Thanopulos: “Guerre di religione”

Dietro la carneficina che continua per la sua strada, fregandosene della «guerra di religione» con cui si cerca di dare senso e legittimazione alla violenza pura, agisce l’in-differenza affettiva in cui una folle gestione delle relazioni di scambio ci ha gettati

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 12 settembre 2014

In un suo edi­to­riale sul «Foglio», facente seguito all’uccisione per deca­pi­ta­zione del gior­na­li­sta ame­ri­cano Ste­ven Sotloff, Giu­liano Fer­rara ha affer­mato che «con l’Islam è guerra di reli­gione». Le posi­zioni di Fer­rara hanno imman­ca­bil­mente que­sta carat­te­ri­stica: il con­for­mi­smo pro­po­sto in salsa tra­sgres­siva. Con gli anni si è gua­da­gnato un con­senso sta­bile tra tutti coloro che non potendo tol­le­rare il dub­bio e la sospensione/sedimentazione del giu­di­zio si dilet­tano con i para­dossi. Da un po’ di tempo la sua vena tra­sgres­siva (che non disde­gna l’avanspettacolo) si sta tra­sfor­mando in aperto squi­li­brio e il discorso para­dos­sale in far­ne­ti­ca­zione: la prova che il suo con­for­mi­smo stia diven­tando irri­gi­di­mento psi­chico, rat­trap­pi­mento. Para­bola esi­sten­ziale che segue il destino di un modo dif­fuso di vivere in cui la paro­dia si è sovrap­po­sta al dramma.

La tesi di Fer­rara è, in sin­tesi, que­sta: il nostro Dio («incar­nato, cro­ci­fisso, umile e grande») è stato abban­do­nato da noi e rischia di soc­com­bere al Dio degli infe­deli («pro­fe­zia, mistica, poli­tica, sci­sma») che nes­suno di loro abban­dona (né i mode­rati né i fana­tici). La solu­zione pro­po­sta: una «vio­lenza incom­pa­ra­bil­mente supe­riore» alla «bru­ta­lità san­ti­fi­cante» degli isla­mici. L’editoriale è, nel suo insieme, un’accozzaglia di con­si­de­ra­zioni logi­ca­mente deboli e con­trad­dit­to­rie ma è pro­prio la sua illo­gi­cità che gli con­sente di pas­sare sopra le con­trad­di­zioni e tro­vare la pro­pria coe­renza (che, come in tutti i discorsi irra­zio­nali, è fer­rea) nella pro­fes­sione di un’invincibile volontà di violenza.

La bru­ta­lità degli esseri umani non è legata alla loro reli­gione, per quanto (a guar­dare la sto­ria) nella distrut­ti­vità i cri­stiani van­tino una supe­rio­rità inne­ga­bile sui musul­mani. Le reli­gioni, indi­pen­den­te­mente da ciò che pro­fes­sano, nei con­fronti delle guerre sono neu­trali: non le deter­mi­nano e non le argi­nano. Tut­ta­via è nella loro natura la pos­si­bi­lità che diven­tino il pre­te­sto e lo stru­mento della furia omi­cida. Ciò che nelle reli­gioni favo­ri­sce il loro uso per scan­nare il pros­simo è il loro assetto dog­ma­tico e la loro fun­zione con­so­la­trice. La fede in una verità asso­luta, incon­te­sta­bile che non ammette dif­fe­renze di opi­nione e approcci cri­tici è una scusa buona per sca­ri­care sull’infedele di turno l’odio per il diverso con cui si nega la pro­pria paura (ano­res­sia) di vivere attri­buen­dola alla pre­senza infet­tante di lui. E la con­so­la­zione reli­giosa (la sod­di­sfa­zione del desi­de­rio diven­tata appan­nag­gio di un’idealità e dila­zio­nata a tempo inde­ter­mi­nato), che seduce la psi­che dis­so­cian­dola dalla cor­po­reità dell’esperienza vis­suta, può diven­tare uno stru­mento molto effi­cace di ane­ste­sia nei con­fronti del senso di man­canza che sbi­lan­cia, spo­sta l’uomo verso la dif­fe­renza dell’altro. Cos’altro sono gli automi che ucci­dono senza pietà che esseri anestetizzati?

Die­tro la car­ne­fi­cina che con­ti­nua per la sua strada, fre­gan­do­sene della «guerra di reli­gione» con cui si cerca di dare senso e legit­ti­ma­zione alla vio­lenza pura, agi­sce l’in-differenza affet­tiva in cui una folle gestione delle rela­zioni di scam­bio ci ha get­tati. La nostra apa­tia è gene­ra­trice di una incom­pa­ra­bile vio­lenza invi­si­bile che distrugge i nostri legami con la vita. Isis la rende visi­bile, la materializza. Ai nostri occhi appare come ovvio che il can­cro Isis vada estir­pato. Che poi si pensi che la chi­rur­gia possa da sola eli­mi­nare il peri­colo di reci­dive o di meta­stasi l’esperienza ci dice che non sia pru­dente. Soprat­tutto se il can­cro situato ai con­fini tra l’Irak e la Siria è la meta­stasi di un tumore pri­ma­rio che allog­gia nell’Occidente.

http://ilmanifesto.info/guerre-di-religione/

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