Thanopulos: “Il mondo dei morti viventi”

di Sarantis Thanopulos, ilmanifesto.info, 12 dicembre 2014

Mas­simo Car­mi­nati, il neo­fa­sci­sta a capo dell’organizzazione cri­mi­nale nota come «Mafia Capi­tale», ha dato una defi­ni­zione rigo­rosa, non si sa quanto con­sa­pe­vole, di quello strato di melma che dif­fu­sa­mente sot­tende la vita pub­blica: «E’ la teo­ria del mondo di mezzo, ci stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo». Quello di Car­mi­nati è il mondo dei morti viventi che si estende ben al di là della delin­quenza a cui fa da ter­reno di cultura.

Qual­cuno ha sco­mo­dato la «Terra di mezzo» di Tol­kien (amato dai neo­fa­sci­sti), a riprova del fatto che i miti sugli eroi che sal­vano il mondo dal male eser­ci­tano sem­pre molto fascino.

Piut­to­sto, il mondo dei morti viventi per­verte lo spa­zio inter­me­dio dell’esperienza come l’ha con­ce­pito Win­ni­cott: luogo vir­tuale dove la realtà interna e la realtà esterna si com­pe­ne­trano. Nello spa­zio inter­me­dio sfu­mano i con­fini nella nostra rela­zione con l’altro, la pros­si­mità incon­tra la lon­ta­nanza e la dif­fe­renza diventa acces­si­bile e godi­bile. Win­ni­cott l’ha visto come area priva di con­flitti e di ten­sioni, come spa­zio oni­rico in cui l’effettività dell’azione è sospesa e la poten­zia­lità infi­nita dell’esperienza men­tale ed emo­tiva espande, oltre i limiti della con­cre­tezza, il nostro rap­porto con la realtà.

Il signi­fi­cato dello spa­zio inter­me­dio è più com­piuto se esso è rico­no­sciuto come luogo di dispie­ga­mento del desi­de­rio. Dove si allen­tano i con­fini, la reci­pro­cità dell’attrazione nell’incontro tra i diversi (che misura l’apertura al mondo del nostro essere) crea il coin­vol­gi­mento psi­co­cor­po­reo più intenso e liberatorio.

L’intensità non diventa eccesso di ten­sione, per­ché impre­gna la psi­che e il corpo, disten­den­doli, e lo sbi­lan­cia­mento, di cui il coin­vol­gi­mento è pro­mo­tore, non incute timore, per­ché diventa tra­sfor­ma­zione che afferra il fluire della vita e se ne appro­pria. Si è tanto più vivi quanto più si è in grado di vivere le trasformazioni.

Se la misura delle tra­sfor­ma­zioni la danno i cam­bia­menti con­creti, la forza che le deter­mina allog­gia nello spa­zio inter­me­dio. Que­sto spa­zio, il mondo dei vivi, è, tut­ta­via, vul­ne­ra­bile per­ché con­vive con l’esposizione all’inconsueto che è un rischio. Se il rischio supera una soglia di incer­tezza con­di­visa, che rende più impre­ve­di­bile e ricco lo scam­bio, l’apertura alla vita diventa trau­ma­tica. Nelle situa­zioni estreme il venir meno dei con­fini diventa invi­vi­bile, per­ché è avver­tito come peri­colo di per­dita di sé senza pos­si­bi­lità di ritro­va­mento. Alla vita del desi­de­rio (coin­vol­gi­mento) si pre­fe­ri­sce la sua morte (ritiro dalla rela­zione) e lo spa­zio inter­me­dio dell’esperienza è colo­niz­zato dall’inerzia (l’opposto dello sbi­lan­cia­mento). Tra l’impossibilità di godere della vita e il pre­sen­ti­mento di morte si cerca di far appa­rire vivo ciò che è morto e si diventa morti viventi: morti inter­na­mente e vivi in super­fi­cie, abi­tanti di un mondo privo di dimen­sione onirica.

L’azzardo e la mani­po­la­zione sapiente delle rela­zioni sosti­tui­scono la forza crea­tiva dell’immaginazione, facendo dell’eccitazione (la nega­zione mania­cale della pro­pria distru­zione) un simu­la­cro di vita­lità. In un modo sem­pre più morto negli scambi vivi e nelle notti senza sogni, in cui i pipi­strelli spa­dro­neg­giano, non è sor­pren­dente che Car­mi­nati, espo­nente della cri­mi­na­lità, cre­desse pos­si­bile «che un domani io possa stare a cena con Berlusconi».

La forza invi­si­bile che uni­sce cri­mi­nali, affa­ri­sti spre­giu­di­cati, poli­tici potenti e le vaste aree di soste­ni­tori attivi o pas­sivi di cui dispon­gono, è una mate­ria psi­chica limac­ciosa (in cui gli eroi si rispec­chiano nei mostri) che li rende omogenei.

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