Ospiti – Una discussione di Jacques Lacan, Altri scritti, Einaudi, Torino 2013

di Sergio Sabbatini, filosofia-italiana.net, 6 aprile 2014

1. Dagli Scritti agli Altri scritti
Nell’ottobre 1966, su iniziativa tenace e insistita di François Wahl, Jacques Lacan pubblica in Francia i suoi Scritti, raccolta di testi che lo impone al di fuori dei confini del suo paese fino a consacrarlo come uno dei grandi pensatori del Novecento. Dalla pubblicazione degli Scritti si può parlare dell’opera di Lacan, di Jacques Lacan autore (1). Trentacinque anni dopo, siamo nel 2001, Jacques-Alain Miller pubblica gli Altri scritti, tradotti ora in italiano da Antonio Di Ciaccia. Molti di questi testi erano già apparsi in italiano, ma risultavano in buona parte introvabili: Antonio Di Ciaccia ne ha comunque rivisto e uniformato la traduzione (2). Gli Altri scritti arrivano in un contesto ben diverso: il nome di Lacan ha da tempo un posto di rilievo nella cultura, nel pensiero contemporaneo. Non mancano gli ostracismi, da parte di chi in nome della ‘Scienza’ non ritiene Lacan degno di considerazione perché difficile o criptico o lo giudica in base a presunte cadute di qualche ‘avventato’ discepolo (3). L’esperienza psicoanalitica che guarda al suo insegnamento sta trovando una certa diffusione anche in Italia: anche qui ci sono difficoltà e incomprensioni, fino ad altri ostracismi, specie in ambito accademico, soprattutto da parte di chi fa riferimento ai metodi cognitivo-comportamentali (4).

2. L’opera di Lacan secondo Jean-Claude Milner

Jean-Claude Milner ne L’Oeuvre claire del 1995, sottolinea la peculiarità del lascito di Lacan che, pur muovendo dalla scienza come Freud, interviene decisamente nella cultura. Per quanto oggi possa sembrare ovvio – basta pensare alla diffusione dei libri di Massimo Recalcati e di Slavoj Zizek, entrambi formatisi con Jacques-Alain Miller, filosofo e psicoanalista – si tratta di un fenomeno nuovo e problematico (5). Secondo Jean-Claude Milner, che ha messo al centro del suo libro il pensiero di  Lacan, bisogna distinguere la funzione essoterica dei Seminari dalla natura esoterica degli Scritti. Nei seminari, luogo di ricerca e di formazione, prevarrebbe una protrettica, a volte violenta, mentre sarebbero i testi scritti, nella loro apparente illeggibilità a costituire l’opera, a dispiegare il pensiero di Lacan. Nei testi scritti risiederebbe l’oro del suo pensiero. Solo apparentemente indecifrabili si offrono invece a un’interpretazione esaustiva: il loro stile volutamente manierista, gongorista, impone una lettura seria per offrire una dottrina essenziale, un sapere veridico, trasmissibile, rivolto al matema.

3. L’opera di Lacan secondo Jacques-Alain Miller

Il rapporto tra Scritti, Altri scritti e seminari può risultare più chiaro se si tiene presente lo sviluppo interno del pensiero lacaniano. Jacques-Alain Miller ha in più occasioni proposto delle scansioni del percorso di Lacan al fine di evidenziarne la logica. La più classica distingue il suo insegnamento in tre momenti (6):

1. Anni 1953-1963: il primato dell’Altro. Lacan comincia i sui seminari leggendo e  commentando Freud, in ‘dialogo’ con fenomenologia ed esistenzialismo: con la scoperta dell’inconscio la pretesa autonomia della coscienza deve cedere il passo all’autonomia dell’ordine simbolico. Claude Lévi-Strauss e Roman Jakobson sono le sue chiavi di lettura di Freud: il linguaggio, la cultura, i sistemi di parentela sono il dato di base; l’Altro precede e determina il soggetto. L’inconscio di Freud è strutturato come un linguaggio secondo Saussure.
2. Anni 1964-1974: l’articolazione dell’Altro con l’oggetto a. Il Seminario XI segna un distacco da Freud e dal pensiero strutturalista: Lacan interroga il desiderio di Freud, ne prende le distanze, nel momento in cui è escluso dall’istituzione che Freud stesso aveva fondato. L’inconscio strutturato come un linguaggio deve misurarsi con
l’inconscio pulsatile, temporale, che si apre e si chiude. L’esperienza analitica lo porta a porre l’inconscio come soggetto supposto sapere: l’inconscio è una supposizione indotta dal dispositivo imposto da una psicoanalisi. Una supposizione che ha un limite: uno scarto, un residuo, un resto non significante, l’oggetto che lui stesso ha inventato, l’oggetto piccolo a. L’oggetto piccolo a è quanto di più proprio al soggetto: se l’Altro è la dimensione universale comune a tutti i parlanti, l’oggetto piccolo a è quanto resiste di più singolare. Si esaspera la tensione tra la necessità della struttura logica e la contingenza della vita, del desiderio, dell’esistenza: è il versante antideterminista del pensiero di Lacan che si apre al nuovo, all’evento, all’imprevedibile.
3. 1974-1981: verso il reale. Nel momento in cui si rivolge alla scrittura di Joyce e alla topologia dei nodi borromei, Lacan mette al centro la dimensione autistica del godimento: l’Uno del godimento prevale sull’Altro. Lacan è costretto a distinguere tra l’inconscio aperto al transfert, strutturato come un linguaggio e l’inconscio reale, rispetto al quale l’analista deve misurarsi con il suo desiderio e con il suo atto.

Cosa dire degli Scritti (e degli Altri scritti) rispetto all’opera lacaniana? Nel suo seminario del 2011, L’essere e l’uno, Jacques-Alain Miller rammenta che la ricerca di Lacan non era finalizzata all’edificazione dell’opera, ma si svolgeva come un insegnamento aperto (7). Lacan, più che un autore, si riteneva un insegnante che leggeva Freud. Oggi il Seminario appare sin dall’inizio un work in progress, che rinvia indefinitamente agli sviluppi successivi senza chiudere il discorso (8).

Un insegnamento con dei destinatari precisi, gli psicoanalisti, che riflette sull’esperienza psicoanalitica in costante confronto con Freud. I testi che Lacan scrive mentre si succedono i seminari servivano a fissare i punti critici della teoria che andava esponendo, ne scandivano il percorso (9). Lo scritto è stato per Lacan il luogo della fissazione della dottrina, il seminario il luogo creativo, dell’invenzione del sapere psicoanalitico.
In questa dialettica tra insegnamento orale e testi scritti, aggiunge Jacques-Alain Miller, Lacan è diventato un autore, ha conquistato in vita una notorietà insolita per uno psichiatra e psicoanalista dell’epoca.
In questo processo di sedimentazione dell’opera – e proprio mentre suo malgrado una tale opera si consolida – il cammino di Lacan si rivolge sempre di più al reale: un orientamento che mostra una configurazione peculiare, un’architettonica topologica della sua ricerca. 10 Il discorso di Lacan sembra organizzarsi sempre intorno a un vuoto, tende a disegnare un toro. 11 Il vuoto interno è lo spazio del soggetto, preso tra domanda e desiderio, mentre il vuoto esterno, intorno a cui ruota metonimicamente il desiderio è il luogo dell’oggetto. È per Jacques-Alain Miller il problema che Lacan vuole risolvere: come afferrare questo reale esterno e insieme determinante, come definire il reale della psicoanalisi? Il reale della psicoanalisi non è il reale della biologia a cui guardava Freud nella sua illusione scientista. Il reale che si impone alla psicoanalisi è la topologia; non una materia, non una sostanza, ma uno spazio escluso dalla percezione, dal senso, dalla presa concettuale e strutturato topologicamente. Per Lacan la topologia è il reale.12 È il punto ultimo della sua ricerca, che diventa sempre più solitaria nel momento in cui tenta di afferrare il reale con i nodi.

4. Anatomia degli Altri scritti

Se gli Scritti comprendono trent’anni di lavori, dall’agosto 1936 all’ottobre 1966, gli Altri scritti raccolgono quarantotto testi, distribuiti in un arco temporale ancora più vasto, dal 1938 al 1980. 13 Il primo in ordine cronologico è il celebre I complessi familiari nella formazione dell’individuo del 1938, un lavoro clinico che riprende il tema sociologico del declino dell’istituzione familiare come tramonto dell’imago paterna. Ritroviamo Lo stordito, Radiofonia e Televisione, testi avanzati degli anni settanta. E poi il confronto con Bion, con Merleau-Ponty e con James Joyce. Resoconti di insegnamento e studi dedicati alla possibilità di dare vita ad una comunità di psicoanalisti in grado di custodire la verità freudiana. Testi che introducono la procedura della passe come testimonianza e trasmissione della formazione dell’analista.14
Di solito, degli Altri scritti, si mettono in evidenza i testi pubblicati successivamente agli Scritti (1966). In effetti dal 1967 in poi si sono succeduti diversi passaggi nel percorso di Lacan, nei quali il reale, con l’oggetto a e il concetto di godimento, è arrivato a spodestare la supremazia del simbolico. Dove con il termine di godimento Lacan intende unificare il dualismo pulsionale di Freud ed afferrare quella dimensione tanto scabrosa quanto comune nell’esperienza psicoanalitica in cui il piacere e il dolore convergono e che Freud aveva colto sin dal Progetto di una psicologia scientifica del 1895. Il concetto di godimento si differenzia dal piacere e impone l’assunto dell’inconscio di Freud: è sempre sorprendente nella clinica scoprire nel singolo caso che ciò che soddisfa una pulsione a livello inconscio, fa soffrire nel sintomo.
Con la riflessione di questi anni (quelli successivi alla pubblicazione degli Scritti), prende avvio l’ultimo insegnamento di Lacan, con almeno due – nella lettura che ne ha proposto Jacques-Alain Miller15 – nuovi paradigmi teorici del godimento. Ma l’interesse degli Altri scritti non sta tutto nella nuova luce che essi gettano sull’ultimo insegnamento lacaniano: circa un terzo del libro è composto da lavori pubblicati prima del 1966, lavori che testimoniano della riflessione lacaniana precedente agli anni cinquanta e precedente a quelli che lo stesso Miller ha definito i primi quattro paradigmi del godimento. Ora, tornando all’ultimo insegnamento lacaniano, occorre segnalare un passaggio decisivo, quello che prepara e compie la svolta borromea, collocabile nel 1972.

5. E i nodi borromei?

In effetti, una volta percorsa questa straordinaria raccolta – che contiene i due più lunghi scritti, I complessi familiari del 1938 e il lavoro lacaniano più complesso, Lo stordito, del 1972 – ci si accorge che tra Scritti e Altri scritti manca qualcosa che è indelebilmente legato al nome di Lacan: manca la topologia del suo ultimo e ultimissimo insegnamento, la topologia dei nodi borromei. Eppure ci sono diversi testi successivi al 1972, anno in cui Lacan sorprende i suoi uditori con il nodo borromeo, nel seminario …ou pire del 1971-1972 (si veda in particolare la quinta sezione, dedicata a temi istituzionali e tutta la ottava). È qui presente l’ultimissimo insegnamento di Lacan, il TDE, Le tout dérnier einsegnement a cui Jacques-Alain Miller ha dedicato un seminario intero nel 2006-2007.
Nella categorizzazione di Jean-Claude Milner è rappresentato qui il momento decostruttivo, postbourbakista, che arriva a prendere il posto della dottrina del matema, della lettera. E, in effetti, la stessa dottrina della lettera, quella che il testo di apertura, Lituraterra, celebra e stravolge, si era dimostrata instabile.16 La lettera diventa litorale, bordo incerto tra sapere e godimento. Lacan evoca un’ascesi della scrittura per respingerla come inammissibile.
Procedendo oltre, i due ultimi testi della ottava sezione, Joyce il Sintomo del 1975 e Prefazione all’edizione inglese del Seminario XI del 1976 danno un saggio del momento decostruttivo nella pratica della scrittura, ma non della topologia borromea. Manca completamente, dunque, per lo studioso di Lacan che voglia immaginare almeno per un momento un confronto con l’opera integrale, ciò che caratterizza l’ultimo grande sforzo di Lacan, ‘l’oscura teoria’ dei nodi. Rispetto alla quale, in prima approssimazione, lasciamo la parola al ‘lettore’ scelto in vita dallo stesso Lacan, Jacques-Alain Miller: «L’introduzione degli Scritti già evocava “ciò che alla fine di questa raccolta si leva sotto il nome di oggetto a…” Questo oggetto è pertanto l’alfa degli Altri scritti. Non ne è l’omega. Ciò che lascia intravedere in fine punta aldilà. Per dirla in breve: del godimento.. la a minuscola è solamente il nucleo elaborabile in un discorso, ossia non è reale, non è altro che un sembiante. Da qui procede la tesi radicale secondo cui il reale è ciò che è escluso dal senso, compreso il ‘senso goduto’. Questa tesi, discussa nel suo ultimo insegnamento orale, non è stata ripresa da Lacan in nessuno dei suoi scritti, essa conferisce a questa raccolta la sua linea di fuga».17

6. Una prima ricognizione

Gli Altri scritti si presentano per il lettore non specialista come una formidabile raccolta di testi eterogenei (e stando alle scarne indicazioni che sono state offerte sinora, si capisce come, in fondo, per un verso, l’impressione del lettore sia giustificata), occasionati da contesti diversi, e che completa il quadro disegnato dagli Scritti. Il libro è ripartito in otto sezioni più gli allegati; di esso non si coglie subito l’organizzazione e il disegno generale. A ben vedere, però, l’architettura del volume obbedisce a una logica sofisticata che organizza la distribuzione dei testi in base all’indirizzo di ciascuno, al destinatario scelto da Lacan nelle singole occasioni. L’autore Lacan ha scelto ogni volta il lettore delle sue pubblicazioni: una sfida che arriva a coinvolgere il lettore che verrà, il lettore che ancora non c’è.18 Sulla falsariga degli Scritti, aperti da Il seminario su La lettera rubata del 1956, che dà alla raccolta un ingresso di tipo strutturalista, Jacques-Alain Miller ha deciso di introdurre gli Altri scritti con un testo sulla lettera, Lituraterra, del 1971. Il che potrebbe indurre a contrapporre un Lacan strutturalista, quello degli Scritti, a un Lacan inatteso, sorprendente, quello degli Altri scritti, dove è il godimento e non il significante a farla da padrone. Il Lacan strutturalista sarebbe quello che mette al centro l’assunto dell’inconscio strutturato come un linguaggio, mentre quello successivo cederebbe il primato al godimento.
Bisogna dire che, per quanto appaia suggestiva, questa proposta di classificazione è fuorviante: i due volumi si integrano, non si contrappongono. In un testo del 1960, al centro degli Scritti, c’è una frase decisiva. Lacan sta parlando dello smontaggio freudiano della pulsione «secondo l’origine, la direzione, lo scopo e l’oggetto», e aggiunge: «Ciò vuol forse dire che tutto è significante? No, ma struttura».19

Come dire che lo strutturalismo di ispirazione linguistica, quello che ha informato gli anni 1956-1958, ha chiuso i battenti per lui. Nel 1960 siamo al terzo (sempre secondo la scansione proposta da Miller) paradigma del godimento, emerso in un seminario scabroso, L’etica della psicoanalisi. L’inconscio come discorso dell’Altro, l’inconscio strutturato come un linguaggio, non riesce a includere il godimento. C’è qualcosa di cui non si riesce a parlare, qualcosa di essenziale che sfugge alle maglie del simbolico.
Negli anni successivi Lacan tenta di afferrare la Cosa del godimento, di darle una forma, una logica, di riconoscerle un posto nella struttura. È la teoria dell’oggetto a, che si prepara nei primi anni sessanta e che nel 1966, anno di pubblicazione degli Scritti è ben consolidata. Leggiamo Lacan in un breve intervento compreso nella nuova raccolta, pronunciato un mese dopo la pubblicazione degli Scritti: «I miei Scritti raccolgono le basi della struttura in una scienza che è tutta da costruire – e struttura vuol dire linguaggio – nella misura in cui il linguaggio, come realtà, fornisce qui i fondamenti.
Lo strutturalismo durerà quanto durano le rose, i simbolismi e i Parnasi: una stagione letteraria, il che non significa che essa non sarà più feconda. La struttura invece, non sarà superata così presto, poiché si inscrive nel reale, o piuttosto ci offre l’opportunità di dare un senso alla parola “reale”». 20

Lo strutturalismo è durato una stagione, la struttura permane. La teoria dell’oggetto trova un vertice nel seminario XVII, Il rovescio della psicoanalisi, del 1960-1970, sembra compiuto il passaggio dalla Cosa all’oggetto a. Ma non è così, come mostrano gli sviluppi successivi e in fondo lo stesso testo che apre gli Altri scritti.
Insomma gli stessi Scritti, cinquant’anni dopo la pubblicazione continuano a sorprendere il lettore, contengono tesori inesplorati, come testimonia da quaranta anni lo straordinario lavoro di esegesi dell’Orientamento lacaniano di Jacques-Alain Miller, in buona parte inedito. Si deve anche tenere conto del fatto che il libro, pubblicato nell’ottobre 1966, ha visto molte aggiunte e correzioni da parte dello stesso Lacan, che era ormai distante dalla prospettiva strutturalista che peraltro non aveva mai pienamente abbracciato.
Qualche anno dopo la pubblicazione degli Scritti, siamo nel 1969, Lacan propone nel seminario la teoria dei quattro discorsi, una scrittura logica dei modi diversi del legame sociale.21 Ogni discorso è un matema, un piccolo apparato significante, che include il soggetto e un recupero del godimento come plusgodere. Ogni discorso riguarda il modo in cui un soggetto si rapporta con il godimento attraverso il significante. C’è una relazione originaria tra struttura e corpo, tra sapere e pulsione, tra significanti e godimento. Ma allora si declina diversamente il rapporto tra Altro e soggetto, tra struttura e essere vivente. Il Lacan classico definiva il significante come ciò che rappresenta il soggetto per un altro significante. Una definizione astrusa, barocca, piena di insidie. Il soggetto rappresentato dal significante ne subisce i movimenti, i rinvii metonimici indefiniti: i significanti parlano con gli altri significanti e svuotano il soggetto di ogni consistenza. Il significante è la causa del soggetto ridotto all’insieme vuoto della teoria degli insiemi.

Ma nel 1969 Lacan cambia assiomatica con il quinto paradigma del godimento: il corpo affetto dal godimento precede l’Altro. Il significante cambia natura, non rappresenta solo il soggetto ma anche il godimento, nella relazione di rinvio a un altro significante. Il significante rappresenta quella parte del godimento inclusa nel discorso come resto, ma al tempo stesso manca il godimento come Cosa. È la lettera, il ‘supporto materiale’ del significante, a impregnarsi del godimento. La lettera impressa sulla carne del soggetto: l’essere parlante è un essere di godimento.
Lituraterra, del 1971, che apre gli Altri scritti è su questa scia: Lacan riprende «l’istanza della lettera nell’inconscio» con la sua nuova dottrina del godimento. E già guarda oltre: siamo ai bordi tra il quinto paradigma del godimento, il godimento discorsivo e il sesto paradigma del godimento, il non rapporto, che si dispiegherà a partire dal Seminario XX, Ancora, del 1972-1973.
In Lituraterra è l’incontro con la pratica calligrafica cino-giapponese che permette a Lacan di dipanare la relazione tra lettera e godimento. Un viaggio in aereo, la visione della pianura siberiana è il momento di un’illuminazione: Lacan vede la differenza tra una frontiera, che separa due territori altrimenti indistinguibili e il litorale. La rigidità della frontiera è imposta dalla uniformità dei territori che separa, mentre il litorale non è mai ben definito.
La lettera è soprattutto litorale che delinea il bordo del buco di sapere, come il litorale marino disegnato dall’acqua che passa avanti e indietro sulla sabbia, lasciando le tracce di un confine sfumato. Come l’acqua e la spiaggia, godimento e significante non permettono un confine rigido, il godimento entra al cuore del significante. Ecco l’importanza della topologia delle superfici, che Lacan aveva cominciato a utilizzare sin dai primi anni sessanta, con il seminario L’identificazione del 1961-1962. È una topologia elastica di gomma, dove le figure sono deformabili ad libitum senza cambiare conformazione, se non si operano tagli e saldature. È la ciambella che corre in internet pronta a trasformarsi in tazzina di caffè, è il quadrato che si fa triangolo o cerchio. Il bordo flessibile delle figure topologiche dalle configurazioni inusuali, come la striscia di Möbius, con la continuità che ammette tra facce opposte, è un buon modello del litorale tra il godimento e il sapere, distinti e mescolati insieme.

È solo un passaggio, se ci collochiamo nella prospettiva dell’ultimissimo Lacan, ma che ne anticipa altri. Negli anni settanta Lacan si misura con il reale della pratica clinica e della comunità degli analisti: come fondare, grazie al discorso analitico «un legame sociale sbarazzato di qualsiasi necessità di gruppo», che sfugga all’oscenità immaginaria dell’effetto di gruppo?22 Come «rendere l’amore qualcosa di più degno del proliferare di chiacchiere in cui oggi consiste – sicut palea, come disse il santo Tommaso»?23

Il suo punto di arrivo, la topologia dei nodi borromei, accoglie la fluidità dei confini che il litorale suggerisce. Una prospettiva di cui stiamo cominciando ad assaporare i frutti, che ha ispirato a Jacques-Alain Miller negli anni novanta una nuova clinica psicoanalitica, più aperta al sociale, con i concetti di psicosi ordinaria e di clinica continuista. Ma, concludo, il nuovo non cancella il precedente: resta viva la clinica lacaniana classica, oppositiva, differenziale, discontinua. Gli Scritti continuano a ispirarci.

1 L’opera di Lacan, curata da Jacques-Alain Miller, attende ancora la pubblicazione integrale e comprende il suo insegnamento orale, i famosi Seminari e gli interventi pronunciati in occasioni congressuali o di altro tipo; e poi le interviste, i testi scritti di suo pugno e destinati esclusivamente alla pubblicazione e infine la tesi di dottorato del 1932, Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità.

2 Un lavoro eccellente, che riprende molti interventi già pubblicati in italiano per sua iniziativa nella rivista La psicoanalisi e che arricchisce la biblioteca lacaniana in italiano, molti volumi della quale, editi da Astrolabio ed Einaudi, dobbiamo proprio a Di Ciaccia. Peccato che le belle e pertinenti copertine dei Seminari in francese non siano riprodotte in italiano e che l’edizione italiana degli Scritti, curata da Giacomo Contri, non sia ancora sostituita da una nuova edizione emendata dai numerosi errori, che in alcuni casi arrivano a stravolgere il senso di un discorso compiuto. Cose che accadono e che una seconda edizione dovrebbe risolvere. Naturalmente la responsabilità è della casa editrice, non certo del curatore e traduttore.

3 È, fino ad oggi, la linea editoriale del Domenicale del Sole-24 Ore; un vero peccato vista la qualità  dell’inserto. 4 Almeno in questo contesto sono più chiare le ragioni della polemica, che però non dovrebbe degradare all’insulto e alla denigrazione: si contrappongono dei presupposti antitetici sulla natura dell’esperienza clinica. Grazie al cielo non mancano momenti di dialogo e di confronto tra chi opera sul fronte ed è attento ai risultati, alla salute del paziente. 5 Problematico soprattutto per chi stigmatizza i successi editoriali in quanto tali e li considera estranei alla vera psicoanalisi.

6 J.-A. Miller, Schede di lettura lacaniane (1979-1984), in AA. VV., Il mito individuale del nevrotico ed altri saggi, Astrolabio, Roma 1986.

7 L’intero seminario L’essere e l’uno di Jacques-Alain Miller è attualmente in corso di pubblicazione nella rivista La psicoanalisi, a partire dal numero 51 del 2012. 8 Peraltro si incontra di tanto in tanto un rinvio al passato, a quanto Lacan aveva precedentemente anticipato su alcuni punti e che aveva deciso di non sviluppare subito, ritenendo l’uditorio non pronto. 9 Certo aveva cominciato a scrivere prima di iniziare il suo seminario; alcuni dei suoi testi degli anni quaranta sono delle perle: penso a Il tempo logico del 1945 e al Discorso sulla causalità psichica del 1946. 10 Cfr. J. Lacan, Del barocco, cap. IX del seminario 1972-1973, Ancora, Einaudi, Torino 2011, pp. 99-112. 11 Il toro è una figura topologica che presenta due tipi di vuoto: uno interno alla superficie e racchiuso da essa e uno esterno alla superficie ma centrale ad essa e in continuità con lo spazio ad essa esterno. La camera d’aria di uno pneumatico o di una ciambella di salvataggio è una buona realizzazione del toro.

12 Cfr. Lo stordito, lo scritto ‘topologico’ di Lacan, nel senso che parla di topologia (delle superfici) nel momento in cui la svolge con le sue argomentazioni. Ora in Altri scritti, Einaudi, Torino 2013, pp. 445-495. 13 Alcuni di questi testi non coprono una pagina, altri potrebbero giustificare un libro. 14 Gli Altri scritti raccolgono materiali distribuiti in più di quarant’anni, in quasi tutto l’arco della vita intellettuale di Lacan, compresi i venti anni circa che precedono l’inizio del suo insegnamento. Ricordo che Lacan stesso situa l’inizio del suo insegnamento nel 1953, con Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi, che precede di pochi mesi il suo primo seminario, Gli scritti tecnici di Freud, del 1953-1954.

15 J.-A. Miller, I sei paradigmi del godimento (1999), in I paradigmi del godimento, Astrolabio, Roma, 2001. 16 J.-C. Milner, L’Oeuvre claire. Lacan, la science, la philosophie, Seul, Paris 1995.

17 J.-A. Miller, Prologo agli Altri scritti (2001), Einaudi, Torino, 2013, pp. 6-7.

18 Rinvio su questo punto all’articolo di Eric Laurent, Une leçon de publication, in «Quarto», n. 75, Sur les Autres
écrits de Jacques Lacan, 2002.

19 J. Lacan, Nota sulla relazione di Daniel Lagache (1960), in Scritti, Einaudi, Torino 1974, p. 655.

20 J. Lacan, Piccolo discorso all’ORTF (1966), in Altri scritti, cit., p. 225.

21 Nell’idea di discorso come legame sociale sembra ritrovarsi il gioco linguistico come forma di vita delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein. Nel seminario XVII Lacan si confronta invece con il Tractatus, la cui logica è tacciata come «ferocia psicotica, rispetto a cui è poca cosa il ben noto rasoio di Ockham» (J. Lacan, Il seminario. Libro XVII. Il rovescio della psicoanalisi 1969-1970, Einaudi, Torino 2001, p. 71).

22 J. Lacan, Lo stordito (1972), in Altri scritti, cit., p. 472.

23 J. Lacan, Nota italiana (1973), in Altri scritti, cit., p. 307

http://www.filosofia-italiana.net/wp-content/uploads/2014/04/Sergio-Sabbatini-Altri-scritti.pdf

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