Arte, psicoanalisi e adolescenza

di Matteo Cappellini, lecconotizie.com, 14 aprile 2014

La creatività è uno di quei doni che dovrebbero essere per tutti.
E’ un dono perché è qualcosa che si riceve, che deve esserci trasmesso.
Nasciamo come oggetti della creatività di qualcuno, perché qualcuno ci ha voluto, ci ha desiderato, ha pensato e preparato un posto per noi.
Siamo in primo luogo l’opera d’arte dell’altro…quando va bene.
Perché se nessuno ci crea con la pasta del proprio desiderio, ma ci getta semplicemente nel mondo, più che un dono, rischia di stabilire una condanna.
Dovrebbe essere per tutti allora, ma non è detto, non è scontato.
I fatti lo dimostrano.
Dove c’è debolezza del discorso genitoriale in cui il soggetto nasce, quando chi detiene la responsabilità di una nuova vita non pone le condizioni perché si apra un posto inedito per chi sta per giungere sulla scena del mondo, gli effetti sono deleteri.

E’ una constatazione che può essere confermata ogni volta che si ascolta la storia di una persona che manifesta gravi difficoltà oggettive a costruirsi una modo sostenibile per affrontare la propria esistenza.
Essere stati oggetto della creatività dell’altro allora è il dono che bisogna augurarsi di ricevere perché è la condizione per poter essere, per poter diventare soggetti, a nostra volta, della creatività.
Ognuno di noi infatti, se vive con passione e con gusto la propria vita, ha una creatività dentro sé.
Ognuno di noi, se non è troppo schiacciato dai condizionamenti in cui necessariamente è preso e riesce a salvaguardare un margine in cui giocare la partita della propria esistenza, sviluppa un rapporto creativo con la realtà.
Non c’è bisogno di essere un artista.
La creatività infatti non è affatto una prerogativa dei pochi eletti che vengono nominati con questo appellativo, ma è piuttosto una funzione che si manifesta in ognuno di noi tutte le volte che riusciamo a dare una forma, la nostra forma, a noi stessi e a ciò che ci circonda.
Ognuno di noi cioè è chiamato a costruire la propria particolare realtà, fin da subito.
Si pensi a un bambino che gioca.
Si pensi alla fantasia.
Si pensi ai sogni.
Ma qual è l’età dove la funzione della creatività diventa cruciale?
L’adolescenza.
Perché?
L’adolescenza è quel tratto della vita dove il soggetto deve inventare dei nuovi modi di vivere.
Lasciare lo scenario che gli altri hanno predisposto per lui e scegliere un proprio stile, istituire il proprio modo personale di intendere le cose.
L’adolescenza è una crisi, un dramma.
C’è da distruggere e da ricostruire, c’è da scegliere.
L’adolescenza è il tempo della ribellione, il tempo del conflitto, il tempo in cui è possibile deviare.
Il tempo in cui bisogna deviare.
Se fino a quando si è bambini ci si può accontentare del baricentro fornitoci dagli altri, si può vivere per soddisfare le domande dei genitori, si può trovare la propria identità aderendo a ciò che gli altri vogliono che siamo, nell’adolescenza tutto quello che è stato acquisito e che ci è stato trasmesso deve essere messo in discussione.
Ciò che era una garanzia per il soggetto deve essere abbandonato, il rischio che comporta la vita deve essere accettato in prima persona.
Non è poco, anzi.
E non è un caso infatti che questo crocevia strutturale dell’esistenza sia anche un punto fecondo per il manifestarsi di una molteplicità di forme del disagio contemporaneo.
Per un verso infatti può succedere che l’adolescente agisca questo complicato processo di separazione in modo drastico, spezzando ogni rapporto da cui prima dipendeva, rifiutando ogni tipo di dialogo, scagliandosi violentemente contro ogni tipo di limite e di legge, con l’esito di non riuscire poi a strutturarne una propria.
Al contrario invece può succedere che l’adolescente decida di abdicare al suo destino rivoluzionario per permanere in una dipendenza infinita, rimanere nel mondo dell’infanzia, cedere rispetto alla possibilità di guadagnarsi una propria libertà, preferendo sostare in una sorta di schiavitù dai propri legami familiari.
Segni di un’adolescenza interminabile che, in fin dei conti, è uno dei tratti che maggiormente caratterizza la nostra epoca.
Che legame c’è allora fra adolescenza e sofferenza soggettiva?
Perché è così difficile per gli adolescenti di oggi trovare la propria strada?
Come deve fare un adolescente? E come si deve fare con gli adolescenti?

Come la creatività, nelle sue varie forme, si articola con questa fase di passaggio e con il percorso di vita di ognuno di noi?

E’ allo scopo di poter dialogare attorno a tali questioni che Jonas Como, Centro di clinica psicoanalitica, ha deciso di organizzare un’iniziativa dal titolo “Mettersi in forma – Un viaggio nel territorio della creatività attraverso arte, psicoanalisi e adolescenza”.

Tre serate, organizzate in collaborazione con Nerolidio e Camera Box, dedicate appunto al mondo degli adolescenti e a come provare ad entrare in rapporto con loro attraverso la musica, la fotografia, la poesia e la psicoanalisi.

L’iniziativa si aprirà mercoledì 16 aprile alle 20.45 con «Still Waiting – La musica che ancora non è stata scritta»Massi (voce e basso dei The Leeches), Luca Castelli (cofondatore Nerolidio) e Luca Ciusani (psicologo Jonas Como) dialogheranno intorno alla funzione della creatività, nella musica in particolare, in relazione all’adolescenza e al trovare la «propria strada». Ci sarà spazio anche per la musica dal vivo con Massi che suonerà alcuni dei suoi pezzi.

Mercoledì 14 maggio seguirà una serata organizzata in due parti: alle 20.45 «La scelta del soggetto» con Camera Box e Anna Amati (psicoterapeuta Jonas Como), dove a partire dall’esposizione di alcune foto, si cercherà di indagare il processo che porta alla realizzazione dello scatto ricercato e alle 21.45 con «Il poeta precede sempre lo psicoanalista. In che modo?» si avrà modo di ascoltare Mauro Fogliaresi (poeta, giornalista, scrittore – Associazione Oltre il Giardino) conversare con Roberto Pozzetti (psicoanalista Jonas Como).

In fine, l’ultimo appuntamento è fissato per mercoledì 28 maggio alle 20.45 con«L’adolescenza e le fondamenta dell’età adulta» dove, attraverso la presentazione del libro «Il disagio della giovinezza. Psicoanalisi dell’adolescenza», parlerà con l’autore Francesco Giglio (psicoanalista, docente Irpa, membro ALIpsi, socio Jonas)Vincenzo Marzulli (psicoterapeuta e presidente Jonas Como).

I tre appuntamenti si terranno al Nerolidio Music Factory, a Como in via Sant’Abbondio 7.

Per informazioni si può contattare Jonas Como Onlus (031/266400 oppure 346/6224094).

L’ingresso è libero e gratuito…l’invito è rivolto a tutti coloro che, mossi dalla curiosità del bambino, dal fuoco dell’adolescenza o dalla responsabilità dell’adulto, hanno voglia di fare un viaggio nel territorio della creatività e vedere quali incontri si possono fare.

http://www.lecconotizie.com/rubriche/caleidoscopio/arte-psicoanalisi-e-adolescenza-165381/

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