Salvatores a Venezia: “Italy in a Day”

Salvatores: “Italy in a Day è una seduta di psicoanalisi collettiva”

di Redazione, huffingtonpost.it, 2 settembre 2014

Lacrime e applausi di un pubblico entusiasta e commosso hanno accompagnato i titoli di coda della proiezione di ‘Italy in a Day’, esperimento di film collettivo curato da Gabriele Salvatores. Il doc del regista, film fuori concorso presentato oggi alla 71esima mostra del cinema di Venezia, è la versione italiana di un’idea realizzata da Ridley Scott. Teresa Marchesi ha intervistato il regista italiano per noi.

 

Gabriele Salvatores: “vi racconto un giorno d’Italia”

Oltre 46 mila i filmanti (per un totale di 2 mila ore) spediti dagli italiani per comporre il nuovo film del regista che sarà nelle sale il 23 settembre. “E’ stato come portare gli italiani a una seduta di psicoanalisi collettiva” – racconta

di Cristiana Allievi, iodonna.it, 4 settembre 2014

Aver vinto un Oscar non mi ha fatto sedere, anzi. Quando si ha la mia fortuna, si deve osare…». Parola di Gabriele Salvatores. Ed ecco il risultato, 90 minuti che volano, rapendo lo spettatore. C’è chi impasta il pane alle quattro di mattina, chi opera bambini in fin di vita, chi galleggia in una navicella spaziale e chi si sveglia ogni mattina su una nave cargo in mezzo al mare. Ma ci sono anche detenuti, anziani, volontari, spazzini in Italy in a day, versione italiana di Life in a day coprodotta da Rai, Indiana e dallo stesso Ridley Scott, il cui progetto originale è un esperimento volto a incrociare media, comunicazione e tecnologia. E Gabriele Salvatores, il regista che da almeno un ventennio si interessa dell’impatto dell’evoluzione tecnologica sul nostro comportamento, non poteva non sentire il richiamo. Il suo film è stato presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ed è riuscitissimo. A lui è spettato l’onere di selezionare 46 mila video che gli italiani gli hanno mandato per descrivere la loro giornata, per la precisazione quella del 26 ottobre 2013, e di farne un film vero, che andrà al cinema solo il 23 settembre, e poi passerà su Rai Tre il 27 dello stesso mese.

Dica la verità, ha visionato personalmente più di 2 mila ore di materiale che le sono arrivate?
Ho creato un team, 45 ragazzi della scuola di cinema e comunicazione che hanno fatto la prima selezione tecnica, escludendo video con problemi di audio, troppo autoreferenziali o troppo “finti”. Il loro lavoro ha scremato 15 mila video.
A questo punto?
È scattato il sistema delle stellette che esprimeva il livello di gradimento, e sono rimasti 8 mila video. A quel punto sono subentrato io, da lì in avanti ho visto tutto personalmente.
Come si è sentito?
Molto responsabilizzato. In tantissimi si rivolgevano direttamente a me, dicendo “Gabriele, la mia paura è rimanere sola…”, oppure “Salvatores, questa è la mia giornata, mi puoi aiutare?”. La domanda che ha dominato, dentro di me, è stata “con quale criterio scelgo uno al posto dell’altro?”.
Con lo scorrere delle immagini il ritmo incalza, le emozioni anche. Con “Italy in a day” si ha la sensazione di osservare una grande, unica, coscienza, che si manifesta in varie azioni, persone, vite…
Bella questa immagine! A me viene in mente una seduta di psicanalisi collettiva, appunto, una specie di coscienza che emerge non necessariamente da un ragionamento, ma che si compone in flash sinceri. Uno dei motivi per cui il pubblico resta coinvolto è che si riconosce, il quel gesto, quella carezza o quel comportamento….
Il suo ruolo di regista qual è stato?
Fare un lavoro che non si vede (ride, ndr), che percepisci solo se è una cosa voluta. Per raccontare storie umane occorre scomparire, gli agganci visivi e spettacolari ci sono, ma il mio tentativo è stato di non farli notare.
La musica ha un ruolo importante nel film, e fa sicuramente centro.
Non conoscevo il progetto collettivo di Deproducers, ma conoscevo i singoli musicisti per le loro provenienze (Vittorio Cosma, ex PFM; Gianni Maroccolo, fondatore dei Litfiba con Pelù; Riccardo Sinigallia, autore, arrangiatore e produttore; Max Casacci, Subsonica, ndr). Gli ho chiesto una cosa molto difficile, creare un’unità e allo stesso tempo aderire alle diverse emozioni, un lavoraccio.
Si era trovato altre volte nella situazione di dover decifrare qualcosa, a livello sociale, come in questo caso?
Spesso, quando la vita mi ha chiesto cose più complicate. Sono del 1950, mia madre è mancata due anni fa, mio padre ha 95 anni e pian piano sta tagliando i fili che lo tengono in vita. Ho pensato molto alla morte, ma arrivi a capirla quando ti tocca, e realizzi di essere solo un passeggero.
Lavorando ai video degli italiani che idea si è fatto del suo ruolo in questo Paese?
È la prima volta che mi fanno una domanda simile. Come essere umano devo provare a capire il più possibile questa avventura sulla terra. Ma avendo scelto un lavoro in cui mi prendo il diritto di raccontare la realtà, ho anche il dovere di restituire qualcosa alla vita. Dopo che Mediterraneo ha vinto l’Oscar avrei potuto lavorare in quella direzione, invece ho scelto cose più complicate, che magari altri non hanno la possibilità di fare.

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2014/salvatores-venezia-intervista-5013137250.shtml

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