zia, vedhamo inseme Peeeepa Pic?”. Panico. Palmi sudati.  Oddio, che è? Un mostro? Una principessa munita di siringa? Una strega hypster? Dopo, i cinque minuti destinati a cambiare la mia vita. La vocina petulante della protagonista ha iniziato a penetrarmi il cranio.”Sono Peppa Pig e questa è la mia famiglia”. “Sono Peppa Pig e amo tutti”, “Sono Peppa Pig e il mondo è felice”. Poi giù tutti di corsa per uno sgorbio che dovrebbe essere una collina verde.  Mia nipote ha iniziato a ciucciarsi il dito e in 3 minuti e 56 secondi si è addormentata.

Io sono rimasta lì, inebetita, sul divano. L’unico pensiero che riusciva a farsi strada nella mia mente è stato “Peppa Pig, esattamente come i Teletubbies e i gattini su internet, è il male”. Il giorno dopo torno al lavoro con un senso di inquietudine che non mi abbandona. E decido di documentarmi un minimo. Devo capire. Così, scopro nell’ordine che:

-Peppa Pig è un successo mondiale di cui si è occupato anche il Financial Times.

– L’orrida famiglia di maiali è considerata politically correct perché la mamma lavora (nel 2013, evviva!) e insegna a fare la raccolta differenziata ai figli.

– Peppa Pig è stata definita femminista nonché donna del 2013. Ma non solo. Si è conquistata anche la copertina di un noto settimanale.

– Come ogni successo che si rispetti, Peppa può vantare numerose parodie e un merchandising da milioni di euro (basta questo per rendermela odiosa).

Ora, mea culpa per non essermi mai interessata al fenomeno. E mea grandissima culpa per non aver compreso. Ma se questa è la svolta femminista dei cartoni animati, allora vi prego torniamo a Cenerentola sguattera che aspetta il principe azzurro e Alice nel Paese delle Meraviglie che rincorre il Bianconiglio. Vi supplico. Non importa se i personaggi della Disney sono datati, politicamente scorretti e profondamente maschilisti. Del maiale non si butta vi niente. Ma di quello vero. Di questo possiamo tranquillamente buttare via tutto. I veri film di animazione di successo sono quelli che piacciono a grandi e piccoli. Dai classici della Disney a Harry Potter, passando per Fantasia e la Storia Infinita.

Detto ciò, sono perfettamente consapevole che uno show deve piacere ai bambini e non ai trenta-quarantenni. E che il successo di un cartone animato lo decretano gli spettatori tra i 5-6 anni. Insomma, lo so che sono loro i veri giudici della faccenda e che io sto scrivendo cose antipatiche, da zia insensibile e anche snob. Ma io sono sicura che quando quei bambini saranno grandi, la sera di Natale non guarderanno Peppa Pig, come noi oggi, cresciuti con Peter Pan e Biancaneve, invece facciamo. Quindi abbiate rispetto del loro futuro. Evitate con tutte le forze che un giorno debbano dire ai loro nipoti ” Quando ero piccolo io c’era Peppa Pig, un maiale rosa dall’aspetto vagamente fallico”. E’ una questione di rispetto. Quando si è bambini ci si aggrappa a qualunque cosa pur di essere felici. E con la loro innocenza non bisogna giocare. Perché da adolescenti ce la faranno pagare. E avranno ragione.

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