Cioni: “Vi spiego cosa è la paranoia ai tempi di Internet”

I casi di paranoia sono in aumento, nel libro di Cioni l’analisi e possibili soluzioni

di Ciro Troise, voceditalia.it, 6 dicembre 2014

La paranoia è una condizione in aumento nel mondo contemporaneo, ci sono anche dei fenomeni inquietanti emersi anche attraverso Internet. Per saperne di più su questa tematica, rimanendo lontani dalle pericolose visioni più superficiali, abbiamo intervistato Paolo Cioni, autore del libro “Paranoia”.
Cosa è la paranoia? È curabile?
“Kraepelin, psichiatra tedesco, fu colui che introdusse nelle ultime decadi dell’ottocento il termine “paranoia”, riservandolo a soggetti caratterizzati da una perdurante convinzione di essere perseguitati, sostenuta tenacemente contro ogni evidenza specifica. I temi deliranti, oltre a quelli persecutori, possono essere di grandezza, erotomanici, etc. Fin dall’inizio si è assistito a una diatriba tra gli esperti, in merito a questa condizione, con una divisione di fatto tra chi la considerava: a) un quadro clinico a sé stante, sia pure all’interno di quella che io definisco nel libro “la galassia di Kraepelin”: forme primarie “pure” (senza causa apparente, verosimilmente con una forte predisposizione genetica), e forme secondarie, reattive a cause esterne (ad es. da deprivazione sensoriale, come negli istituzionalizzati, nei sordi e ciechi, etc. o a varie altre condizioni ambientali o mediche); b) una variante attenuata della schizofrenia; c) una peculiarità della personalità, e quindi una variante del normale. I DSM (manuali classificativi dei disturbi psichici più utilizzati attualmente) dell’APA (American Psychiatric Association) non hanno certo contribuito al chiarimento della situazione e, nell’ultima edizione (DSM-5) è addirittura sparito anche l’aggettivo paranoide, mantenendosi solo, nei disturbi deliranti, la forma con deliri di persecuzione. Ma la paranoia, al di là delle “moderne” banalizzazioni americane non si esaurisce certo nelle manifestazioni deliranti. La psichiatria francese ne ha dato le definizioni migliori e più utili pragmaticamente. Lacan (1930) parlava di un “difetto del ragionamento orientato verso la formazione di un sistema” (il soggetto, cioè, non riesce ad affrontare ingenuamente e spontaneamente la realtà, ma fa forzature logiche anche quando non servono, non riuscendo a comprendere i sentimenti degli altri e travisandone quindi le intenzioni)), unito a una viscerale (e spesso sganciata da qualunque attinenza col reale) sensazione di grandezza (convinzione di avere una missione da compiere) e da una conflittualità sociale spesso esitante in un vero e proprio isolamento (“gli altri non mi capiscono, mi ostacolano, e io li devo combattere”). Più che argomentazioni logiche di livello elevato, il paranoico segue una logica modesta e facilmente criticabile. Solo che persegue le sue argomentazioni con grande tenacia, fervore emotivo, e riesce quindi spesso a essere persuasivo, a fare adepti e a “vincere” in fin dei conti sul suo avversario più temibile: lo psichiatra. Lacan stesso diceva che la peggiore eventualità era quella (puntualmente avveratasi) di derubricare la paranoia a variante della personalità normale. Contro questa deriva lui si è inutilmente battuto. Io nel mio libro sostengo in pieno la sua tesi: i paranoici sono tra i disturbati mentali più gravi e pericolosi e fornisco molti elementi di prova con una casistica specifica. Propongo una suddivisione tra paranoici “deboli”, che comprendono scarsamente la realtà con cui si confrontano e sono pericolosi socialmente agendo isolatamente sotto l’emozione della paura, dai paranoici “forti”, ben dotati intellettualmente, che agiscono in preda alla rabbia, con il loro carisma derivato dalla tenacia e tono emotivo con cui sostengono le loro idee bizzarre centrate sulla loro potenza, divengono leader e fanno proseliti, in una società sempre più paranoica essa stessa e diventata quindi incapace di evidenziarli e sapersene difendere. E’ stato spesso affermato che i farmaci con questi soggetti non funzionano, ma non è vero: una combinazione di farmaci antipsicotici di nuova generazione e antidepressivi di solito è efficace (tra l’altro il paranoico va spesso incontro a fasi depressive). Il problema è che essi non hanno spesso coscienza di malattia ed è difficile convincerli a curarsi. Nel libro propongo una serie di interventi riabilitativi specifici basati sull’introduzione in comunità che li aiutino a migliorare la loro difettosa comprensione delle emozioni degli altri (che sembra alla base della loro sospettosità e propensione al sentirsi perseguitati) e a dare forma simbolica condivisa alle loro idee (confrontandosi nel gruppo terapeutico), evitando ricadute nell’agito immediato (rendendoli in questo modo, per così dire, innocui).
Quanto è diffusa? È in aumento nella società contemporanea?
Kraepelin sosteneva che la condizione fosse rara. Il DSM-IV dell’APA (v. sopra) riporta una prevalenza (numero di casi cumulativi nella popolazione generale) di disturbi deliranti dello 0.03%. Il dato è incredibilmente sottostimato. I servizi pubblici vengono sempre più a contatto con questa tipologia di pazienti, inviati da terzi: parenti, vicinato, forza pubblica, etc., perché questi soggetti non hanno coscienza di malattia. In ogni condominio si può dire che esista almeno un paranoico. Certo, si può parlare di gradiente di gravità, di “ spettro” (condizioni che vanno dal lieve al sempre più grave). Colpisce maggiormente in età adulta ed in età avanzata (le forme da deprivazione sensoriale -mancanza di stimoli esterni-, come quelle conseguenti a isolamento sociale, sordità, cecità…). La realtà contemporanea porta certamente ad un aumento dei casi attraverso alcuni meccanismi: 1) densità abitativa; 2) muri condominiali sottili con amplificazione di rumori e possibilità di ascolto di parole (magari estrapolate dal contesto) provenienti da appartamenti vicini.

Ci sono dei personaggi famosi cui è stata diagnosticata la paranoia?

La storia e l’attualità ci riportano casi di paranoici “forti” carismatici: dallo storico Ludwig di Baviera, approfondito nel libro, ai più o meno recenti dittatori e anche leader politici “democratici” che ci soggiogano col loro carisma. Perché la paranoia più sottile e pericolosa è proprio quella condivisa, dove c’è un induttore e uno/più indotti, cancellata, con danni incalcolabili, dal DSM-5, attualmente in uso. Questa è la paranoia di tanti siti che Internet ci propone e attraverso la quale viene fatto, ad es., proselitismo e arruolamento di jihadisti occidentali da parte dell’ISIS. Nel mio libro un paragrafo è dedicato a “Internet e paranoia”.

La paranoia è un argomento di attualità e di diversa interpretazione, per questo ha scritto un libro ora disponibile in libreria, ci indichi quali sono delle motivazioni importanti per acquistare il suo testo.

Sono molti anni che mi occupo con particolare attenzione dell’argomento, avendone una notevole esperienza clinica. I motivi che mi hanno spinto a scrivere questo libro sono i seguenti: 1) condivido l’opinione di Lacan, che la condizione sia sottovalutata e “derubricata” a una variante del normale, mentre invece è una delle condizioni psichiatriche più pericolose e da considerare e trattare con la dovuta attenzione; 2) la paranoia può essere “contagiosa” (v. le forme condivise) con un induttore (il paranoico) e soggetti indotti (anche intere masse), inermi perché ottenebrati a livello di reazione psichica dalla manipolazione sociale particolarmente efficace dei paranoici “forti” che esprimono con assoluto senso di sicurezza, tenacia, e virulenza emotiva, le loro convinzioni deliranti che mettono a repentaglio la civile convivenza; 3) sono stati fatti progressi nelle neuroscienze nella comprensione dei meccanismi cerebrali, per la maggior parte non considerati dalla comunità degli psichiatri; 4) ho la convinzione che per valutare attendibilmente questi soggetti non basti l’attuale colloquio psichiatrico (essi sanno difendersi molto bene e non esprimono facilmente le loro vere convinzioni) né i test psicodiagnostici e le scale valutative oggi disponibili (che sanno benissimo aggirare utilizzando la loro sospettosità per rispondere in modo pressoché ineccepibile), ma che sia necessario proporre stimoli e provocazioni, di cui nel libro faccio alcune proposte, per smascherare la loro assenza di empatia (condivisione dei sentimenti degli altri). Il libro, in cui ho cercato di usare un linguaggio il più possibile comprensibile ai non addetti ai lavori, è ben nutrito di esempi ricavati da casi concreti (in cui i paranoici sono anche “persone importanti”) e da casi particolarmente interessanti di paranoici letterati che hanno descritto mirabilmente i fenomeni psichici a cui erano soggetti, oltre al contributo del grande scrittore Robert Musil, che ha descritto in maniera insuperabile, un caso di paranoico “debole” (di scarse capacità intellettive), omicida “per paura”. Insomma ritengo che ci sia molto materiale informativo e innovativo, lontano dagli stereotipi con cui di solito si affronta l’argomento da parte degli “esperti” tanto da poter destare l’interesse di molti potenziali lettori, dato che è un argomento che ci riguarda tutti da vicino ed è “esplosivo” e molto sottovalutato, anche da parte dei periti per i Tribunali. Il libro è disponibile sul sito Amazon.it sia in versione cartacea che digitale (ebook).

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