James Blunt: “Romantico io? No, sono un edonista”

Canta amori tormentatissimi, però vive a Ibiza e passa le notti in discoteca. “In realtà sono un soldato inglese, assolutamente freddo”. Alla vigilia del tour in Italia il musicista si confessa. E spiega perché le bevute con gli amici (e altri eccessi) sono meglio dello psicoanalista

di Maria Laura Giovagnini, iodonna.it,  4 giugno 2014

I have never been a beautiful boy/ Never liked the sound of my own voice… Mai stato un bel ragazzo? Mai amato il suono della sua voce? Che cosa le è saltato in testa di cantare, in Bones? Va in cerca di complimenti?
«Esatto! Scherzi a parte, a nessuno piace la propria voce registrata, non la puoi sentire». Che irriconoscente, questo James Blunt: i 18 milioni di album venduti e i 20 milioni di singoli li deve a quella voce lì. E al romanticismo spinto (il primo successo, nel 2004? You’re beautiful/ You’re beautiful/ You’re beautiful, it’s true). Una voce – e un sentimentalismo – che gli fanno ancora riempire i palazzetti e le arene con il Moon Landing Tour (in Italia arriverà dal 14 al 27 luglio).

Sia sincero: gigioneggia pure quando dice “Non ero un teenager cool”. 
Non ricordo, è passato troppo tempo… Di sicuro c’è che, come dice un altro verso, avevo sogni, ambizioni, speranze. Non sapevo dove m’avrebbero portato, dovevo solo seguirle.
L’hanno portata a diventare, a 25 anni, capitano nell’esercito britannico. Scegliere come fonte d’ispirazione l’amore è stato una sorta di reazione all’esperienza? 
Ammetto: sono famoso per le canzoni romantiche. Però non tutte lo sono: No Bravery è sul genocidio in Kosovo (fu il primo militare inglese a entrare a Pristina, nel 1999, ndr), Cool Eye riguarda le droghe,So long Jimmy è l’addio a un amico.
In compenso Good Bye My Lover è struggimento puro. 
Sì, racconta la fine di un rapporto. Anni fa s’è scoperto che era il brano più eseguito ai funerali. Curioso: chi si prende la briga d’andare ai funerali per stilare simili statistiche?
«Perderti sarebbe peggio di morire, se ti taglio via sarò io a portare le cicatrici » si dispera in Sun on Sunday. 
Scrivo su esperienze quotidiane, e le più forti sono quelle che riguardano le relazioni. Ma nella vita reale sono un soldato, sono inglese: non ho emozioni, non m’interessa niente di niente. Sono assolutamente freddo.

Sta scherzando.
No, affatto. Metto quei sentimenti nelle canzoni come valvola di sfogo, la mia vita è diversa: avventurosa, eccitante, piena di energia. E poi di natura sono riservato, non ho necessità di parlare di passione, cicatrici, roba del genere… Vivo a Ibiza, passo le notti in discoteca; d’inverno scio, d’estate mi dedico a surf e immersioni.
Che sorpresa. Nei suoi testi sembra affamato d’affetto, pensavamo già a spiegazioni freudiane da cercare nell’infanzia. 
Spiacente: ho avuto un’infanzia felice, una famiglia deliziosa che mi ha dato amore e me lo dà tutt’ora. Del resto la maggior parte degli uomini non lotta per esprimere i turbamenti, anzi: lo trova difficile, si sente a disagio. Sono le donne in genere ad avere bisogno di sviscerare ogni cosa. Se in un motivo parlo di cuore spezzato, non significa che io lotti. Lo butto là quasi fosse una terapia.

Ah, dunque è una terapia. 
Sì, questo sì.
Interessato alla psicoanalisi? 
All’università l’ho un po’ studiata sia a sociologia sia a filosofia, e confesso: le conoscenze teoriche le ho messe in parte a frutto in guerra. Per essere consapevole del pericolo attorno a te, devi conoscere la psicologia del nemico. La considero utile a livello pratico.
Non si è mai steso sul lettino? 
No, non ne ho bisogno. Sono un uomo, ripeto: mi basta andare al bar a bere in compagnia per stare meglio. I suoi colleghi maschi lo considereranno quantomeno riduttivo. Ma è vero. Per me è sufficiente parlare con gli amici: “Come va?”, “Eh, non tanto bene”. “Raccontami”. Io racconto, loro mi incoraggiano: “Dai, tirati su”.
Quindi gli uomini sono anime semplici. 
Sì, da parecchi punti di vista.
E le donne complicate. 
O, quantomeno, più in contatto con se stesse dal punto di vista emotivo, più consapevoli.
Ha appena compiuto 40 anni. Almeno stavolta si sarà guardato dentro, avrà tentato un bilancio. 
Se nessuno l’avesse sottolineato, non avrei notato la differenza rispetto a prima. Me la sto spassando, sono fortunato.
Perché ha scelto di vivere a Ibiza?
Ci sono le migliori discoteche.
Lei è un po’ edonista. 
Giusto un po’.
Quali eccessi si permette? 
Tutti, perché sono divertenti.
Un esempio concreto? 
Non bevo acqua.
Questa visione esistenziale come si concilia con il fatto che, su Twitter, segue il Dalai Lama?
Non potrei certo definirmi buddista, però ritengo che come filosofia abbia senso: non importa se sei uomo o donna, bianco o nero, etero o gay. Abbiamo tutti bisogno delle stesse cose: sentirci al sicuro, incontrare qualcuno, condividere le esperienze. Io non vedo le differenze fra le persone, vedo le somiglianze: questa è la lezione più importante che ho imparato dalla guerra. I problemi sono gli stessi da ogni parte, in Serbia come in Kosovo. Non sto su un palco per elevarmi rispetto agli altri. Anche perché – con il mio metro e 72 – francamente non sono poi così alto…

 

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/james-blunt-intervista-moonlanding-402115891482.shtml

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/james-blunt-intervista-moonlanding-402115891482_2.shtml

 

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