Thanopulos: “L’effetto piatto di Conchita Wurst”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.it, 16 maggio 2014

Un gio­vane can­tante austriaco ha deciso di pro­porsi come «drag queen», nome con cui si defi­ni­scono gli uomini dello spet­ta­colo che si esi­bi­scono vestiti in modo fem­mi­nile. Voleva dimo­strare che «ognuno può essere quello che vuole». Con il nome arti­stico di Con­chita Wurst e in vestito lungo, cap­pelli lun­ghi, baffi e barba curata ha stra­vinto pochi giorni fa com­pe­ti­zione canora Euro­vi­sion. La sua can­zone, che ha come tema il risor­gere della fenice dalle sue ceneri, è piut­to­sto medio­cre ma ha un’impostazione accattivante.

La pre­senza di una «drag queen» nella com­pe­ti­zione ha sca­te­nato rea­zioni scom­po­ste soprat­tutto in Rus­sia (ma anche in altri paesi, Austria inclusa) men­tre il suc­cesso finale ha fatto gri­dare alla vit­to­ria della tolleranza.

Non si ha l’impressione, in verità, di vivere in un mondo molto tol­le­rante e, inol­tre, l’elogio della tol­le­ranza come valore in sé ha risvolti che meri­te­reb­bero più atten­zione. Tol­le­rare potrebbe essere una cosa buona come potrebbe non esserlo e non tanto in fun­zione del suo oggetto (tol­le­rare la dif­fe­renza di costumi ha un valore oppo­sto al tol­le­rare la fame nel mondo) quanto piut­to­sto per fatto che la tol­le­ranza può aver senso solo come pre­messa neces­sa­ria di una capa­cità di com­pren­sione. È impor­tante saper tol­le­rare il dub­bio, l’incertezza, la delu­sione che le espe­rienze incon­suete pos­sono gene­rare per poter com­pren­dere e gestire meglio la rela­zione in cui si è impe­gnati e aprirla al cam­bia­mento (scon­giu­rando il peri­colo di azioni reat­tive, impul­sive). Biso­gna ammet­tere, tut­ta­via, che il più delle volte la tol­le­ranza è inter­pre­tata come un «vivere e lasciar vivere» che disim­pe­gna dalla la rela­zione con l’altro e con­sente di evi­tare a priori le frustrazioni.

Essere quello che si vuole essere, la slo­gan di cui Con­chita si è fatta por­ta­voce, è una riven­di­ca­zione che sof­fre della stessa ambi­guità della pro­fes­sione di tol­le­ranza: cam­bia com­ple­ta­mente il suo senso a seconda che l’altro sia incluso nel suo oriz­zonte o escluso. La defi­ni­zione del nostro modo di essere indi­pen­den­te­mente dalla nostra rela­zione con l’altro è ciò che i greci chia­ma­vano ubris: assenza del senso dei limiti, arro­ganza. L’impostazione andro­gina della pro­pria iden­tità tende ad annul­lare l’interdipendenza ero­tica tra i sessi e inse­gue il fan­ta­sma di un’autarchia ses­suale che con­sen­ti­rebbe alla donna di godere come l’uomo e all’uomo come la donna. Va in scena l’autoerotismo (di cui l’araba fenice è una nota rap­pre­sen­ta­zione) che se da un lato eser­cita una fasci­na­zione incon­scia sulla parte onni­po­tente, auto­re­fe­ren­ziale del desi­de­rio dall’altro minac­cia la parte che ama la diver­sità (e la libertà) dell’oggetto desi­de­rato per­ché l’androgino crea una con­fu­sione di iden­tità in cui la dif­fe­renza dell’altro può can­cel­lare la pro­pria. L’effetto glo­bale è per­tur­bante: un misto di attra­zione e di repul­sione. Ciò che si rigetta nella «donna bar­buta» non è l’aspetto «mostruoso» sul piano este­tico (che serve da coper­tura del motivo reale del rigetto) ma la con­fu­sione tra desi­de­rio rivolto a se stessi e desi­de­rio rivolto all’altro.

La tol­le­ranza di cui andiamo fieri spesso non è altro che è il risul­tato di un maquil­lage che opera in super­fi­cie e riduce l’effetto per­tur­bante a un’immagine piatta, addo­me­sti­cata, quasi pub­bli­ci­ta­ria. Tol­le­rare vera­mente signi­fica patire inten­sa­mente la pro­ble­ma­ti­cità della nostra dipen­denza dall’altro, sen­tire fin in fondo lo sgo­mento (e il ter­rore) di fronte a un desi­de­rio di libertà «dal» legame, restare den­tro la ten­sione che for­gia que­sto desi­de­rio secondo la sua unica pos­si­bi­lità: libertà «nel» legame.

http://ilmanifesto.info/leffetto-piatto-di-conchita-wurst/

Articolo disponibile anche qui:

http://www.psychiatryonline.it/node/4982

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...