Da Peter Pan a Harry Potter: cent’anni di immaturità

Gli adulti scomparsi, l’educazione distrutta. I bambini perdono l’infanzia, ma i grandi si pensano giovani. L’analisi di Francesco Cataluccio, tra l’Isola che non c’è e Hogwarts, dove il maghetto volta le spalle alla spensieratezza e accetta le proprie responsabilità

di Roselina Salemi, espresso.repubblica.it, 25 agosto 2014

Ci avete fatto caso? Il Novecento si apre con “Peter Pan” – l’opera che avrebbe reso famoso James M. Barrie, crudele, problematica, adulta, lontanissima dalla sua forma disneyana è del 1904 – e si conclude con “Harry Potter”. La saga del maghetto comincia nel 1997 e finisce nel 2007. Cent’anni di immaturità». 
Non è un caso che a Francesco Matteo Cataluccio siano venuti in mente due estremi così evidentemente simbolici: ha curato il testo teatrale di Barrie, si è messo in coda con la figlia per comprare l’ultima avventura di Harry allo scoccare della mezzanotte, e nel 2004 ha scritto un saggio di grande successo, “Immaturità.” (Einaudi), appena ripubblicato in versione aggiornata. Per inciso, i librai raccontano di averlo venduto a molte donne che lo regalavano ai loro uomini, disperatamente acerbi. Da questo insieme di stimoli e riflessioni che hanno preso forma mentre le rose inglesi fiorivano sul suo terrazzo di Milano, è nato l’intervento che Cataluccio presenterà il 29 agosto all’XI Festival della Mente di Sarzana: “L’epidemia di immaturità: da Peter Pan a Harry Potter”. Lui spiega: «Non amo il genere fantasy, ma bisognerebbe fare un monumento a Joanne K. Rowling: i suoi romanzi sono la risposta a Peter Pan».
In che senso?
«Nel senso della lotta all’immaturità. Peter fugge, non vuole diventare come i suoi genitori e rifiuta di crescere. Harry invece va a scuola, ha esempi di adulti positivi, il preside Albus Silente, gli insegnanti, accetta le sfide, combatte contro il Male e alla fine lo sconfigge, ma lottando si accorge che il Male è prima di tutto dentro se stessi. Il Novecento è anche il secolo della psicanalisi. Maturità significa vedere in noi gran parte delle cause del malessere. Non è sempre colpa degli altri. Harry capisce che il nemico Voldemort è un po’ anche lui. Dobbiamo ringraziare la Rowling perché ha introdotto in una saga tanto popolare una verità dalla quale possiamo emanciparci».

Per continuare:

http://espresso.repubblica.it/visioni/societa/2014/08/25/news/siamo-noi-peter-pan-1.177651

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