Thanopulos: “Soggetti geneticamente determinati”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.it, 9 maggio 2014

La deter­mi­na­zione gene­tica dell’autismo era data per acqui­sita. Nell’ambito di un’offensiva a vasta scala che ha mani­po­lato l’impostazione della ricerca scien­ti­fica e l’interpretazione dei suoi dati, con­fe­rendo una falsa obiet­ti­vità ad assunti ideo­lo­gici di par­tenza, gli studi davano l’incidenza dei fat­tori gene­tici nell’eziopatogenesi dell’autismo al 80–90 per cento. La stessa cosa era acca­duta con la schi­zo­fre­nia. Per decenni si è insi­stito osses­si­va­mente sulla sua deter­mi­na­zione gene­tica fino a quando que­sta pre­tesa non è stata smen­tita in modo inop­pu­gna­bile e si è dovuti accon­ten­tare della tra­smis­sione ere­di­ta­ria di fat­tori di pre­di­spo­si­zione alla malat­tia (un’ipotesi di buon senso che tut­ta­via non tiene conto della com­ples­sità del rap­porto tra patri­mo­nio gene­tico e ambiente). Una doc­cia fredda per gli ardori gene­ti­sti è arri­vata anche nel campo dell’autismo: uno stu­dio con­giunto del King’s Col­lege di Lon­dra e del Karo­lin­ska insti­tute di Stoc­colma, di gran lunga il più vasto fatto finora, ha attri­buito la genesi della malat­tia per metà a fat­tori gene­tici e per metà a fat­tori ambien­tali (nell’ambito di una com­plessa inte­ra­zione). Per quanto riguarda i fat­tori ambien­tali i ricer­ca­tori non sanno dare rispo­ste ma ipo­tiz­zano gene­ri­ca­mente com­pli­ca­zioni di parto, pro­blemi col­le­gati allo stato sociale, alla salute e allo stile di vita dei geni­tori, alla nutri­zione materna oppure all’esposizione all’inquinamento durante lo svi­luppo cere­brale pri­ma­rio. Pur di non dare la dovuta impor­tanza agli aspetti emo­tivi si arram­pi­cano sugli spec­chi pun­tando tutto su fat­tori orga­nici o comun­que materiali.

Che strana è la per­ce­zione del mondo da parte di que­sti scien­ziati che stu­diano un mondo deser­ti­fi­cato in cui gli occhi non sen­tono, non desi­de­rano. Il loro pen­siero non ascolta le emo­zioni e la sen­sua­lità dell’esperienza vis­suta che lo fanno nascere e il loro sguardo spo­glia il mondo della qua­lità affet­tiva che lo abita. Il pri­vi­le­gio asso­luto accor­dato al sub­strato orga­nico della nostra esi­stenza porta a un risul­tato assurdo: la verità della casa in cui allog­giamo diventa la soli­dità della sua strut­tura, delle sue tuba­ture e della sua rete elet­trica (o della tec­no­lo­gia che la governa) e non il modo di abi­tarla, di usarla, di viverla. Sem­bra un pen­siero folle ma si pre­fe­ri­sce igno­rare che molti scien­ziati di oggi ragio­nano in que­sto modo.

La nostra esi­stenza mate­riale non è il nucleo della nostra esi­stenza psi­chica (la sua intrin­seca spie­ga­zione) ma piut­to­sto la sua super­fi­cie. Se le con­di­zioni ogget­tive della vita umana diven­tano la pre­de­ter­mi­na­zione della nostra sog­get­ti­vità siamo con­dan­nati a vivere nella peri­fe­ria della nostra espe­rienza ecci­tan­dosi per non sen­tirsi morti. Non è un’ipotesi fan­ta­scien­ti­fica ma una ten­ta­zione molto potente che sta alla base di tanti pro­blemi sociali dif­fusi che cer­chiamo di risol­vere in ter­mini giu­ri­dici mol­ti­pli­cando le norme.

C’è del metodo nella fol­lia: le quan­tità sono più mani­po­la­bili delle qua­lità e con­sen­tono una con­cen­tra­zione di potere (ad alta tec­no­lo­gia) mai imma­gi­nata prima. Viviamo in una demo­cra­zia for­mal­mente sofi­sti­cata ma sem­pre più inde­bo­lita sul piano della sostanza.

La filo­so­fia è sem­pre più impo­tente di fronte a una scienza che non imma­gina, non sente. In un mondo privo di anima è com­pren­si­bile il ritorno di un inte­resse di massa per la reli­gione. La psi­coa­na­lisi resi­ste come alter­na­tiva laica nella cura del dolore ma a volte fini­sce accer­chiata: come si può affron­tare il pro­blema dei bam­bini che hanno per­duto il loro approdo alla vita se con­ti­nuiamo a spro­fon­dare in un mondo di iso­la­mento affettivo?

http://ilmanifesto.it/soggetti-geneticamente-determinati/

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