Galimberti: “L’amore moderno instabile e narciso”

Oggi il legame con l’altro è sciolto da tutto. Perfino dal vincolo che lega due persone che si sono innamorate. Perché l’egoismo è sempre in agguato

di Ambra Baldoni, Umberto Galimberti, D-Repubblica, 23 agosto 2014

Che cos’è l’amore? È un sentimento che ha le sue radici nell’attrazione per qualcuno, e nel piacere che si trae dalla sua vicinanza più o meno intima. Da tale emozione deriva il desiderio di compiacere l’altro, di farlo felice e contemporaneamente il bisogno del possesso e cioè l’esclusività del rapporto. Negli esseri umani l’amore è questo. Ma in questi anni questa idea romantica dell’amore ha incominciato a sgretolarsi, e le generazioni si sono autoeducate all’idea che è molto più importante perseguire un sogno artistico, un obiettivo professionale, una solida situazione economica, avere cioè prestigio e successo. Se amore e successo entrano in competizione, il protagonista della vicenda sceglie il secondo, perché la realizzazione dell’io ha ormai soppiantato progressivamente ma inesorabilmente la fondazione del “noi”. L’amore sta scomparendo? Come emozione no, come sentimento sì, fino a doversi rassegnare a pensare l’amore come intermezzo, parentesi, opportunità, e basta. Ambra Baldoni ambra.baldoni@gmail.com

In una società come la nostra che, lungi dall’essere “liquida”, come ripete fino alla noia Zygmunt Bauman, è in ogni suo aspetto rigorosamente recintata e cementata dalla razionalità tipica dell’età della tecnica, che a noi chiede solo efficienza, produttività, realizzazione degli obiettivi di cui ogni anno si alza l’asticella, l’amore è l’unico spazio in cui ciascuno può esprimere e stesso e la sua libertà al di fuori di ogni regola. Non è sempre stato così. Nell’età pre-tecnologica, per i poveri l’amore era funzionale alla sopravvivenza, alla sicurezza economica, all’avere figli per garantire forza lavoro e assistenza per la vecchiaia in assenza di uno stato sociale, mentre per i privilegiati era suggello di alleanza tra famiglie di rango, quando non strumento per ampliare il patrimonio e il prestigio. Oggi, che l’amore è diventato una libera scelta, su cui né la famiglia d’origine, né il Diritto, né lo Stato, né la Chiesa sono in grado di esercitare un vero potere, l’amore è diventato un assoluto, nell’accezione latina di solutus ab, sciolto da tutto, persino dal vincolo che in amore lega due persone che si sono innamorate. E questo per diverse ragioni che qui voglio elencare. La prima è che abbiamo confinato il sentimento nella passione che, come dice la parola stessa, ci vede “passivi” di fronte alla fascinazione dell’altro. Ma siccome la passione è instabile, o come dice Freud «è un delirio che ha l’unico pregio di essere breve», la costruzione dell’amore è sempre minacciata dalla sua distruzione, l’esaltazione cede spesso e volentieri alla desolazione, la realizzazione di sé e la perdita di sé camminano affiancati.
La seconda ragione è che vivendo noi ogni giorno, nella vita sociale e lavorativa, come una risposta agli altri, che ci compensano a partire dalle prestazioni che siamo in grado di offrire, ciascuno cerca nell’amore la propria autorealizzazione, la possibilità di entrare in contatto col proprio sé profondo, al di là del proprio ruolo sociale e lavorativo, dove l’identità profonda di ciascuno deve essere messa tra parentesi a favore dalla sua idoneità e funzionalità all’apparato di appartenenza. Va da sé che in un contesto di questo genere ciascuno cerca nell’altro di cui si innamora, il proprio io, quindi non tanto il piacere della relazione, quanto la gratificazione della propria autorealizzazione. Dove è evidente che individualismo, egoismo e narcisismo sono in agguato anche se ben nascosti e tacitati.
La terza ragione è che, sempre per ragioni di autorealizzazione, in questa società, cementata e non liquida, abbiamo trovato nell’amore l’unico spazio per celebrare la nostra libertà, che però non è più intesa come libera scelta nella costruzione della propria esistenza, ma come revocabilità di tutte le scelte, per cui si cambiano i partner con la stessa facilità con cui si cambiano gli abiti, in omaggio all’amore inteso come passione, le cui caratteristiche, come abbiamo visto. sono l’instabilità e la mutevolezza. E qui l’amore entra in un’insanabile contraddizione con se stesso. Non più “relazione all’altro” com’è nella sua natura, ma “strumentalizzazione dell’altro” funzionale alla realizzazione di sé, alla celebrazione del proprio io che, per quanto narcisisticamente compiaciuto nell’esercizio della sua liberta, non esce dalla sua solitudine, perché si è reso impermeabile alla trasformazione di sé, che solo l’altro può compiere, trafiggendo la nostra autosufficienza, e aprendo una breccia nella nostra identità protetta e difesa. Perché questo è l’amore: violazione della nostra integrità. E chi non capisce queste cose, non solo non conosce se stesso, ma nulla vuol sapere dell’altra parte di sé che solo l’altro è in grado di rivelarci.

http://periodici.repubblica.it/d/

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