Buon lunedì con Michelangelo secondo… Antonioni

da yotutube

Cieco per una fucilata in faccia oggi cattura i suoni del silenzio

“L’ho fatto per Michelangelo Antonioni poco prima che morisse, scoprendone 64”. Iniziò col registratore Geloso. Gli hanno dedicato un film: “Ma non lo sento mio”

di Stefano Lorenzetto, ilgiornale.it, 20 luglio 2015

Se davvero esiste quello che i greci chiamavano pneuma e gli ebrei ruah, il soffio vitale insufflato dentro uomini e animali, c’è una sola persona al mondo in grado di catturarne il suono e questa persona si chiama Mirco Mencacci. Qualcosa di simile gli è già riuscito nel 2004, quando Michelangelo Antonioni gli chiese di cercare «il suono del silenzio» per il cortometraggio Lo sguardo di Michelangelo, in cui l’unico attore nella basilica romana di San Pietro in Vincoli era lo stesso regista, sovrastato dalla maestà del Mosè, la più taciturna delle statue, quella che, secondo la leggenda, appena scolpita ricevette una martellata sul ginocchio dal Buonarroti, accompagnata da una sconfortata domanda: «Perché non parli?».

Qualsiasi parola, qualsiasi musica sarebbero state inutili per illustrare il capolavoro scultoreo, psicanalizzato nel 1914 da Sigmund Freud. E così Mencacci s’è calato in quel silenzio che perdura da mezzo millennio per scoprire solo alla fine che conteneva 64 suoni diversi: il respiro di Antonioni, i passi incerti dei piedi strascicati nella navata, un colpo di tosse, il tintinnio della fede matrimoniale sul marmo di Carrara, lo scricchiolio delle panche. «Al mixaggio, il maestro era entusiasta. Fu il suo ultimo film. Il giorno in cui morì, ricevetti in taxi a Roma la telefonata della moglie Enrica. Corsi a casa sua. Mi lasciò da solo accanto al marito appena spirato. Gli tenni la mano ancora calda. Fu un momento meraviglioso, capisco che dirlo di fronte alla morte sembra stonato. Ma la mano è come la voce: racconta tutto di una persona. Enrica volle che Lo sguardo di Michelangelo fosse proiettato qui a Lari, il mio paese. In chiesa».

Nato nel reparto maternità di Pontedera il 17 luglio 1961, Mencacci ha sempre vissuto in questo antico borgo arroccato su un colle della Toscana. Fino all’età di 4 anni ci vedeva. Poi dovette imparare a riconoscere il mondo dai suoni e gli uomini dalla voce, o dalle mani, perché diventò cieco. Fu una disgrazia. Con la sorellina Resi, 8 anni, aveva accompagnato il padre Bruno nell’orto di nonno Ernesto a prelevare i pomodori appena raccolti. «Purtroppo il nonno teneva appeso a un albero un fucile sempre carico per sparare alla selvaggina di passaggio. Resi imbracciò la doppietta, me la puntò al viso e tirò il grilletto. Il primo colpo non partì, il secondo sì. Bastarono pochi pallini per farmi perdere la vista: due in quest’occhio e tre in quest’altro. Mio padre raccontava che continuai lo stesso a camminare, pur con la faccia insanguinata. Già, la vita va avanti».

Segue qui:

http://www.ilgiornale.it/news/politica/cieco-fucilata-faccia-oggi-cattura-i-suoni-silenzio-1153250.html

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